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Sentenza

Sentenza n. 4894/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del decreto di rigetto dell’istanza di cittadinanza (-OMISSIS-);

Giustizia amministrativa202316697

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto di rigetto dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana per residenza

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di cittadinanza deducendo violazione di legge ed eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria. Il diniego era fondato su una notizia di reato del 2015 a carico del richiedente per tentato furto aggravato e su precedenti penali risalenti, commessi dal padre tra il 1995 e il 1999. Il ricorrente ha dedotto che il procedimento penale a suo carico si era concluso, prima del diniego e anche prima della presentazione dell'istanza, con sentenza del Tribunale per i Minorenni che aveva dichiarato il non luogo a procedere per tenuità del fatto e occasionalità del comportamento, circostanza omessa dal provvedimento. Quanto ai precedenti del padre, ha evidenziato la loro risalenza, l'estraneità rispetto alla propria responsabilità personale, la successiva riabilitazione del padre e il fatto che alle sorelle fosse stata concessa la cittadinanza nonostante i medesimi precedenti. Ha inoltre dedotto l'omessa valutazione della propria complessiva integrazione sociale, familiare ed economica e la contraddittorietà rispetto alle diverse determinazioni adottate nei confronti delle sorelle.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego, disponendo la rivalutazione della posizione complessiva del richiedente. Il Collegio ha ribadito che la concessione della cittadinanza ex art. 9, comma 1, lettera f), della legge n. 91/1992 è oggetto di ampia discrezionalità amministrativa e non costituisce un diritto automatico dopo il decorso del periodo decennale di residenza. Il sindacato giurisdizionale resta estrinseco e riguarda la sufficienza dell'istruttoria, la veridicità dei fatti e la logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione. Nel caso concreto, l'Amministrazione aveva omesso di considerare e menzionare la sentenza penale favorevole relativa alla notizia di reato del richiedente, già intervenuta prima dell'istanza e del diniego. Il provvedimento era quindi fondato su un quadro fattuale inesatto e non aggiornato, con grave difetto istruttorio. Inoltre, la mera indicazione dei precedenti penali del padre, risalenti a oltre vent'anni prima, non era accompagnata dall'esplicitazione delle concrete ragioni di interesse pubblico che avrebbero potuto renderli decisivi, anche considerando la concessione della cittadinanza alle sorelle in presenza dei medesimi precedenti. L'Amministrazione dovrà riesaminare la posizione del richiedente, valutando l'effettiva integrazione nel tessuto economico e sociale e motivando adeguatamente ogni eventuale nuovo diniego. Le spese sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lettera f), l. 91/1992

    la cittadinanza italiana "può" essere concessa allo straniero che risieda legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica

    La residenza decennale costituisce un presupposto per presentare la domanda, ma la concessione resta rimessa a un'ampia valutazione discrezionale dell'Amministrazione circa l'interesse pubblico, l'integrazione del richiedente e la sua affidabilità.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il provvedimento ha rilevato che la notizia di reato a carico del richiedente era stata richiamata solo nel diniego finale e non nel preavviso di rigetto; il vizio decisivo è stato tuttavia individuato soprattutto nell'omessa acquisizione e valutazione della successiva sentenza penale favorevole.

  • art. 27 Cost.

    Il ricorrente ha richiamato il principio di personalità della responsabilità penale con riferimento ai precedenti del padre; la sentenza lo considera nel contesto della necessità di motivare adeguatamente l'incidenza di fatti riferibili a un familiare, senza enunciare una regola assoluta di irrilevanza.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per residenza decennale è un provvedimento discrezionale di alta amministrazione: il decorso del periodo minimo di residenza abilita alla domanda, ma non attribuisce un diritto automatico alla concessione.
  • Il sindacato giurisdizionale sul diniego di cittadinanza resta estrinseco, ma impone la verifica della sufficienza dell'istruttoria, della veridicità e attualità dei fatti considerati e della logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione.
  • Quando il diniego di cittadinanza considera una notizia di reato o un procedimento penale, l'Amministrazione deve acquisire e valutare gli sviluppi successivi già intervenuti, incluse eventuali decisioni penali favorevoli, e deve spiegare concretamente perché tali esiti non escludano comunque un giudizio negativo di affidabilità o integrazione.
  • La risalenza ultradecennale o ultraventennale di precedenti penali riferibili a un familiare non consente, da sola, di fondare il diniego: se l'Amministrazione intende attribuire loro rilievo decisivo, deve indicare le specifiche ragioni di interesse pubblico che giustificano tale valutazione nel caso concreto.
  • L'annullamento del diniego per difetto di istruttoria e motivazione non comporta la concessione della cittadinanza, ma impone all'Amministrazione di riesaminare la posizione complessiva dell'interessato e di motivare adeguatamente ogni eventuale nuova decisione negativa.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaPonderazione degli interessi e interesse pubblico

Testo integrale

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