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Sentenza

Sentenza del 18/03/2015 n. 5383 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia deducendo la violazione e falsa applicazione degli artt. 1306 e 2909 c.c. La CTR aveva ritenuto applicabile alla A.A. S.p.A., quale condebitore solidale, la sentenza favorevole pronunciata nei confronti degli eredi, anche se tale decisione non era ancora passata in giudicato. Secondo l'Agenzia, l'efficacia favorevole prevista dall'art. 1306 c.c. non avrebbe potuto operare prima della definitività della sentenza.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per sopravvenuta carenza di interesse. Nelle more del giudizio, infatti, la sentenza favorevole della Commissione Tributaria Provinciale di Catania, pronunciata nei confronti di un condebitore solidale, era passata in giudicato; di conseguenza, non vi erano più dubbi sulla sua applicabilità anche alla A.A. S.p.A. La Corte ha compensato le spese di tutti i gradi di giudizio, tenuto conto dell'esito dei precedenti gradi.

Norme richiamate

  • Art. 1306 cod. civ.

    La sentenza favorevole pronunciata nei confronti di uno dei condebitori solidali può essere fatta valere dagli altri condebitori, salvo specifiche eccezioni. Nel caso concreto, la sua applicabilità alla fideiussore è divenuta incontestabile dopo il passaggio in giudicato della sentenza favorevole.

  • Art. 2909 cod. civ.

    L'autorità della cosa giudicata opera tra le parti, i loro eredi o aventi causa, quando la decisione è divenuta definitiva. La questione della definitività della sentenza è stata superata dal suo successivo passaggio in giudicato.

  • Art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.

    Consente di ricorrere per cassazione denunciando la violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Il motivo proposto dall'Agenzia non è stato esaminato nel merito perché il ricorso è divenuto inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Massime di principio

  • Quando, durante il giudizio di cassazione, sopravviene un fatto che elimina concretamente l'utilità della decisione richiesta, il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • Nel caso di obbligazioni solidali, una decisione favorevole ottenuta da uno dei condebitori può essere invocata dagli altri nei limiti previsti dall'art. 1306 c.c.; il passaggio in giudicato rafforza in modo decisivo la stabilità e l'efficacia della decisione.
  • Se la questione controversa viene definitivamente risolta da una sentenza successivamente passata in giudicato, non sussiste più un interesse attuale a ottenere dalla Corte di cassazione una pronuncia sulla validità dell'interpretazione originaria.
  • La dichiarazione di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non equivale necessariamente a una pronuncia di merito favorevole su tutti gli argomenti prospettati, ma comporta che il giudizio non prosegue perché la decisione richiesta non produrrebbe più un'utilità concreta.
  • La compensazione delle spese può essere disposta quando l'esito complessivo dei precedenti gradi e l'evoluzione successiva della controversia rendono equo non porre le spese interamente a carico della parte soccombente.

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