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Sentenza

Sentenza n. 10766/2026 - Roma, Sezione 5

per l'accertamenti del giudicato costituito dalla sentenza n. 3156/2021 emessa dal Tribunale Ordinario di Roma, Sezione Lavoro, resa all'esito del giudizio di cui al R.G. n. 24436/2017, pubblicata in data 01/04/2021, notificata in data 13/05/2021, passata in giudicato.

Giustizia amministrativa202600630

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. VSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione del giudicato costituito da una sentenza del Tribunale ordinario di Roma, Sezione lavoro

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione debitrice)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha proposto un giudizio di ottemperanza per ottenere l'esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario di Roma, Sezione lavoro, passata in giudicato. Il Ministero ha eccepito che la ricorrente aveva contemporaneamente intrapreso l'esecuzione civile mediante pignoramento presso terzi e introdotto il giudizio amministrativo di ottemperanza, deducendo la violazione della buona fede processuale e l'aggravio di spese. Ha inoltre sostenuto che la pretesa fosse stata integralmente soddisfatta, chiedendo la dichiarazione di cessata materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., con condanna alle spese. La ricorrente non ha replicato, non ha depositato memoria conclusionale e non è comparsa all'udienza; tale comportamento è stato valutato come mancata contestazione dell'avvenuta esecuzione del giudicato.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, ritenendo che l'esecuzione del giudicato fosse intervenuta e risultasse incontestata. Il giudice ha valorizzato l'art. 84, comma 4, c.p.a., che consente di desumere da fatti o atti univoci successivi alla proposizione del ricorso e dal comportamento delle parti la sopravvenuta carenza di interesse. Pur richiamando la richiesta ministeriale di cessata materia del contendere ex art. 34, comma 5, c.p.a., la decisione è stata formalmente qualificata come improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese di lite sono state compensate in ragione delle concrete modalità di svolgimento della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    eventuale quote, SOLO SE PRESENTE

    Richiamato in relazione alla richiesta di dichiarazione della cessata materia del contendere per l'avvenuta soddisfazione della pretesa.

  • art. 84, comma 4, c.p.a.

    anche in assenza delle formalità di cui ai commi precedenti il giudice può desumere dall'intervento di fatti o atti univoci dopo la proposizione del ricorso ed altresì dal comportamento delle parti argomenti di prova della sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione della causa

    Consente al giudice di desumere la sopravvenuta carenza di interesse da fatti o atti univoci successivi al ricorso e dal comportamento processuale delle parti, anche in assenza delle formalità previste dai commi precedenti.

Massime di principio

  • Nel giudizio di ottemperanza, l'intervenuta esecuzione del giudicato determina la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione e comporta l'improcedibilità del ricorso.
  • Ai fini della declaratoria di sopravvenuta carenza di interesse, il giudice può valorizzare, ai sensi dell'art. 84, comma 4, c.p.a., fatti o atti univoci successivi alla proposizione del ricorso e il comportamento processuale delle parti.
  • La mancata contestazione, da parte del ricorrente, dell'avvenuta esecuzione del giudicato, unitamente alla mancata partecipazione alla fase conclusiva del giudizio, può costituire elemento idoneo a comprovare la sopravvenuta carenza di interesse.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaSopravvenuta carenza di interesseBuona fede e correttezza della PA

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