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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6787/2024 del 15/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha ritenuto che il contenuto della denuncia manifestasse chiaramente la volontà della persona offesa di ottenere la punizione degli autori e, alla luce della giurisprudenza sul "favor querelae", ha attribuito al verbale valore di querela. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Venezia.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso verteva sulla qualificazione procedurale del reato di furto aggravato contestato (artt. 110, 624, 625 nn. 4 e 8-bis c.p.) dopo la riforma Cartabia (d.lgs. n.150/2022): la Corte di Appello di Venezia aveva escluso la procedibilità per mancanza di querela, ritenendo decaduto il termine transitorio per la querela. Il Procuratore Generale ha contestato tale decisione sostenendo che la denuncia presentata dalla persona offesa (intitolata "verbale di denuncia" e contenente la dichiarazione di "volontà di procedere a termine di legge per i reati che l'autorità giudiziaria ravveda nei confronti degli autori") deve essere considerata equipollente alla querela.

Norme richiamate

  • Codice penale

    artt. 110, 624, 625 nn. 4 e 8-bis

    Il procedimento concerne il reato di furto con destrezza (art. 624) e le aggravanti e circostanze richiamate; la questione centrale non è la qualificazione del fatto, ma la procedibilità del reato a querela dopo la riforma.

  • Decreto legislativo n.150/2022 (Riforma Cartabia)

    art. 85 (disciplina transitoria)

    La riforma ha reso il reato procedibile a querela; occorre verificare il rispetto dei termini transitori. Tuttavia, la qualificazione formale dell'atto trasmesso alla P.G. non è determinante se dal suo contenuto emerge la volontà di perseguire.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 2, n. 5193/2019 (Feola); Sez. 5, n. 2665/2021 (Baia); Sez. 3, n. 10254/2014 (Q.); Sez. 2, n. 9968/2022 (Saottini); Sez. 6, n. 40770/2006 (Baronelli)

    Consolidato principio del "favor querelae": la volontà di perseguire non richiede formule sacramentali e può desumersi anche da atti qualificati come denuncia se il contenuto manifesta chiaramente l'intenzione di procedere; formule come "denuncio ad ogni effetto di legge" o dichiarazioni analoghe sono considerate idonee a integrare la querela.

Massime di principio

  • Una denuncia può essere considerata querela se dal suo contenuto emerge chiaramente la volontà della persona offesa di perseguire e punire gli autori del reato; la forma (intestazione dell'atto) non è decisiva.
  • In caso di dubbio, i giudici devono interpretare favorevolmente verso la configurazione della querela (principio del "favor querelae").
  • Dopo riforme che cambiano la procedibilità, è essenziale verificare contenuti e termini transitori (es. art. 85 d.lgs. 150/2022) prima di dichiarare l'improcedibilità per mancata querela.
  • Per evitare incertezze procedurali, è consigliabile che la persona offesa esprima esplicitamente la "querela" o formule inequivocabili (es. "intendo procedere" o "denuncio ad ogni effetto di legge") al momento della denuncia presso la P.G.
  • Se un atto formale è qualificato dalla polizia giudiziaria come "denuncia", il giudice deve valutare il contenuto sostanziale; se la volontà di perseguire è chiara, l'atto va equiparato alla querela e la causa può proseguire.

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