Cassazione Penale, Sentenza n. 18185/2025 del 14/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo di due somme di denaro (euro 11.730,00 e euro 1.500,00) sequestrate dopo perquisizione domiciliare presso l'abitazione riconducibile al SALIOLA, indagato per il reato di cui all'art. 73, co. 5, d.P.R. n. 309/1990. DEL PELO reclamava la titolarità delle somme come provento di vendita di un'autovettura e di attività lavorativa; SALIOLA deduceva, tra l'altro, difetto di pertinenzialità tra somme sequestrate e reato contestato e insufficienza del fumus commissi delicti (quantitativo compatibile con uso personale). La difesa ha anche contestato la mancata applicazione della confisca allargata e la mancata allegazione di prove documentali (buste paga, contratto firmato dal datore).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Il ricorso presentato nell'interesse di SALIOLA è stato ritenuto inammissibile per difetto di interesse concreto (SALIOLA non era titolare delle somme e la difesa non ha dimostrato un interesse concreto alla restituzione). Il ricorso proposto nell'interesse di DEL PELO è stato dichiarato manifestamente infondato: la terza interessata può contestare solo la propria titolarità o l'insussistenza del contributo al reato, non i presupposti generali della misura; il Tribunale aveva valutato le prove depositate e ritenuto non provata la provenienza lecita delle somme (inverosimiglianza della permanenza di un residuo di 25.000 euro nella stessa stanza dove venivano trovate sostanze e materiale per il confezionamento; mancata produzione delle buste paga e contratto non sottoscritto dal datore). Non è stata ravvisata violazione di legge né assenza dei requisiti minimi della motivazione. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. n. 309/1990, art. 73, co. 5
Norma che sanziona il traffico di stupefacenti; qui rilevante perché il sequestro è stato operato nell'ambito di indagini per reato di cui a tale articolo e la Corte ha ritenuto che il terzo non potesse contestare i presupposti della misura, potendo solo dimostrare la propria titolarità e l'assenza di contributo al reato
d.P.R. n. 309/1990, art. 73, co. 7-bis
Richiamato come possibile fondamento della richiesta di convalida del sequestro (riguarda misure a carattere patrimoniale connesse ai reati di stupefacenti)
d.P.R. n. 309/1990, art. 85-bis
Norma sulla confisca estesa/alla provenienza del profitto del reato; il Tribunale aveva originariamente escluso la confisca allargata ma è stato osservato che la modifica normativa del 2023 aveva ampliato le ipotesi di applicazione
d.l. n. 123/2023, art. 4, co. 3-bis (conv. in legge n. 159/2023)
Modifica legislativa richiamata per affermare che dopo l'intervento la confisca allargata è applicabile anche in ipotesi analoghe a quella in esame
codice di procedura penale, art. 321
Richiamato in relazione ai presupposti e limiti dell'impugnazione dell'ordinanza (articolo connesso alle impugnazioni cautelari), segnalando i limiti del terzo che contesta il sequestro
codice di procedura penale, art. 322
Stabilisce chi è legittimato a proporre riesame del sequestro preventivo; la Corte ha ribadito che il non titolare può impugnare solo se ha interesse concreto e attuale alla restituzione
codice di procedura penale, art. 325
Limita il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo o probatorio alle sole violazioni di legge e a vizi motivazionali radicali
Massime di principio
- Il terzo che reclama la restituzione di beni o somme sequestrate può contestare solo la propria effettiva titolarità e l'insussistenza di un suo contributo al reato; non può impugnare i presupposti generali del sequestro salvo che dimostri di essere titolare e di avere interesse concreto alla restituzione
- Chi non è titolare del bene sequestrato ha interesse ad impugnare solo se può concretamente ottenere il dissequestro a suo favore; in mancanza di tale interesse l'impugnazione è inammissibile
- In casi di sequestro collegati a reati di stupefacenti, rinvenimenti operati con l'ausilio di un cane antidroga e la coincidenza spaziale tra denaro e stupefacente costituiscono elementi indiziari rilevanti per la riconducibilità del denaro al reato
- In assenza di elementi documentali probanti (atti pubblici, ricevute, buste paga, estratti conto) la deduzione di provenienza lecita è debole; il terzo che reclama la titolarità deve allegare e, se possibile, produrre prove concrete della provenienza lecita
- Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge o vizi motivazionali gravi: doglianze meramente probatorie o ordinarie contestazioni della valutazione degli elementi di fatto sono inammissibili
- Presentare ricorsi infondati o privi di interesse può comportare condanne alle spese e sanzioni (es. pagamento a favore della Cassa delle ammende); quindi valutare la sussistenza di interesse e la presenza di prove solide prima di impugnare
- Per migliorare la possibilità di ottenere il dissequestro, il terzo dovrebbe anticipatamente raccogliere documentazione idonea (atto di vendita registrato, bonifici, ricevute, buste paga, contratti firmati da tutte le parti) e, se del caso, richiedere indagini patrimoniali o fornire elementi che escludano la connessione al reato
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