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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28041/2023 del 28/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma del 16/02/2023 che ha disposto il divieto di dimora nella via Acquaviva d'Isernia in Roma. La ricorrente deduceva manifesta illogicità e carenza motivazionale: sosteneva che il pericolo di reiterazione del reato fosse venuto meno perché la Polizia municipale aveva chiuso le opere murarie e il Pubblico ministero aveva ripristinato il sequestro apponendo nuovi sigilli, determinando la perdita definitiva del possesso dell'immobile da parte della ricorrente

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, in tema di misure cautelari personali, il ricorso per cassazione che impugni l'insussistenza dei gravi indizi o l'assenza delle esigenze cautelari sia ammissibile solo se denuncia violazione di specifiche norme o manifesta illogicità della motivazione, e non quando si limiti a una diversa valutazione dei fatti. Il giudice ha confermato la sussistenza del pericolo di reiterazione sulla base di elementi documentali e delle condotte della ricorrente (che, nonostante i sigilli, aveva ultimato il fabbricato oggetto di sequestro e risultava insensibile ai provvedimenti dell'autorità). Per l'evidente infondatezza del ricorso, la Corte ha altresì condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende, disponendo gli adempimenti di Cancelleria previsti

Norme richiamate

  • art. 349 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato contestato; la sentenza indica ripetute violazioni dell'art. 349 da parte della ricorrente come base fattuale per il pericolo di reiterazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per l'onere delle spese del procedimento e per il versamento della somma a favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità manifestamente infondata del ricorso

  • art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

    Riferimento formale agli adempimenti di Cancelleria da eseguire a seguito della decisione

  • Giurisprudenza della Cassazione

    Sez. 2, n. 31553 del 17/05/2017 (Paviglianiti), Rv. 270628

    Principio richiamato secondo cui il ricorso per cassazione avverso misure cautelari che deduca l'insussistenza degli indizi o l'assenza delle esigenze cautelari è ammissibile solo se denuncia violazione di norme specifiche o manifesta illogicità della motivazione, non una rivalutazione dei fatti

  • Corte costituzionale

    Sentenza 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata con riferimento ai criteri per l'imposizione di sanzioni processuali in caso di ricorso infondato; utilizzata per giustificare l'applicazione dell'ammenda e delle spese

Massime di principio

  • In Cassazione i ricorsi avverso misure cautelari personali che sollevino questioni di fatto (valutazione dei gravi indizi o delle esigenze cautelari) sono in genere inammissibili se non indicano violazioni normative specifiche o la manifesta illogicità della motivazione
  • La mera produzione di elementi che attestino la temporanea perdita del possesso (es. ripristino del sequestro, apposizione di sigilli) non è automaticamente idonea a escludere il pericolo di reiterazione quando esistano elementi che mostrino la condotta reiterata o la capacità di eludere i provvedimenti dell'autorità
  • Il giudice valuta il pericolo di reiterazione anche sulla base di elementi documentali e della storia comportamentale dell'indagato (ripetute violazioni, completamento dell'opera nonostante il sequestro), e questo può giustificare misure cautelari preventive
  • Se la Cassazione dichiara il ricorso manifestamente infondato si applicano conseguenze economiche al ricorrente (spese e ammenda) ai sensi degli istituti richiamati in sentenza
  • Per impugnare efficacemente misure cautelari è preferibile concentrare il gravame su profili di diritto (violazioni procedurali, errori normativi, manifesta illogicità della motivazione) e presentare prove incontrovertibili rispetto alla sussistenza delle esigenze cautelari

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