Cassazione Penale, Sentenza n. 27266/2025 del 24/07/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza d'appello che aveva assolto Mastrocinque e aveva riqualificato il fatto di cui al capo B) ai sensi dell'art. 392 c.p., chiedendo la dichiarazione di inammissibilità del ricorso ma articolando censure sulla violazione dell'art. 392 c.p. e sul vizio di motivazione. In particolare il ricorrente contestava che la Corte d'appello, nel riformare la condanna di primo grado, non avesse confutato né analizzato le argomentazioni del Tribunale e avesse adottato una ricostruzione logico-giuridica avulsa dal percorso argomentativo del giudice di prime cure; si riferiva alla qualificazione delle espressioni rivolte al tecnico comunale D'Auria ("Stai attento a te") e alla valutazione se quelle fossero vere e proprie minacce dirette a costringere a compiere o omettere atti, tenuto conto del contesto di contenzioso amministrativo e delle decisioni del giudice amministrativo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha constatato che la Corte d'appello, pur avendo riformato in senso assolutorio la sentenza di primo grado, non si è adeguatamente confrontata con le ragioni decisive poste a fondamento della condanna dal Tribunale e non ha fornito una nuova e compiuta struttura motivazionale che giustificasse le difformi conclusioni (richiamando la sentenza delle Sezioni Unite Troise n. 14800/2017). Per questo motivo la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di Appello di Napoli; sulle spese di parte civile si provvederà in sede definitiva.
Norme richiamate
Il fatto di cui al capo B) era stato riqualificato ai sensi di questa norma dalla Corte d'appello; la Cassazione non discute nel merito la qualificazione ma rileva che la Corte d'appello non ha adeguatamente motivato la riforma rispetto alla valutazione compiuta dal primo giudice.
Sentenza Sezioni Unite n. 14800 del 21/12/2017 (Troise)
Rilevato che il giudice d'appello che riformi in senso assolutorio deve confrontarsi con le ragioni addotte a sostegno della decisione impugnata e offrire una nuova e compiuta struttura motivazionale
Principio applicato dalla Cassazione per censurare la mancanza di confronto e di motivazione compiuta da parte della Corte d'appello nel riformare la sentenza di primo grado.
Massime di principio
- Il giudice d'appello che assolve dopo una condanna di primo grado è obbligato a confrontarsi espressamente con le ragioni decisive della sentenza impugnata e a fornire una nuova, compiuta motivazione che giustifichi il capovolgimento delle conclusioni.
- La semplice richiamazione di elementi di contesto (es. contenzioso amministrativo tra le parti) non è sufficiente: il giudice d'appello deve criticare e ricostruire, anche sinteticamente, il materiale probatorio valutato dal primo giudice quando adotta una decisione difforme.
- Nelle ipotesi di valutazione di minacce o intimidazioni, occorre motivare con riguardo alla determinazione del male minacciato e alla capacità dell'espressione di costringere la vittima: il contesto e le pronunce amministrative possono influire sull'interpretazione, ma il giudice deve esporre perché tali elementi escludono il carattere minatorio.
- Per la difesa, se la sentenza d'appello è assolutoria, è utile che l'argomentazione espliciti il confronto diretto con le motivazioni di primo grado; per l'accusa, impugnare per vizio di motivazione e richiamare la giurisprudenza delle Sezioni Unite può essere strategia efficace quando il ragionamento di appello non risulti sufficientemente argomentato.
- In presenza di contestazioni che intersecano profili amministrativi (es. legittimità di opere edilizie), il giudice penale deve chiarire il peso da attribuire agli atti amministrativi e alle decisioni del giudice amministrativo nella valutazione del dolo o della minaccia.
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