Cassazione Penale, Sentenza n. 15899/2024 del 16/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Fichera, in detenzione domiciliare per omicidio aggravato, aveva chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di sorveglianza di Catania ha rigettato l'istanza ritenendo la misura inidonea in ragione della gravità del reato principale (omicidio commesso nel 2009) e dei precedenti per furto, ricettazione e violazioni sulle armi. Il ricorrente ha impugnato sostenendo vizio di motivazione: il Tribunale avrebbe fatto valutazioni stereotipate, omettendo di considerare adeguatamente la pena residua, il percorso risocializzante seguito durante la detenzione e la relazione dei servizi sociali. Il Procuratore Generale ha chiesto l'annullamento con rinvio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Catania per un nuovo giudizio. La Corte ha censurato la motivazione del giudice a quo come apparente e meramente ricognitiva, rilevando la mancata valutazione del comportamento tenuto dal condannato dopo la condanna (in particolare durante la lunga detenzione), nonché l'insufficiente considerazione degli elementi positivi e delle relazioni dei servizi sociali. Il Collegio ha ricordato che, pur non potendo escludersi la rilevanza della natura e gravità del reato, la decisione sull'affidamento in prova deve basarsi su una valutazione prognostica completa che prenda in considerazione i comportamenti attuali e gli elementi di rieducazione; l'omessa valutazione di tali elementi viziava il giudizio prognostico negativo e ha imposto il rinvio per nuovo esame.
Norme richiamate
Cass. Sez. 1, n. 4390
Principio per cui, ai fini dell'affidamento in prova, oltre alla natura e gravità del reato, è necessaria la valutazione della condotta successiva del condannato e la presenza di elementi positivi che consentano un giudizio prognostico favorevole
Cass. Sez. 1, n. 31420
Conferma che l'esame dei comportamenti attuali del condannato è indispensabile per accertare l'assenza di indicazioni negative e la presenza di elementi che favoriscano il buon esito della prova
Cass. Sez. 1, n. 652
Stabilisce che una condizione fondamentale per la concessione dell'affidamento in prova è l'avvio positivo del processo di revisione critica dei disvalori che hanno determinato la condotta deviante
Cass. Sez. 1, n. 23343
23/03/2017, Arzu, Rv. 270016
Indica che il giudice deve prendere in considerazione le relazioni degli organi deputati all'osservazione del condannato e valorizzarle in relazione alle istanze rieducative e ai profili di pericolosità residua, pur non essendone vincolato
Massime di principio
- La valutazione per l'affidamento in prova non può limitarsi alla sola gravità del reato o al curriculum criminale: è necessario esaminare il comportamento tenuto dopo la condanna, compresi i periodi di detenzione successivi.
- Le relazioni dei servizi sociali e degli organi di osservazione devono essere valutate dal giudice e integrate nel giudizio prognostico; il giudice non è vincolato ma deve motivare in che misura vi si attiene o le ritiene insufficienti.
- Deve essere accertata non solo l'assenza di elementi negativi, ma anche la presenza di elementi positivi che attestino l'avvio di un processo di revisione critica dei disvalori precedenti e la concreta idoneità della misura alternativa a favorire il percorso rieducativo.
- Un giudizio prognostico negativo deve essere adeguatamente motivato: scarsa o meramente ricognitiva motivazione costituisce vizio e può comportare annullamento e rinvio.
- Il giudice deve bilanciare rischio di recidiva e finalità rieducative, tenendo conto della pena residua, delle prescrizioni della misura proposta e della reale capacità della misura alternativa di tutelare la sicurezza pubblica.
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