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Cassazione Penale, Ordinanza n. 26517/2025 del 21/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Torino del 14 gennaio 2025, con cui era stata confermata la sua responsabilità per un fatto originariamente qualificato come rapina e poi riqualificato in estorsione. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in ordine all'affermazione di responsabilità per il reato di rapina, contestando la valutazione delle prove dichiarative e l'attendibilità dei testimoni. Con il secondo motivo ha denunciato la violazione del divieto di reformatio in peius, assumendo che la riqualificazione del fatto da rapina a estorsione fosse illegittima nel giudizio di impugnazione. La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo non consentito perché sostanzialmente diretto a una rivalutazione del fatto e delle prove, e il secondo manifestamente infondato perché la riqualificazione giuridica è ammessa anche in presenza dell'appello del solo imputato, purché non si determini un trattamento più gravoso.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che le censure sulla valutazione delle dichiarazioni testimoniali investissero apprezzamenti di merito non sindacabili in sede di legittimità, in assenza di manifesta illogicità della motivazione. Quanto alla reformatio in peius, ha affermato che la riqualificazione del fatto da rapina a estorsione non ha comportato alcun aggravamento della pena, né effetti peggiorativi sul calcolo della prescrizione o sulla misura non custodiale applicata in primo grado. Ne è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 628, comma 1, c.p.

    È il titolo di reato oggetto di contestazione originaria; il ricorso ne metteva in discussione l'affermazione di responsabilità, ma la Corte non è entrata nel merito perché ha ritenuto le censure inammissibili in cassazione come doglianze di fatto.

  • art. 597, comma 3, c.p.p.

    La riqualificazione giuridica del fatto è consentita anche in caso di impugnazione proposta dal solo imputato, purché non comporti un trattamento sanzionatorio più gravoso.

  • art. 628 c.p.

    La Corte richiama il reato di rapina quale qualificazione originaria del fatto, poi oggetto di riqualificazione in estorsione.

  • art. 629 c.p.

    La Corte richiama la riqualificazione del fatto in estorsione, ritenendola legittima e non peggiorativa.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito trasformare il ricorso in una nuova valutazione del merito probatorio: non sono sindacabili, salvo manifesta illogicità della motivazione, i contrasti tra deposizioni, la scelta tra versioni divergenti e il giudizio di attendibilità dei testimoni.
  • Il controllo della Corte di cassazione sulle prove dichiarative si limita a verificare che l'interpretazione difensiva delle dichiarazioni abbia un grado di verosimiglianza non immediatamente smentibile e non richieda ulteriori accertamenti di fatto.
  • La riqualificazione giuridica del fatto è ammissibile anche nel giudizio di impugnazione promosso dal solo imputato, ma non può tradursi in un aggravamento del trattamento sanzionatorio complessivo o in un effetto peggiorativo sostanziale per l'imputato.
  • Quando la nuova qualificazione del fatto non incide in peius su pena, prescrizione o misure applicate, non sussiste violazione del divieto di reformatio in peius.

Come è indicizzato

MaterieRapinaEstorsioneImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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