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Cassazione Civile, Ordinanza n. 12600/2023 del 10/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (amministratore)

La controversia

La controversia nasce da una fornitura di materiale per la protezione civile ordinata per conto di un piccolo comune in assenza della preventiva autorizzazione della spesa e del relativo impegno contabile. La ditta fornitrice consegnò la merce a un assessore che si era presentato personalmente presso la sede dell’impresa con un veicolo comunale; l’ordine era stato poi confermato dal sindaco pro tempore. Il decreto ingiuntivo ottenuto dalla ditta contro il comune fu revocato in primo grado, ma il tribunale ritenne personalmente obbligato il sindaco per l’acquisto non autorizzato. La corte d’appello confermò la decisione valorizzando la consegna al soggetto che appariva legittimato a ricevere la merce e la buona fede della fornitrice, pur escludendo che la merce fosse pervenuta nella disponibilità dell’ente. Il ricorso per cassazione deduceva: 1) violazione delle norme sulla rappresentanza e delle regole formali degli enti locali, sostenendo che l’art. 1189 c.c. non fosse applicabile; 2) erronea qualificazione dell’assessore come rappresentante apparente del comune; 3) mancata valutazione della scusabilità dell’affidamento della fornitrice, limitandosi la corte a verificare la sola buona fede; 4) violazione dell’art. 2041 c.c. per il rigetto della domanda di ingiustificato arricchimento, assumendo che, se la consegna al rappresentante apparente fosse stata ritenuta efficace, avrebbe dovuto riconoscersi anche un indennizzo per l’arricchimento dell’ente.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto i primi tre motivi di ricorso, assorbendo il quarto. Ha ritenuto che la corte territoriale avesse applicato in modo incompleto l’art. 1189 c.c., trascurando di verificare, oltre alla buona fede della fornitrice, anche la ragionevolezza e scusabilità dell’affidamento e la presenza di un comportamento del creditore effettivo idoneo a ingenerare l’apparenza dei poteri rappresentativi. Ha inoltre rilevato che, in assenza di un valido impegno di spesa e di effettiva consegna della merce all’ente, il comune non poteva considerarsi creditore effettivo della prestazione e non poteva operare la figura del rappresentante apparente nei termini ritenuti dalla corte di merito. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha rigettato la domanda della ditta fornitrice nei confronti sia del comune sia dell’ex sindaco, condannando la ditta alle spese.

Norme richiamate

  • art. 1189 c.c.

    "il debitore che esegue il pagamento a chi appare legittimato a riceverlo in base a circostanze univoche, è liberato se prova di essere stato in buona fede"

    La norma si applica anche al pagamento effettuato a un rappresentante apparente, ma richiede cumulativamente circostanze univoche di apparenza e buona fede incolpevole del solvens; l’affidamento deve essere ragionevole e non colposo.

  • art. 1176 c.c.

    Richiamato per il parametro della diligenza nella verifica della situazione apparente e della scusabilità dell’affidamento.

  • art. 1182 c.c.

    Richiamato nel motivo di ricorso, ma non assume rilievo decisivo nella ratio della decisione.

  • art. 191 d.lgs. n. 267/2000

    Le obbligazioni degli enti locali richiedono la preventiva autorizzazione della spesa e l’impegno contabile; in assenza di tali presupposti il contratto di fornitura è nullo in radice e non può fondare responsabilità dell’ente o dell’amministratore nei termini affermati in appello.

  • art. 50 d.lgs. n. 267/2000

    Richiamato tra le norme sulla rappresentanza degli enti locali nella censura del ricorrente.

  • art. 2041 c.c.

    La domanda di arricchimento senza causa è stata assorbita nei motivi accolti; la sentenza esclude comunque il riconoscimento dell’indennizzo in assenza di utilitas per l’ente destinatario.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato implicitamente nella verifica dell’onere della prova sull’affidamento incolpevole e sulla situazione apparente.

Massime di principio

  • Il pagamento o la consegna eseguiti a favore di un soggetto che appaia legittimato a ricevere la prestazione liberano il debitore solo se questi dimostra sia circostanze oggettive univoche di apparenza sia la propria buona fede incolpevole; l’affidamento deve essere ragionevole e scusabile.
  • Il principio dell’apparenza del diritto non può essere applicato in modo meramente automatico: il giudice deve accertare se il terzo abbia verificato con l’ordinaria diligenza una situazione facilmente controllabile e se l’errore sia stato determinato anche da un comportamento colposo del creditore effettivo.
  • Quando la prestazione è resa in favore di un ente pubblico senza il rispetto delle forme essenziali previste per l’impegno della spesa, il contratto può risultare nullo in radice e ciò incide sia sulla possibilità di considerare l’ente creditore effettivo sia sulla configurabilità di obbligazioni personali dell’amministratore.
  • La figura del rappresentante apparente del creditore effettivo richiede che la condotta del soggetto che ha ingenerato l’apparenza sia riferibile al creditore vero e abbia concorso a creare nel solvens una ragionevole presunzione di legittimazione.

Come è indicizzato

MaterieInadempimentoImpugnazioni
RamiObbligazioniProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezzaNullità

Testo integrale

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