Cassazione Penale, Sentenza n. 33643/2022 del 13/09/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame (20/01/2022) che aveva respinto la richiesta di restituzione delle merci sequestrate relative al capo C dell'imputazione provvisoria (art. 56 e 515 c.p. per tentativo di frode in commercio). Il ricorrente contestava che le cose sequestrate fossero materie prime non confezionate destinate alla trasformazione (olive, funghi, cavoli in salamoia in fusti), quindi non soggette all'obbligo di indicazione del tempo minimo di conservazione come i prodotti preimballati; sosteneva inoltre la carenza motivazionale del decreto di sequestro probatorio e la mancata specificazione delle finalità probatorie e della proporzionalità della misura rispetto alle esigenze investigative.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come manifestamente infondato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Il giudice di legittimità ha ritenuto che il gravame fosse, in sostanza, un vizio di motivazione non attinente ai limiti del sindacato di cassazione sui provvedimenti cautelari; ha inoltre ritenuto che l'ordinanza impugnata conteneva motivazione adeguata e non contraddittoria. Sussisteva il fumus del reato di tentativo di frode in commercio per le posticipazioni delle date di scadenza operate dall'azienda senza documentazione delle verifiche qualitative e delle schede di conformità; la destinazione alla vendita (anche tramite distribuzione all'ingrosso) risultava accertata dagli atti di P.G. e rende possibile la configurazione del tentativo anche in assenza di una contrattazione specifica. Infine, il sequestro probatorio è stato ritenuto motivato quanto alle esigenze istruttorie relative all'accertamento dello stato di conservazione dei prodotti.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen. (tentativo)
Il reato contestato è configurato in forma tentata; non è necessario che la consegna o la vendita sia stata perfezionata, è sufficiente la destinazione alla vendita
art. 515 cod. pen. (frode nell'esercizio del commercio)
Rilevata la possibilità di configurare il tentativo di frode per merci destinate alla vendita con caratteristiche qualitative difformi rispetto a quelle dichiarate, anche se ancora stoccate presso il magazzino/azienda
art. 20 d.lgs. 231/2017
Richiamato nel dibattito sulla disciplina dell'indicazione del tempo minimo di conservazione; la Corte ha ritenuto che l'esistenza di un codice a barre o di annotazioni gestionali non esclude la rilevanza penale quando mancano le verifiche e la documentazione di conformità
Regolamento UE n. 1169/2011, art. 2 (definizioni)
Il ricorrente richiamava la nozione di alimento preimballato e la rilevanza del TMC per il consumatore finale; la Corte ha ritenuto però che la questione sostanziale fosse lo stato organolettico degli alimenti e la documentazione mancante sulle verifiche, non la sola forma di confezionamento
art. 606, comma 1, lettera e, c.p.p.
Limiti del sindacato della Cassazione sui provvedimenti cautelari: il ricorso è ammissibile per violazione di legge o per vizi motivazionali talmente gravi da rendere il provvedimento incomprensibile; nella specie non sussisteva tale vizio
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. 3 n. 45916/2014; Sez. 3 n. 22313/2011; Sez. U. n. 36072/2018)
Richiami giurisprudenziali utilizzati per chiarire che il tentativo di frode si può configurare anche senza vendita perfezionata, che la destinazione alla vendita verso utilizzatori intermedi è rilevante e che il sequestro probatorio deve indicare la finalità istruttoria anche se in modo conciso
Massime di principio
- La distinzione tra materie prime e prodotto preimballato non esclude, di per sé, il rischio penale: se c'è evidenza di posticipazioni di TMC e mancanza di documentazione sulle verifiche qualitative, può sussistere il fumus del reato di frode in commercio anche per prodotti ancora in lavorazione
- Per il sequestro probatorio è necessario che il decreto indichi, anche sinteticamente, la finalità istruttoria e la proporzionalità della misura rispetto alle esigenze probatorie; l'assenza di allegati amministrativi non rende automaticamente illegittimo il provvedimento se la motivazione complessiva è adeguata
- La Cassazione sindaca in sede di ricorso contro sequestri solo per violazione di legge o per vizi della motivazione così gravi da rendere il provvedimento incomprensibile; i motivi che si riducono a una valutazione sulla prova o sulla fondatezza degli accertamenti sono normalmente inammissibili
- Il tentativo di frode in commercio può configurarsi anche in assenza di una contrattazione con specifici acquirenti: è sufficiente dimostrare la destinazione alla vendita, compresa la destinazione verso distributori o utilizzatori commerciali intermedi
- Le operazioni di 'ri-valutazione' o decisioni interne di estendere la TMC devono essere adeguatamente documentate (schede di conformità, analisi di laboratorio, procedure HACCP) per escludere profili penali derivanti dalla detenzione e successiva commercializzazione di prodotti con scadenze presumibilmente superate
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