Ordinanza n. 1686/2026 - Napoli, Sezione 2
per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento dirigenziale di acquisizione al patrimonio comunale ex accertamento di inottemperanza all’ordinanza di demolizione di opere abusive ex art. 31 co. 3 d.p.r. 380/01 emesso dal comune di Marano di Napoli – vi settore urbanistica
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento dirigenziale di acquisizione al patrimonio comunale per inottemperanza a ordinanza di demolizione di opere abusive
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione, il provvedimento comunale di acquisizione al patrimonio comunale adottato ai sensi dell’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001. In sede cautelare ha dedotto, in particolare, il contrasto dell’atto con la sentenza del Consiglio di Stato n. 2899/2024, che aveva limitato l’effetto acquisitivo alla superficie di circa 250 mq sulla quale era stato realizzato il manufatto. Il provvedimento comunale aveva invece disposto l’acquisizione dell’intera particella 1970 del foglio 6, ritenendo comprese le aree pertinenziali funzionali all’utilizzo degli immobili, trasformate nella destinazione originaria del suolo e necessarie alle finalità indicate nella deliberazione consiliare. Il ricorrente ha inoltre proposto davanti al giudice civile un’azione di accertamento della proprietà, nell’ambito della quale potrà essere disposta una CTU per stabilire l’estensione dei beni effettivamente acquisiti.
La decisione
Il TAR ha accolto la domanda cautelare e sospeso l’efficacia del provvedimento acquisitivo. A un primo esame, il Collegio ha ritenuto che l’atto comunale contrastasse con la sentenza del Consiglio di Stato n. 2899/2024, poiché estendeva l’acquisizione all’intera particella, mentre la sentenza d’appello aveva limitato l’effetto acquisitivo alla sola superficie di circa 250 mq occupata dal manufatto. Il Tribunale ha valorizzato anche la pendenza del giudizio civile sull’accertamento della proprietà e la possibilità di accertamenti tecnici, ritenendo che l’esecutività dell’atto avrebbe arrecato al privato un danno grave. Non sono state ravvisate, allo stato, ragioni di interesse pubblico particolarmente rilevanti idonee a prevalere sull’interesse cautelare del ricorrente. La trattazione di merito è stata rinviata all’udienza pubblica del 7 aprile 2027. Il Comune è stato condannato al pagamento di 500 euro per la fase cautelare.
Norme richiamate
art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001
nei limiti di quanto disposto dall’art. 31 co.3 del D.P.R. 380/2001
La misura acquisitiva conseguente all’inottemperanza all’ordine di demolizione deve rispettare i limiti legali e, nel caso esaminato, quelli conformativi stabiliti dalla precedente sentenza d’appello.
art. 55 c.p.a.
Costituisce la base processuale per la decisione sulla domanda cautelare incidentale.
Massime di principio
- In sede cautelare, è sospendibile il provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio comunale quando, a un primo esame, l’estensione dell’acquisizione ecceda i limiti stabiliti da una precedente sentenza passata in giudicato o comunque si ponga in contrasto con il relativo contenuto conformativo.
- L’acquisizione prevista dall’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001 non può estendersi automaticamente all’intera particella catastale, ma deve essere limitata alle aree comprese nei presupposti e nei limiti concretamente accertati, inclusa l’eventuale superficie pertinenziale nei limiti in cui ciò sia coerente con il titolo giudiziale e con la disciplina applicabile.
- Ai fini della tutela cautelare, la pendenza di un giudizio civile diretto all’accertamento della proprietà e la necessità di un eventuale accertamento tecnico possono concorrere a dimostrare l’incertezza sull’estensione dei beni acquisiti e il periculum derivante dall’esecuzione dell’atto amministrativo.
- La sospensione dell’atto acquisitivo può essere disposta quando l’esecuzione comporti un danno grave per il privato e l’amministrazione non dimostri ragioni di interesse pubblico particolarmente rilevanti idonee a prevalere sull’interesse cautelare.
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