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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42189/2023 del 17/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione e 24.000 euro di multa per concorso nella detenzione di sostanze stupefacenti (art.110 c.p., art.73 d.P.R. 309/1990). In cassazione si deduceva: 1) carenza o illogicità della motivazione sul punto della prova del contributo causale e sulla possibilità di configurare una mera connivenza non punibile; 2) mancata o insufficiente valutazione della richiesta di derubricazione del fatto a favoreggiamento personale (art.378 c.p.); 3) erronea applicazione della legge penale in relazione alla mancata riqualificazione. La difesa sosteneva che la droga era stata appena portata e che la condotta dell'imputata (avvertire i conviventi) non costituiva contributo consapevole al reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che la Corte territoriale aveva adeguatamente motivato la sussistenza del concorso: elementi indicativi erano l'assidua vigilanza dell'ingresso da parte dell'imputata, l'immediato avvertimento ai coimputati al momento dell'accesso degli operanti, la collocazione di ingenti quantitativi di stupefacente nella camera da letto dell'abitazione condivisa e le ridotte dimensioni dell'appartamento, tutti indici di piena consapevolezza e di un contributo che rafforzava il proposito criminoso. La richiesta di derubricazione a favoreggiamento è stata ritenuta infondata, anche richiamando il principio secondo cui il favoreggiamento personale non è configurabile in costanza di detenzione quale reato permanente, salvo prova che l'aiuto mirasse a far cessare la permanenza del reato. La cassazione ha altresì disposto la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art.110 cod. pen.

    Regola il concorso di persone nel reato; la Corte lo ha interpretato come la necessità di un contributo consapevole che può manifestarsi anche in comportamenti che agevolano il proposito criminoso.

  • art.73 d.P.R. 9/10/1990, n.309

    Disciplina l'illecita detenzione di sostanze stupefacenti; è la fattispecie-base contestata per la detenzione dell'hashish rinvenuto.

  • art.80 d.P.R. 9/10/1990, n.309

    Riguarda aggravanti specifiche; la Corte ha valutato il bilanciamento tra aggravante e circostanze attenuanti, confermando l'equivalenza valutata in primo grado.

  • art.378 cod. pen.

    Favoreggiamento personale: la Corte ha ritenuto che non si potesse applicare perché, nei reati permanenti come la detenzione di stupefacenti, l'agevolazione non è configurabile se non volta a far cessare la permanenza del reato; nel caso concreto la condotta era idonea a rafforzare il proposito criminoso.

  • art.606 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che consente il ricorso per vizi della motivazione (mancanza, contraddittorietà o illogicità); la Corte ha ritenuto i rilievi della difesa infondati perché la motivazione della Corte territoriale risultava coerente e logicamente motivata.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    es. Sez.3, n.34895/2015; Sez.4, n.34754/2020; Sez. U, n.36258/2012

    Richiamati principi consolidati sul discrimine tra connivenza non punibile e concorso, sulla impossibilità di configurare il favoreggiamento durante la permanenza del reato e sul principio per cui il silenzio su deduzioni ritenute disattese è giustificato se emergono dalla motivazione complessiva.

Massime di principio

  • La distinzione fra connivenza non punibile e concorso dipende dall'elemento soggettivo: la mera passività vs un contributo consapevole che agevola il reato (anche implicito, es. vigilanza, avvisi ai complici).
  • Comportamenti quali sorvegliare l'ingresso, avvertire i coimputati al sopraggiungere degli operanti, la collocazione di ingenti quantità di droga in spazi privati condivisi sono indici robusti di consapevolezza e concorso.
  • Nei reati permanenti (es. detenzione di stupefacenti) il favoreggiamento personale è difficilmente configurabile durante la permanenza del reato, salvo che l'aiuto sia diretto a far cessare la permanenza stessa.
  • La presenza di ingente quantitativo di stupefacente e la sua collocazione nell'abitazione della ricorrente aumentano la presunzione di conoscenza e disponibilità, rafforzando la tesi del concorso.
  • La Corte di Cassazione non riesamina liberamente i fatti: verifica la logicità, la completezza e la coerenza della motivazione delle corti di merito; se la motivazione complessiva contrasta le deduzioni difensive, il silenzio su singoli argomenti può essere non censurabile.
  • Per ottenere derubricazione a favoreggiamento è necessario provare concretamente che l'atteggiamento dell'agente fosse finalizzato a far cessare la permanenza dell'illecito o a agevolare esclusivamente l'impunità, e non invece a sostenere o coprire l'attività illecita.

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