Sentenza n. 453/2026 - Torino, Sezione 2
per l'annullamento - del provvedimento prot. -OMISSIS- recante “Acquisizione di diritto gratuita al patrimonio del Comune ex art. 31 dpr 380/2001 delle particelle e del fabbricato su di esse insistente al n. -OMISSIS-del catasto fabbricati in via -OMISSIS-”; - di ogni atto presupposto, conseguente e connesso;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di particelle e fabbricato abusivo, con irrogazione della sanzione pecuniaria di 20.000 euro
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il provvedimento comunale adottato ai sensi dell’art. 31 del d.P.R. n. 380/2001, deducendo: in primo luogo, la violazione dell’art. 31 e l’eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, difetto dei presupposti e carenza di motivazione, sostenendo che le plurime istanze di sanatoria, di accertamento di compatibilità paesaggistica, di adozione di un piano di recupero e di permesso di costruire per la demolizione parziale avessero sospeso o reso inefficace l’ordine di demolizione; in secondo luogo, la violazione dell’art. 31, comma 4-bis, del d.P.R. n. 380/2001, contestando la sanzione pecuniaria perché fondata su un’ordinanza di demolizione asseritamente divenuta inefficace; in terzo luogo, la violazione dell’art. 31, commi 2 e 3, del d.P.R. n. 380/2001 e degli artt. 3 e 9 della l. n. 241/1990, lamentando che il Comune avesse disposto l’acquisizione degli interi mappali, comprendenti anche spazi di aia e terreni liberi, senza distinguere né quantificare l’area occupata dall’abuso, l’area di sedime e l’area residua, né indicare la modalità di calcolo e la motivazione della superficie acquisita.
La decisione
Il TAR ha accolto parzialmente il ricorso. Ha respinto il primo motivo, affermando che la presentazione di un’istanza di sanatoria non determina la caducazione dell’ordinanza di demolizione, ma ne sospende temporaneamente efficacia ed eseguibilità; in caso di diniego, il termine per l’esecuzione riprende a decorrere e l’acquisizione può essere disposta senza una nuova ingiunzione o un nuovo termine. Nel caso concreto, le istanze di sanatoria del 2017 e del 2020 erano state tacitamente respinte ai sensi dell’art. 36, comma 3, del d.P.R. n. 380/2001 per decorso del termine di 60 giorni, senza impugnazione, sicché allo spirare del termine di 90 giorni fissato nell’ordinanza di demolizione si era perfezionata l’inottemperanza. Il TAR ha escluso che avessero efficacia sospensiva la domanda di adozione di un piano di recupero, non previsto dall’ordinamento quale strumento di sanatoria, la richiesta di parere comunale, l’istanza di compatibilità paesaggistica e il permesso di costruire per la demolizione parziale, trattandosi di strumenti diversi dalla sanatoria riferita all’abuso come realizzato. Ha quindi ritenuto legittimamente motivato il presupposto dell’acquisizione e ha respinto anche il secondo motivo, relativo alla sanzione pecuniaria, poiché basato sulla medesima contestazione dell’inefficacia dell’ordinanza di demolizione. Ha invece accolto il terzo motivo: l’atto aveva disposto l’acquisizione degli interi mappali richiamando genericamente l’area di pertinenza, senza specificare e quantificare area occupata dal bene, area di sedime e area residua. Tale indistinta determinazione violava l’art. 31, comma 3, del d.P.R. n. 380/2001, che impone una diversa disciplina per tali superfici. L’atto è stato pertanto annullato limitatamente alla parte concernente l’acquisizione dell’area di pertinenza; la sanzione pecuniaria è rimasta ferma. Spese compensate per reciproca soccombenza parziale.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. 380/2001
Disciplina l’ingiunzione di demolizione, l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale in caso di inottemperanza e la delimitazione delle superfici acquisibili.
art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001
Impone di distinguere l’area occupata dall’opera abusiva, l’area di sedime e la restante area ai fini della quantificazione della superficie acquisibile; l’omessa specificazione e quantificazione rende illegittima la determinazione indistinta dell’area di pertinenza.
art. 31, comma 4-bis, d.P.R. 380/2001
Costituisce il riferimento normativo per la sanzione pecuniaria contestata, la cui legittimità è stata ritenuta ferma dopo il rigetto delle censure sull’inefficacia dell’ordinanza di demolizione.
art. 36, comma 3, d.P.R. 380/2001
Prevede il tacito rigetto dell’istanza di accertamento di conformità decorso il termine di 60 giorni; nel caso concreto, i taciti dinieghi non impugnati sono divenuti definitivi e hanno consentito la ripresa dell’efficacia dell’ordine di demolizione.
artt. 3 e 9 l. 241/1990
Richiamati dal ricorrente in relazione alla motivazione e all’istruttoria dell’atto; la censura è stata accolta limitatamente alla mancata motivazione e quantificazione dell’area da acquisire.
Massime di principio
- La presentazione di un’istanza di sanatoria edilizia non caduca l’ordinanza di demolizione, ma ne sospende temporaneamente efficacia ed eseguibilità fino alla definizione del procedimento; in caso di diniego, il termine per ottemperare riprende a decorrere e l’acquisizione gratuita può essere disposta senza una nuova ingiunzione o un nuovo termine di novanta giorni.
- Il tacito rigetto dell’istanza di accertamento di conformità, formatosi per decorso del termine previsto dall’art. 36, comma 3, del d.P.R. n. 380/2001 e non impugnato, consente di considerare nuovamente operativo l’ordine di demolizione e di accertare l’inottemperanza allo spirare del termine assegnato.
- La domanda di adozione di un piano di recupero, la richiesta di un parere comunale, l’istanza di compatibilità paesaggistica e un permesso di costruire riferito alla demolizione parziale non sospendono gli effetti dell’ordine di demolizione quando non costituiscono una sanatoria edilizia dell’abuso nella sua consistenza effettivamente realizzata.
- Il provvedimento di acquisizione gratuita deve individuare e quantificare in modo distinto l’area occupata dall’opera abusiva, l’area di sedime e l’eventuale area ulteriore acquisibile; il generico riferimento all’intera area di pertinenza o a interi mappali, senza motivazione della relativa estensione, viola l’art. 31, comma 3, del d.P.R. n. 380/2001.
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