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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3490/2023 del 27/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo e assorbito il secondo. Ha ritenuto che i giudici di merito abbiano travisato le prove omettendo di considerare le precise indicazioni fornite dagli imputati sull'origine degli assegni e che quindi mancasse il dolo di ricettazione. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza per violazione delle regole di valutazione della prova e vizio di motivazione, sostenendo l'assenza del dolo richiesto per il reato di ricettazione. Essi avevano già indicato sin dalle indagini chi aveva consegnato loro, tramite il figlio, assegni poi girati e versati sul conto della ditta familiare, allegando una spiegazione dell'origine del possesso. Contestavano inoltre il rigetto delle circostanze attenuanti generiche.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. c ed e, codice di procedura penale

    Grounds of cassation invoked: inosservanza delle norme processuali sulla valutazione delle prove e vizio di motivazione per travisamento e motivazione apparente; utilizzate per censurare la valutazione del dolo da parte dei giudici di merito.

  • art. 173, comma 1, disposizioni attuative, codice di procedura penale

    Norma procedurale richiamata per l'esposizione sintetica dei motivi di ricorso in cassazione.

  • Decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 195

    art. 1, lett. c, n. 1, 2, 3

    Modifica della struttura del reato di ricettazione e delle modalità di identificazione del "tipo" del reato; menzionato per spiegare l'assetto normativo relativo alla consapevolezza della provenienza delittuosa.

  • Decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 188

    Richiamato in relazione alle disposizioni sul rafforzamento della presunzione di innocenza e alle modifiche nella valutazione delle presunzioni a carico dell'imputato.

  • Giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione (varie sezioni)

    es. Sez. 2, n. 20193 del 19/4/2017; Sez. 2, n. 34522 del 13/06/2019; Sez. U., n. 35535 del 12/7/2007; Sez. U. n. 12433 del 26/11/2009

    Principi richiamati: l'imputato che riceve cosa sospetta deve fornire un'adeguata allegazione circa l'origine (non un onere probatorio pieno), il dolo di ricettazione può emergere dal comportamento e dall'accettazione del rischio (dolo eventuale), ma l'assenza di una valutazione corretta delle spiegazioni riportate può portare al travisamento della prova.

Massime di principio

  • Per il reato di ricettazione la sussistenza del dolo consiste nella consapevolezza della provenienza illecita della cosa: il giudice deve valutare se le spiegazioni dell'imputato circa l'origine siano credibili prima di inferire la conoscenza del carattere delittuoso.
  • L'onere dell'imputato non è di "provare" la legittima provenienza, ma di fornire una spiegazione attendibile (onere di allegazione) che possa essere valutata dal giudice e eventualmente fatta oggetto d'indagine.
  • Il dolo eventuale può essere desunto dall'atteggiamento di chi accetta il rischio della provenienza illecita, ma tale deduzione richiede elementi probatori concreti (es. contraffazione evidente, incongruenze gravi nell'attività commerciale) e non può basarsi su mere congetture.
  • Se la decisione di merito travisa fatti provati o omette di considerare spiegazioni precise fornite dall'imputato, la Cassazione può annullare senza rinvio quando risulti che il fatto non costituisce reato per difetto dell'elemento psicologico.
  • La valutazione delle circostanze attenuanti rimane discrezionale, ma può essere assorbita o resa ininfluente se il vizio principale (mancanza di dolo) porta all'assoluzione perche il fatto non costituisce reato.
  • In situazioni simili conviene documentare sin da subito l'origine delle cose ricevute e indicare nominativi e circostanze rilevanti: una spiegazione precisa e documentabile può impedire che il giudice inferisca automaticamente la conoscenza della provenienza illecita.

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