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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24212/2023 del 06/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riconoscimento di un indennizzo per ingiusta detenzione in relazione alla privazione della libertà subita durante un procedimento per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e omicidio volontario a seguito del naufragio del 6 agosto 2015 (220 vittime). In primo grado il ricorrente era stato assolto per non aver commesso il fatto; la Corte d'appello aveva però rigettato la domanda di riparazione ritenendo sussistente un comportamento ostativo alla riparazione.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso del ricorrente. Ha confermato che la Corte d'appello ha correttamente valutato, con motivazione adeguata e non contraddittoria, diversi elementi (segnalazioni di testimoni che lo indicavano fra chi manteneva l'ordine e picchiava, la presenza a bordo con oltre 500 migranti, la situazione di illegalità personale per precedente rigetto d'ingresso in Italia, le ammissioni dello stesso ricorrente di aver rimproverato passeggeri, e rapporti epistolari con coimputati poi condannati) che, pur non costituendo accertamento di colpevolezza nel processo penale, hanno formato una plausibile apparenza indiziaria idonea a escludere il diritto alla riparazione. Il ricorrente è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 606, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    art. 606, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Richiamato come base dei motivi di impugnazione in Cassazione; in questo contesto è stato usato dal ricorrente per censurare la motivazione e la valutazione degli elementi probatori relativi al presunto comportamento ostativo, mentre la Corte ha ritenuto la motivazione della Corte d'appello adeguata e non viziata nei termini dedotti.

  • art. 314, cod. proc. pen.

    art. 314, cod. proc. pen.

    Norma richiamata per spiegare il criterio di valutazione del giudice della riparazione: deve accertare, con valutazione ex ante e autonoma rispetto al giudizio di merito, se la condotta del richiedente abbia contribuito a creare la falsa apparenza di responsabilità penale che ha determinato la detenzione ingiusta.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione valuta ex ante e autonomamente tutti gli elementi disponibili: non accerta la responsabilità penale, ma se la condotta del richiedente abbia creato la credibile apparenza di coinvolgimento negli illeciti, idonea a giustificare la misura cautelare.
  • Dichiarazioni di terzi assunte nel processo di merito possono essere utilizzate in sede di riparazione purché non siano state radicalmente smentite o escluse dalla sentenza di assoluzione.
  • Ammissioni del ricorrente, comportamenti assunti prima o dopo la perdita della libertà e rapporti con soggetti poi condannati possono essere rilevanti per valutare la sussistenza di un comportamento ostativo.
  • La semplice presenza in un contesto illecito (es. imbarcazione con migranti non autorizzati), soprattutto se associata ad altri elementi (precedenti provvedimenti di respingimento, corrispondenza con coindagati, dichiarazioni), può essere considerata indice di colpa grave o contiguità ad ambienti criminali e ostare al riconoscimento della riparazione.
  • La valutazione del giudice di merito in materia di riparazione è apprezzamento di merito: se la motivazione è adeguata e congrua, è difficilmente censurabile in Cassazione.
  • In casi analoghi, chi chiede la riparazione dovrebbe documentare e dimostrare l'esclusione o l'inattendibilità delle prove dichiarative utilizzate per contestare il diritto alla riparazione, non limitandosi a sostenere genericamente l'irrilevanza degli elementi considerati.

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