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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8103/2022 del 07/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al persistente pericolo di recidiva. Ha contestato che il giudice si sia basato soltanto sulla sentenza di condanna e sul titolo di reato, senza considerare: a) la condotta positiva tenuta durante il lungo periodo di detenzione (prova della volontà di reinserimento sociale); b) la disponibilità a sottoporsi al controllo tramite braccialetto elettronico; c) la mancata acquisizione di una relazione dalla direzione carceraria; d) la mancata verifica dell'estraneità del contesto familiare del ricorrente da contesti criminali.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta l'applicazione del principio secondo cui, in sede d'appello avverso ordinanza di rigetto della revoca o sostituzione di misura cautelare personale, il tribunale non è tenuto a riesaminare ex novo le condizioni legittimanti la misura, ma solo a verificare la correttezza giuridica e l'adeguatezza della motivazione in relazione a fatti nuovi o sopravvenuti. Il Tribunale ha motivato che: 1) il ricorrente è stato condannato in primo grado a sei anni per rapina aggravata e lesioni; 2) è gravato da precedenti penali; 3) la detenzione (un anno e un mese) non aveva rilievo significativo in assenza di ulteriori elementi favorevoli sopravvenuti; 4) il comportamento carcerario e l'assenza di coinvolgimento familiare non costituivano elementi nuovi o decisivi; 5) la gravità dei reati e l'entità della pena rendevano proporzionata e adeguata la misura detentiva rispetto al persistente pericolo di recidiva. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3000 alla Cassa delle ammende; il provvedimento è stato inviato alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 6, n. 45826 del 27/10/2021, D'Ippolita)

    Principio secondo cui il giudice dell'appello, nelle impugnazioni avverso il rigetto di richieste di revoca o sostituzione di misure cautelari personali, non riesamina integralmente le condizioni della misura ma verifica la correttezza giuridica e la motivazione in relazione a fatti nuovi o sopravvenuti idonei a modificare il quadro cautelare

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att., cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti a seguito della decisione; la sentenza ordina l'invio degli atti alla cancelleria per le formalità previste

Massime di principio

  • In appello contro il rigetto di una richiesta di revoca o sostituzione di misura cautelare il giudice non è tenuto a riesaminare integralmente la sussistenza delle esigenze cautelari: l'esame è limitato a verificare la correttezza giuridica e la motivazione dell'ordinanza impugnata e l'esistenza di elementi nuovi o sopravvenuti.
  • La gravità del reato, il titolo di condanna e i precedenti penali restano elementi rilevanti per valutare il persistente pericolo di recidiva; il semplice decorso del tempo in detenzione non è di per sé decisivo se non accompagnato da elementi nuovi e concreti a favore del detenuto.
  • Per ottenere la sostituzione della misura cautelare è utile produrre elementi nuovi e documentati (es. relazioni della direzione carceraria, programmi di reinserimento, piani di controllo elettronico concreti, attestazioni di distanza del nucleo familiare da contesti criminosi) che dimostrino l'assenza o la mitigazione delle esigenze cautelari.
  • Le argomentazioni riproposte in cassazione senza elementi nuovi o una diversa prospettazione giuridica rischiano di essere considerate generiche e determinare l'inammissibilità del ricorso.
  • Misure alternative alla detenzione (arresti domiciliari, controllo elettronico) richiedono un quadro probatorio che dimostri la loro adeguatezza a neutralizzare il pericolo di recidiva; la disponibilità verbale non sostituisce la necessità di evidenze oggettive e relazioni ufficiali.

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