Cassazione Penale, Ordinanza n. 34962/2026 del 30/09/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Lecce del 27 ottobre 2025, che ne aveva riconosciuto la responsabilità per evasione. Il testo non espone analiticamente i singoli motivi di ricorso; riferisce che riproducevano censure già esaminate e disattese dai giudici di merito e che non si confrontavano criticamente con la decisione impugnata. La Corte ha inoltre rilevato che le doglianze investivano la valutazione della responsabilità e del relativo elemento soggettivo.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che i motivi non fossero consentiti in sede di legittimità: erano privi di un effettivo confronto critico con la sentenza impugnata e meramente ripetitivi di censure già puntualmente vagliate dai giudici di merito. Le argomentazioni della sentenza d'appello sono state reputate giuridicamente corrette, coerenti con gli atti e prive di manifeste incongruenze logiche, anche quanto alla responsabilità per evasione e al suo elemento soggettivo. In conseguenza dell'inammissibilità, la Corte ha richiamato le statuizioni previste dall'art. 616 c.p.p.; il testo fornito si interrompe prima della parte dispositiva che ne specificherebbe il contenuto.
Norme richiamate
all'inammissibilità del ricorso conseguono le pronunce di cui all'art. 616 c.p.p.
L'inammissibilità comporta le statuizioni conseguenti previste dall'art. 616 c.p.p.; il testo disponibile non specifica quali siano state concretamente applicate.
Massime di principio
- Sono inammissibili in cassazione le doglianze che non si confrontano effettivamente con la motivazione della decisione impugnata e si limitano a riproporre censure già adeguatamente esaminate e disattese dai giudici di merito.
- La valutazione di merito sulla responsabilità e sull'elemento soggettivo non è utilmente censurabile in cassazione quando le argomentazioni impugnate risultano giuridicamente corrette, coerenti con le risultanze acquisite e prive di manifeste incongruenze logiche.
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