Cassazione Penale, Sentenza n. 27578/2022 del 15/07/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso eccepisce la violazione di legge per l'illegittima applicazione della sostituzione della pena detentiva con la misura del lavoro di pubblica utilità ai sensi dell'art.186 co.9-bis C.d.S., nonostante la fattispecie per la quale l'imputato è stato condannato risultasse aggravata ai sensi dell'art.186 co.2-bis C.d.S.; la norma richiamata (co.9-bis) esclude infatti il beneficio della sostituzione nelle ipotesi di aggravamento previste dal comma 2-bis
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla questione della sostituzione della pena. Ha ritenuto illegittima l'applicazione dell'art.186 co.9-bis C.d.S. per i casi di guida in stato di ebbrezza aggravata ai sensi dell'art.186 co.2-bis C.d.S., disponendo l'annullamento senza rinvio della parte della sentenza che aveva sostituito la pena con il lavoro di pubblica utilità e rinviando al Tribunale di Brescia per il proseguimento sul punto (ossia per l'adeguamento del trattamento sanzionatorio conforme al divieto normativo). Le altre statuizioni della sentenza non sono state annullate
Norme richiamate
Codice della Strada - art.186 comma 2 lett. b)
Individua la fattispecie di guida in stato di ebbrezza (nella formulazione richiamata dal giudice di merito); è la norma base della responsabilità contestata al soggetto
Codice della Strada - art.186 comma 2-bis
Prevede ipotesi aggravate di guida in stato di ebbrezza; la Corte ha ritenuto che la configurazione giuridica dell'aggravamento sia oggettiva e, quando ricorra, impedisca l'applicazione del beneficio sostitutivo previsto dal comma 9-bis
Codice della Strada - art.186 comma 9-bis
Consente, in via generale, la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità, ma la sua applicazione è espressamente esclusa dalla norma stessa nelle ipotesi aggravate di cui al comma 2-bis; la Corte ha affermato che tale esclusione opera anche se il giudice di merito ha svolto una comparazione tra circostanze che, secondo il giudice, avrebbe potuto attenuare il profilo sanzionatorio
Giurisprudenza della Corte di Cassazione richiamata
Sez.4, n.13853 del 4.2.2015, Rv. 263012
Precedente che conferma il principio secondo cui l'ipotesi aggravata prevista dal comma 2-bis ha carattere oggettivo e non può essere elusa mediante un giudizio comparativo delle circostanze volto a 'annullare' l'aggravamento ai fini dell'applicabilità del beneficio
Massime di principio
- Se il fatto integra l'aggravamento previsto dall'art.186 co.2-bis C.d.S., il beneficio di sostituzione della pena con lavoro di pubblica utilità previsto dall'art.186 co.9-bis non può essere concesso: l'esclusione è espressa e vincolante
- La configurazione dell'aggravamento di cui al comma 2-bis è di natura oggettiva: un giudizio di comparazione tra circostanze non è sufficiente a elidere l'aggravamento e permettere l'applicazione della sostituzione
- La censura del pubblico ministero indirizzata esclusivamente al trattamento sanzionatorio può essere accolta in sede di legittimità con annullamento limitato alla misura sostitutiva e rinvio al giudice di merito per il ricalcolo o la ridefinizione della pena conforme alla norma
- Le decisioni che applicano la sostituzione in presenza di ipotesi espressamente escluse dalla legge sono suscettibili di annullamento parziale senza che ciò comporti automaticamente la riforma delle altre statuizioni della sentenza (es. sanzioni amministrative accessorie)
- In casi simili il giudice di merito deve verificare preventivamente la sussistenza oggettiva dell'aggravamento ex art.186 co.2-bis prima di valutare l'accesso a benefici sostitutivi o attenuanti
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