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Sentenza

Sentenza n. 2201/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202409493

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania che aveva annullato l’annullamento d’ufficio, disposto dal Comune dopo circa undici anni, di un provvedimento di accoglimento di una domanda di condono edilizio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (destinatari del condono)

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguarda l’annullamento d’ufficio di un condono edilizio rilasciato nel 2011 per un locale commerciale abusivo, inserito in un fabbricato già acquisito al patrimonio comunale. Nel 2020, a seguito della richiesta di cancellazione della trascrizione dell’acquisizione, il Comune aveva rilevato che nelle dichiarazioni integrative presentate dal privato non era stata indicata l’approvazione, nel 2004, del vincolo relativo al Parco regionale metropolitano “Colline di Napoli”. Ritenendo necessaria l’acquisizione dei pareri degli organi preposti alla tutela paesaggistica e considerando erroneamente emesso il condono sulla base della dichiarazione del privato circa l’assenza di vincoli, il Comune aveva annullato d’ufficio il titolo dopo circa undici anni. Il TAR aveva accolto il ricorso, ritenendo insussistenti i presupposti per superare il limite temporale dell’autotutela, sia perché la falsità non era stata accertata con sentenza passata in giudicato, sia perché la verifica della disciplina urbanistica e dei vincoli gravava sul Comune. L’appello è stato proposto deducendo che la falsa rappresentazione dei fatti non richiede una sentenza passata in giudicato, che la procedura semplificata di condono si fondava sulle autodichiarazioni del privato, soggette alle conseguenze previste dal d.P.R. 445/2000, e che non sarebbe stata necessaria la partecipazione procedimentale trattandosi di atto vincolato.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza del TAR, sebbene con diversa motivazione. Ha precisato che la falsa rappresentazione dei fatti può consentire il superamento del limite temporale dell’annullamento d’ufficio anche senza un accertamento penale passato in giudicato, purché la falsità sia inequivocabilmente accertata dall’amministrazione, abbia avuto incidenza determinante sull’adozione dell’atto favorevole e sia consistita in una rappresentazione divergente dalla realtà non agevolmente verificabile mediante l’ordinaria istruttoria, tale da rivelare un intento fraudolento o malizioso. Anche un’omissione può rilevare, ma non quando riguardi una circostanza pubblica che l’amministrazione aveva il dovere e la possibilità di conoscere. Nel caso concreto, l’omessa indicazione del vincolo del parco non aveva carattere fortemente decettivo: il Comune aveva svolto una specifica istruttoria sulla domanda di condono e conosceva, o avrebbe dovuto conoscere, la situazione urbanistica e vincolistica del territorio. La procedura semplificata non impediva lo svolgimento dei necessari accertamenti, che gli uffici avevano infatti eseguito senza rilevare il vincolo. La scoperta della situazione reale avrebbe dovuto quindi avvenire già durante l’esame dell’istanza; il Comune non poteva invocare, a distanza di undici anni, la propria negligenza istruttoria per sottrarsi al limite temporale di dodici mesi applicabile ratione temporis. Mancando il presupposto che consentiva di superare tale limite, l’annullamento d’ufficio del condono era illegittimo. Le spese del grado d’appello sono state compensate, in considerazione della non univocità della giurisprudenza.

Norme richiamate

  • art. 21-nonies, comma 2-bis, l. 241/1990

    provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato

    Il superamento del limite temporale per l’annullamento d’ufficio è ammissibile, anche oltre il termine ordinario applicabile ratione temporis, quando il provvedimento favorevole sia stato conseguito sulla base di una falsa rappresentazione dei fatti imputabile al privato. Per la falsa rappresentazione dei fatti non è necessario un accertamento penale passato in giudicato, purché la falsità sia accertata inequivocabilmente dall’amministrazione e abbia avuto incidenza determinante sull’atto. Non rilevano invece omissioni relative a circostanze pubbliche agevolmente conoscibili dall’amministrazione mediante l’ordinaria istruttoria.

  • art. 39, comma 19, l. 23 dicembre 1994, n. 724

    per le opere abusive divenute sanabili in forza della presente legge, il proprietario che ha adempiuto agli oneri previsti per la sanatoria ha il diritto di ottenere l’annullamento delle acquisizioni al patrimonio comunale dell’area di sedime e delle opere sopra questa realizzate

    La disposizione consentiva la presentazione della domanda di condono e la successiva cancellazione dell’acquisizione al patrimonio comunale al ricorrere dei presupposti della sanatoria.

  • art. 7, terzo comma, l. 28 febbraio 1985, n. 47

    Richiamato quale fondamento dell’acquisizione al patrimonio comunale dell’area di sedime e delle opere abusive.

  • d.P.R. 445/2000

    Richiamato dal Comune per sostenere che le autodichiarazioni false o mendaci rese nella procedura semplificata comportano decadenza dal beneficio e ulteriori conseguenze, ma ritenuto non decisivo nel caso concreto, poiché l’omissione riguardava un vincolo conoscibile dall’amministrazione.

  • art. 2 Cost.

    Richiamato nella giurisprudenza citata a fondamento degli obblighi di correttezza e buona fede gravanti anche sui privati.

Massime di principio

  • Il limite temporale all’annullamento d’ufficio di un provvedimento favorevole non opera quando il destinatario abbia indotto l’amministrazione in errore mediante una falsa rappresentazione dei fatti, anche omissiva, purché la falsità sia accertata inequivocabilmente, abbia avuto incidenza determinante sull’atto e non fosse rilevabile dall’amministrazione attraverso l’ordinaria istruttoria.
  • La falsa rappresentazione dei fatti che consente di superare il limite temporale dell’autotutela non richiede necessariamente una sentenza penale passata in giudicato; tale accertamento processuale è distinto dall’accertamento amministrativo della divergenza tra realtà e rappresentazione, salvo il caso di dichiarazioni mendaci costituenti reato.
  • L’omessa indicazione di un vincolo urbanistico o paesaggistico non legittima, di per sé, l’annullamento d’ufficio tardivo di un titolo favorevole quando il vincolo costituisca una circostanza pubblica, conoscibile dall’amministrazione e verificabile mediante l’ordinaria istruttoria.
  • L’amministrazione non può differire il momento della scoperta dei fatti rilevanti per l’autotutela invocando la propria negligenza istruttoria: se avrebbe dovuto conoscere tali fatti già durante il procedimento originario, il termine per l’annullamento d’ufficio non può essere eluso a distanza di anni.
  • La procedura amministrativa semplificata e il ricorso alle autodichiarazioni non esonerano l’amministrazione dal compiere gli accertamenti necessari sui presupposti del provvedimento, quando tali accertamenti siano compatibili con la struttura del procedimento e riguardino dati nella disponibilità dell’ente.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAutotutela
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaLegittimo affidamentoDifetto di istruttoriaBuona fede e correttezza della PA

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