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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9471/2022 del 21/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La Procura generale ha impugnato l'assoluzione pronunciata dal Giudice di Pace di Catania che aveva disapplicato la fattispecie contravvenzionale ex art. 10‑bis D.Lgs. n. 286/1998 ritenendola incompatibile con la Direttiva 2008/115/CE (Direttiva Rimpatri). Il Procuratore ha dedotto che la contravvenzione consiste in una pena pecuniaria sostanzialmente compatibile con la direttiva e che, secondo l'orientamento consolidato della Cassazione, la norma interna non deve essere disapplicata perché la previsione della sola ammenda non impedisce l'esecuzione delle misure di rimpatrio, anche in ragione della possibilità di sostituire l'ammenda con l'espulsione coattiva o altre misure

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato la sentenza del Giudice di Pace e ha rinviato il processo per nuovo giudizio ad altro Giudice di Pace. La Corte ha affermato il principio di diritto secondo cui la fattispecie contravvenzionale ex art. 10‑bis (che prevede una pena pecuniaria) non è di per sé incompatibile con la Direttiva 2008/115/CE e non può essere automaticamente disapplicata. Ha inoltre ricordato che la sostituzione dell'ammenda con l'espulsione coattiva è possibile, salva la necessità di una valutazione caso per caso circa il rischio di fuga, l'effettiva possibilità di esecuzione dell'espulsione e la sussistenza di eventuali condizioni ostative previste dall'ordinamento

Norme richiamate

  • Direttiva 2008/115/CE (Direttiva Rimpatri)

    Secondo la Corte, la direttiva non vieta agli Stati membri di qualificare il soggiorno irregolare come reato né di prevedere sanzioni penali; inoltre non impedisce che la pena pecuniaria sia prevista dal diritto interno, purché non si ostacoli l'effettiva esecuzione delle misure di rimpatrio

  • art. 10‑bis D.Lgs. n. 286/1998

    Fattispecie contravvenzionale contestata (soggiorno irregolare) che contempla una pena pecuniaria; la Corte ritiene che, data la natura pecuniaria della sanzione, la norma non debba essere automaticamente disapplicata in quanto compatibile con la Direttiva Rimpatri

  • art. 16 D.Lgs. n. 286/1998

    Norma che consente la sostituzione dell'ammenda con l'espulsione coattiva; la Corte indica che questa possibilità rende la fattispecie penale compatibile con la finalità della direttiva, pur richiedendo verifica caso per caso

  • artt. 53 e 55 D.Lgs. n. 274/2000

    Richiamati in relazione alle sanzioni alternative previste nell'ordinamento che possono impedire l'immediato allontanamento ma che, secondo la Cassazione, non incidono sul carattere compatibile della contravvenzione con la direttiva

  • art. 7 Direttiva 2008/115/CE

    Richiama il diritto dello straniero, in assenza di rischio di fuga, a un termine per la partenza volontaria; la Corte evidenzia che tale profilo richiede attenzione del giudice perché il Giudice di Pace non può sostituirsi all'autorità amministrativa competente nel concedere un termine di partenza volontaria

  • art. 14, comma 1 T.U. Immigrazione (D.Lgs. n. 286/1998)

    Norma che indica condizioni ostative all'esecuzione dell'espulsione; la Corte stabilisce che il giudice deve verificare l'eventuale sussistenza di tali condizioni prima di disporre o confermare la sostituzione della pena con l'espulsione

  • D.L. n. 89/2011, conv. con L. n. 129/2011

    Richiamato per il quadro normativo modificato del T.U. immigrazione; la giurisprudenza di legittimità successiva a tali modifiche ha chiarito i limiti della disapplicazione della norma contravvenzionale

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    Norma procedurale richiamata in relazione all'invio tempestivo della requisitoria scritta da parte del Procuratore generale

Massime di principio

  • La contravvenzione per soggiorno irregolare prevista dall'art. 10‑bis D.Lgs. 286/1998, essendo tipicamente punita con pena pecuniaria, non deve essere automaticamente disapplicata alla luce della Direttiva 2008/115/CE: la normativa europea non impedisce agli Stati membri di prevedere sanzioni penali per il soggiorno irregolare
  • Il giudice che si trovi di fronte a una disapplicazione invocata per contrasto con la Direttiva Rimpatri deve valutare se la pena pecuniaria può essere sostituita o coordinata con le misure di espulsione previste dall'ordinamento interno (art. 16 D.Lgs. 286/1998): se la sostituzione è possibile, la finalità della direttiva non risulta frustrata
  • Tale valutazione è obbligatoriamente individuale e caso per caso: il giudice deve accertare in concreto l'esistenza o meno del rischio di fuga, l'effettiva possibilità di esecuzione immediata dell'espulsione e l'assenza di condizioni ostative (art. 14 T.U. Immigrazione). Solo in presenza di specifiche condizioni che impediscano l'esecuzione delle misure di rimpatrio la disapplicazione potrebbe essere giustificata
  • Se dal caso emerge che non sussiste rischio di fuga, lo straniero può avere diritto a una decisione di rimpatrio che riconosca un termine per la partenza volontaria (art. 7 Direttiva 2008/115/CE), soluzione che è di competenza dell'autorità amministrativa e non del Giudice di Pace; il giudice penale deve quindi evitare di sostituirsi all'amministrazione
  • In giudizi analoghi, la strategia difensiva che mira esclusivamente alla disapplicazione della norma penale per conflitto con la direttiva ha scarse possibilità di successo davanti alla Cassazione se non sono dimostrate circostanze concrete (es. impossibilità di espulsione, condizioni ostative, assenza di misure alternative coerenti con la direttiva)

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