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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21091/2023 del 17/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per il delitto previsto dall'art. 493 ter c.p., deducendo: 1) nullità per presunta illegittima partecipazione al processo d'appello e nullità degli atti successivi (art. 606 lett. c) c.p.p.); 2) nullità del decreto di fissazione dell'udienza preliminare per mancato avviso che l'imputato, se non comparso, sarebbe stato giudicato in sua assenza (art. 606 lett. c) c.p.p.); 3) vizio di motivazione per non aver tenuto conto dell'assoluzione del ricorrente in separato procedimento, nel quale era stata escussa la stessa persona offesa (Donadoni) le cui dichiarazioni erano state poste a fondamento della condanna; 4) difetto di motivazione sulle statuizioni civili.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i primi due motivi come manifestamente infondati (nessuna nullità per la presenza dell'imputato al momento della lettura del dispositivo e deduzione tardiva della nullità della citazione). Ha invece ritenuto fondato il terzo motivo: la difesa ha dimostrato l'esistenza di una pronuncia assolutoria in altro procedimento, dotata di autorità di cosa giudicata, che riguardava fatti parzialmente sovrapponibili e la stessa fonte di prova (la testimone Donadoni). La Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti ad altra sezione della Corte d'Appello di Milano per nuovo giudizio sul punto rilevante.

Norme richiamate

  • art. 493 ter cod.pen.

    Norma penale contestata: il ricorrente era stato condannato per il reato previsto da questa disposizione; la sentenza di merito aveva ritenuto provata la fattispecie.

  • art. 606 lett. c) cod.proc.pen.

    Fondamento dei motivi di cassazione relativi a violazioni procedurali e vizi di nullità/motivazione; la Corte ha ritenuto infondati i primi due rilievi basati su tale disposizione.

  • art. 173 disp.att. cod.proc.pen.

    Norma richiamata per la riassunzione e sintesi dei motivi di ricorso in cassazione; utilizzata per presentare i motivi distinti in forma aggregata.

  • autorità di cosa giudicata (res judicata)

    Principio sostanziale richiamato dalla Corte: una pronuncia assolutoria in altro procedimento, divenuta definitva, deve essere esaminata e valorizzata dal giudice d'appello se riguarda fatti e fonti di prova parzialmente sovrapponibili, perché può incidere sulla valutazione della responsabilità.

Massime di principio

  • La mera assenza di revoca di una precedente dichiarazione di assenza può essere sanata dalla presenza dell'imputato al momento della lettura del dispositivo: ciò può rendere infondata la censura di nullità processuale.
  • Eccezioni processuali dedotte tardivamente in Cassazione, se non sollevate nei gradi precedenti, sono difficilmente ammesse come fondate.
  • Quando esiste una pronuncia definitiva (assolutoria o dichiarata rilevante) in un procedimento separato che coinvolge le stesse date, fatti o fonti di prova, il giudice d'appello deve esaminarla e valutare il suo impatto sulla decisione: il mancato esame può determinare annullamento per vizio di motivazione.
  • Le dichiarazioni della stessa persona offesa/testimone utilizzate in più procedimenti vanno valutate in relazione all'esistenza di decisioni giudiziali sopravvenute che ne influenzino la rilevanza probatoria.
  • Se la Corte di legittimità riscontra che i giudici di merito non hanno considerato un elemento decisivo dotato di efficacia preclusiva/res judicata, può annullare la sentenza e disporre la rinnovazione del giudizio davanti ad altra sezione per assicurare la corretta valutazione della responsabilità.

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