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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2089/2025 del 17/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Di Giacco impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame (rinvio della Corte di Cassazione) che aveva ritenuto sussistenti i gravi indizi di partecipazione alla "ndrangheta" (art. 416-bis c.p.) in relazione al clan "Bellocco": il ricorrente contestava la valutazione degli indizi ritenuti dal Tribunale, sostenendo che molti fatti fossero mera "contiguità" o eventi privi di rilevanza indiziaria (es. aiuti alla latitanza valutati come manifestazioni di intento, incontri occasionali, uso del telefono, tentativo di visita in carcere, episodi già oggetto del procedimento "Blu notte" con esito cautelare favorevole) e lamentava vizio di motivazione e violazione di legge (art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e)). La difesa sosteneva inoltre l'omessa esplicitazione della massima di esperienza e l'insufficiente prova di un contributo operativo concreto al sodalizio.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame, in sede di rinvio, abbia correttamente eseguito la valutazione unitaria e qualitativa degli elementi indiziari indicati dalla Corte di cassazione, dando conto dei collegamenti tra i fatti e delle massime di esperienza sulle dinamiche mafiose. In particolare è stata valorizzata la partecipazione attiva e il ruolo di supporto alla latitanza del capo cosca, il coinvolgimento tramite intermediari (es. moglie del latitante, Surace) e il quadro indiziario complessivo che supera la c.d. "contiguità compiacente". La sentenza ha quindi confermato la sussistenza dei gravi indizi ai fini della misura cautelare, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.) e ordinando la trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti previsti dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sostanziale che configura il reato di associazione di tipo mafioso; applicata per contestare la partecipazione di Di Giacco al clan "Bellocco". La Corte ha ritenuto che gli elementi indiziari raccolti potessero concorrere a dimostrare un contributo significativo alla conservazione/rafforzamento dell'associazione.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme processuali richiamate dal ricorrente per vizio di motivazione e violazione di legge; la Corte ha ritenuto il motivo infondato, ritenendo adeguata e logica la motivazione del Tribunale del riesame nel valutare gli indizi.

  • art. 616, comma 1 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'addebito delle spese processuali; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese in base a tale disposizione.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma che impone la comunicazione del provvedimento cautelare al direttore dell'istituto penitenziario; la Corte ha ordinato la trasmissione per gli adempimenti previsti.

  • Principio giurisprudenziale (Panicola, Sez. 6, n. 40746 del 24/06/2016)

    In tema di associazione di tipo mafioso, la mera "contiguità compiacente", così come la "vicinanza" o "disponibilità" nei riguardi di singoli esponenti, anche di spicco, del sodalizio, non costituiscono comportamenti sufficienti ad integrare la condotta di partecipazione all'organizzazione, ove non sia dimostrato che l'asserita vicinanza a soggetti mafiosi si sia tradotta in un vero e proprio contributo, avente effettiva rilevanza causale, ai fini della conservazione o del rafforzamento della consorteria

    Citata dalla difesa a sostegno che la semplice vicinanza non integra il reato associativo; la Corte ha richiamato questo principio ma ha ritenuto che nel caso concreto gli elementi indicassero invece un contributo operativo effettivo, superando la semplice contiguità.

  • Giurisprudenza richiamata sulla valutazione cautelare (es. Sez. U, n. 33748/2005 Mannino; Sez. U n.11/2000 Audino)

    Richiami dottrinali e giurisprudenziali sul dovere del giudice di compiere una valutazione unitaria, logica e conforme alle massime di esperienza nel decidere sulle misure cautelari; la Corte ha usato tali principi per verificare la correttezza della motivazione del Tribunale del riesame.

Massime di principio

  • La valutazione dei "singoli" indizi deve essere operata in modo unitario e sinergico: elementi deboli, se concatenati e coerenti tra loro nel contesto, possono concorrere a formare un quadro di gravità indiziaria
  • La Corte di cassazione nel controllo di provvedimenti cautelari verifica la congruenza e la logicità della motivazione e il rispetto delle massime di esperienza, ma non sostituisce il giudice di merito nella riconsiderazione probatoria
  • La mera contiguità o vicinanza a soggetti mafiosi non è sufficiente per integrare l'art. 416-bis; occorre dimostrare un contributo concreto, operativo e funzionale alla conservazione o rafforzamento del sodalizio
  • I contatti con latitanti e l'uso di intermediari (familiari, conoscenti) possono assumere rilevanza indiziaria significativa se indicano consapevolezza delle dinamiche operative e partecipazione alla gestione della latitanza
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono concorrere alla formazione del quadro indiziario ma, se datate o isolate, vanno valutate nel contesto e corroborate da altri elementi
  • Se una precedente decisione ha ritenuto un fatto "non significativo" in un procedimento diverso, ciò non impedisce che lo stesso fatto, valutato nel contesto più ampio e unitario, possa essere riqualificato come indicativo di partecipazione mafiosa
  • Nelle impugnazioni cautelari è cruciale spiegare in motivazione il passaggio logico che porta dalla somma/qualificazione degli indizi alla ritenuta gravità indiziaria; l'omessa o contraddittoria argomentazione può portare all'annullamento e al rinvio

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