Sentenza n. 223/2026 - Salerno, Sezione 2
per l'annullamento del provvedimento prot. n.10092 del 30/12/2011, con cui il Comune di Minori disponeva la decadenza del permesso di costruire in sanatoria per il completamento delle opere;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Provvedimento comunale di decadenza del permesso di costruire in sanatoria per il completamento delle opere
Esito
Favorevole al resistente (comune e controinteressato)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato il provvedimento comunale del 30 dicembre 2011 con cui era stata disposta la decadenza del permesso di costruire in sanatoria relativo al completamento di opere edilizie su un terreno di loro proprietà. Il ricorso era articolato in plurime censure di illegittimità, ma il testo della sentenza non ne espone il contenuto specifico. Nel corso del giudizio, sospeso in attesa della definizione di altra causa pendente davanti al Consiglio di Stato, i ricorrenti hanno dichiarato a verbale di non avere più interesse alla decisione.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell'art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a. La dichiarazione espressa dei ricorrenti, resa prima della decisione, ha escluso la permanenza di un interesse concreto e attuale alla pronuncia di annullamento e ha impedito al giudice di esaminare il merito delle censure. Il Collegio ha distinto tale esito dalla cessazione della materia del contendere: quest'ultima presuppone la piena e integrale soddisfazione della pretesa, mentre l'improcedibilità consegue al venir meno dell'utilità concreta della sentenza per una situazione sopravvenuta. Le spese di giudizio sono state compensate in ragione della natura processuale della decisione.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
qualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta, il giudice dichiara cessata la materia del contendere
La cessazione della materia del contendere richiede che la pretesa azionata sia stata integralmente soddisfatta dall'evoluzione della vicenda amministrativa.
art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a.
Il ricorso è improcedibile quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione; tale esito ricorre quando una situazione di fatto o di diritto nuova rende certa e definitiva l'inutilità della sentenza, anche a seguito della dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse.
art. 71-bis c.p.a.
La causa è stata trattata nella camera di consiglio fissata ai sensi della disposizione processuale richiamata.
Massime di principio
- La dichiarazione espressa del ricorrente, resa prima della decisione, di non avere più interesse alla pronuncia di annullamento impone al giudice amministrativo di dichiarare l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, senza esaminare il merito delle censure.
- Il sopravvenuto difetto di interesse ricorre quando una situazione di fatto o di diritto nuova rende certa e definitiva l'inutilità della sentenza richiesta, anche se la pretesa del ricorrente non risulta integralmente soddisfatta.
- La cessazione della materia del contendere presuppone la piena ed esaustiva soddisfazione della pretesa, mentre l'improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse riguarda il venir meno dell'utilità concreta della decisione per il ricorrente.
- In applicazione del principio della domanda, il processo amministrativo resta nella disponibilità della parte che lo ha promosso; il giudice non può decidere nel merito quando, prima della decisione, il ricorrente abbia validamente dichiarato di non avere più interesse alla pronuncia.
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