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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48312/2022 del 20/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Santagati impugnava la conferma della condanna per corruzione attiva contestata in relazione alle indagini fiscali sulla Imprimet srl. I motivi principali erano: 1) violazione di legge e mancata, illogica motivazione perché non sarebbe stato individuato l'atto materiale infedele posto in essere dal pubblico ufficiale (Mar. Lgt. Francesco Giaccotto) né il concreto vantaggio per la società; la sentenza avrebbe usato categorie astratte come 'maggiore elasticità' o 'accelerazione' senza descrivere la condotta concreta. 2) vizio di motivazione e insufficienza probatoria in ordine alla responsabilità soggettiva del ricorrente, che sarebbe stato solo amministratore formale con una partecipazione minoritaria (23,95%), senza conversazioni intercettate o prove che lo colleghino direttamente alle trattative corruttive; il denaro sarebbe stato consegnato tramite un intermediario (rag. Giovanni Alonzo) senza prova di un suo coinvolgimento personale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso nel merito ma ha disposto una diversa qualificazione giuridica della condotta: pur riconoscendo l'impossibilità di individuare un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio (come dedotto dalla difesa), ha ritenuto provato il rapporto sinallagmatico tra la dazione/promessa di utilità e l'esercizio della funzione pubblica, con conseguente sussistenza del reato di corruzione per l'esercizio della funzione ex art. 318 cod. pen. (reato di pericolo) e non del più grave reato di corruzione propria previsto originariamente dall'art. 319 cod. pen. Pertanto ha dichiarato definitivo l'accertamento di responsabilità, ha riqualificato il fatto ai sensi degli artt. 110, 318 e 321 cod. pen. e ha rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Catania per la rideterminazione della pena, rigettando il ricorso nel resto. Inoltre la Corte ha ritenuto inammissibile la censura circa la posizione soggettiva del ricorrente che si limitava a rimettere in discussione le risultanze probatorie.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Riferimento al concorso di persone nel reato: i fatti sono stati qualificati come reato commesso in concorso tra più soggetti

  • art. 319 cod. pen.

    Originaria qualificazione della corruzione (atto contrario ai doveri d'ufficio); la Cassazione ha ritenuto non provata la specificazione dell'atto contrario ai doveri ma ha escluso che ciò escluda rilevanza penale, procedendo a riqualificazione

  • art. 321 cod. pen.

    Articolo richiamato nella motivazione insieme agli altri; la sentenza conclude per la qualificazione definitiva con riferimento agli artt. 110, 318 e 321

  • art. 318 cod. pen.

    Riqualificazione operata dalla Cassazione: corruzione per l'esercizio della funzione, reato di pericolo che sanziona la presa in carico di un interesse privato dietro dazione o promessa, senza necessità di individuare il compimento di un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio

  • art. 317 cod. pen.

    Ricordato dalla difesa (concussione) ma ritenuto non pertinente dalla Corte di merito; la Cassazione conferma l'irrilevanza dell'ipotesi di concussione rispetto alle risultanze

  • art. 319-quater cod. pen.

    Richiamato dalla difesa come possibile riqualificazione (induzione indebita) ma ritenuto non applicabile dalle Corti sulla base delle risultanze

  • Legge 6 novembre 2012, n. 190 (riforma anticorruzione)

    Richiamata come novellatrice dell'art. 318; la Corte si è uniformata all'interpretazione che l'art. 318 post-riforma sanziona anche la presa in carico dell'interesse privato senza necessità di atto contrario ai doveri

  • Giurisprudenza Cassazione (Sez. 6, n. 18125 del 22/10/2019 e Sez. 6, n. 33251 del 26/05/2021)

    Principi invocati: a) art. 318 qualifica come reato di pericolo la dazione/promessa sinallagmaticamente connessa all'esercizio della funzione; b) non è necessaria l'individuazione di un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio né l'abitualità dell'asservimento per la configurabilità della corruzione per l'esercizio della funzione

Massime di principio

  • La configurabilità del reato di corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318) non richiede necessariamente l'individuazione di un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio: è sufficiente dimostrare il rapporto sinallagmatico tra promessa/dazione e l'esercizio della funzione pubblica
  • Se non è possibile provare un atto materiale infedele concreto ma risulta il collegamento sinallagmatico (dazione/promessa in corrispettivo dell'attività ispettiva), il fatto può essere riqualificato in termini meno gravi (art. 318) invece di escludere la rilevanza penale
  • La posizione formale di amministratore solo 'nominale' non esclude la responsabilità se risultano poteri di gestione effettivi, presenza in azienda durante le verifiche e prova che il denaro è stato versato per conto della società
  • Le impugnazioni che si limitano a criticare la valutazione delle prove sulla responsabilità soggettiva sono spesso inammissibili o destinate al rigetto se la Corte ritiene consolidate le risultanze probatorie
  • In casi di corruzione con intermediari, la responsabilità del corruttore si può desumere anche in assenza di contatti diretti registrati se emerge che la dazione è stata effettuata nell'interesse della società sottoposta al controllo

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