Cassazione Civile, Ordinanza n. 00667/2025 del 10/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)
La controversia
L'Amministrazione finanziaria aveva emesso un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2014 nei confronti di una società operante nel commercio di autovetture, recuperando maggior reddito in via induttiva ai fini IRES, IVA e IRAP. L'Ufficio aveva valorizzato il fatto che la società avesse venduto quarantacinque auto sottocosto, con costi superiori ai ricavi e con un lasso di tempo molto breve tra acquisto e vendita, ritenendo l'operazione antieconomica, priva di contenuto economico e indice di inattendibilità delle scritture contabili. La C.T.P. aveva accolto il ricorso della contribuente e la C.T.R. aveva confermato, ritenendo che l'acquisto fosse avvenuto "in blocco" e che l'utile su alcuni veicoli compensasse le perdite su altri, così escludendo l'antieconomicità complessiva. In cassazione l'Agenzia ha dedotto, da un lato, la nullità della sentenza per motivazione apparente e violazione dell'obbligo di motivazione, e dall'altro la violazione delle norme sull'accertamento induttivo e dell'art. 2697 c.c., sostenendo che il giudice d'appello non aveva spiegato sulla base di quali elementi documentali fosse provato l'acquisto in blocco né come fosse stata vinta la presunzione derivante dall'antieconomicità.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto fondati congiuntamente i due motivi. Ha affermato che, in presenza di contabilità formalmente regolare ma intrinsecamente inattendibile per antieconomicità, l'Amministrazione può procedere ad accertamento induttivo sulla base di presunzioni semplici gravi, precise e concordanti, e spetta al contribuente fornire la prova contraria. Ha poi rilevato che la sentenza d'appello aveva escluso l'antieconomicità limitandosi ad affermare, in modo apodittico, che si trattava di acquisto in blocco e che le perdite su alcuni veicoli erano compensate dagli utili su altri, senza spiegare perché i quarantacinque veicoli oggetto di contestazione dovessero essere considerati come un'unica operazione né quali elementi di prova sorreggessero tale conclusione. La motivazione è stata qualificata come apparente, dunque affetta da nullità per error in procedendo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 600 del 1973
consente l'accertamento induttivo del reddito quando la contabilità, pur formalmente regolare, risulti intrinsecamente inattendibile per antieconomicità o altre incongruenze, sulla base di presunzioni semplici gravi, precise e concordanti.
art. 54, commi 2 e 3, d.P.R. n. 633 del 1972
richiamato in parallelo all'art. 39 d.P.R. 600/1973 come base dell'accertamento induttivo anche ai fini IVA.
art. 2697 c.c.
l'onere della prova contraria grava sul contribuente, che deve dimostrare la correttezza delle dichiarazioni e vincere la presunzione dell'Ufficio.
art. 2727 c.c. e ss.
richiamate per ribadire che gli elementi presuntivi dell'Amministrazione devono essere valutati come presunzioni semplici secondo i criteri di gravità, precisione e concordanza.
art. 111 Cost.
evocato quale parametro del dovere di motivazione della sentenza.
art. 36 d.lgs. 31 dicembre 1992
richiamato tra le norme sulla motivazione della decisione tributaria.
art. 132 c.p.c.
richiamato per il contenuto essenziale della sentenza e il requisito della motivazione.
art. 118 disp. att. c.p.c.
richiamato in tema di sufficienza e forma della motivazione.
Massime di principio
- In presenza di una contabilità formalmente regolare ma sostanzialmente inattendibile per condotte antieconomiche, l'Amministrazione finanziaria può legittimamente procedere ad accertamento induttivo fondato su presunzioni semplici gravi, precise e concordanti.
- Una volta che l'Ufficio abbia allegato elementi sintomatici di antieconomicità, spetta al contribuente l'onere di fornire prova contraria idonea a spiegare e giustificare le operazioni contestate.
- Il giudice tributario deve valutare gli indizi offerti dall'Amministrazione e, se li ritiene idonei, deve poi esaminare la prova contraria del contribuente, dando conto in motivazione del percorso logico seguito.
- È viziata da motivazione apparente la sentenza che si limiti ad aderire a una tesi difensiva senza spiegare gli elementi fattuali e probatori posti a base della decisione, rendendo impossibile il controllo sul ragionamento decisorio.
- Nel commercio di beni, la deduzione di un utile complessivo o di una compensazione economica tra singole operazioni richiede una specifica dimostrazione in fatto; non basta una mera affermazione apodittica sull'esistenza di un acquisto "in blocco".
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