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Sentenza

Sentenza n. 6150/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche, Sezione Prima, n. 780/2023, resa tra le parti;

Giustizia amministrativa202403911

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Marche che aveva respinto le censure contro i dinieghi di condono edilizio e le conseguenti ordinanze di demolizione, accogliendo il ricorso soltanto sugli accertamenti di inottemperanza e sulle sanzioni pecuniarie

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha appellato la sentenza del TAR limitatamente alla parte relativa ai dinieghi di condono edilizio e alle ordinanze di demolizione. Ha dedotto, anzitutto, l'incoerenza e l'illogicità della condotta comunale, che aveva mantenuto sospesi per circa trentasei anni i procedimenti di condono in attesa dell'attuazione del Piano di recupero del comprensorio Rocca Priora, per poi definirli negativamente senza attendere la realizzazione delle opere di mitigazione del rischio idraulico. Ha inoltre invocato la violazione dell'art. 8 CEDU e del principio di proporzionalità, sostenendo che tali garanzie potessero riguardare anche immobili adibiti a residenza secondaria. Ha censurato l'omesso esame della questione relativa alla non pertinenza del richiamo, nei dinieghi, alla non conformità urbanistica dei manufatti; ha contestato il valore preclusivo attribuito al parere dell'Autorità di bacino del 17 luglio 2007, sostenendo che esso riguardasse altri soggetti e che il Piano di recupero consentisse il mantenimento o la ristrutturazione degli immobili. Ha infine denunciato la mancanza di un parere dell'Autorità di bacino specificamente riferito alle unità immobiliari di sua proprietà. Sono stati altresì riproposti motivi assorbiti.

La decisione

L'appello è stato respinto integralmente. Il Consiglio di Stato ha ritenuto legittima la definizione negativa dei procedimenti di condono, considerato che gli immobili ricadevano in un'area a elevato rischio idraulico, che il parere dell'Autorità di bacino subordinava la compatibilità delle opere alla realizzazione delle prescrizioni del Piano di recupero e delle opere di mitigazione, che tali opere non erano state realizzate e che il Piano di recupero aveva perso efficacia per decorso del termine decennale previsto dalle sue norme tecniche. Il lungo periodo di sospensione non rendeva illogica la successiva decisione comunale, poiché l'amministrazione aveva chiarito le ragioni della mancata attuazione degli interventi e non sussisteva una concreta prospettiva della loro imminente realizzazione. È stata respinta anche la censura fondata sull'art. 8 CEDU e sulla proporzionalità: la tutela convenzionale riguarda il domicilio e la vita privata e familiare con riferimento all'abitazione abituale, non la mera conservazione della proprietà abusiva; inoltre, gli immobili erano stati consapevolmente realizzati abusivamente e non era stata dimostrata la loro destinazione ad abitazione unica di soggetti privi di alternative. L'esistenza del rischio idraulico rilevava, peraltro, anche a tutela degli occupanti. La censura sulla non conformità urbanistica è stata dichiarata inammissibile per difetto di interesse, poiché i dinieghi erano plurimotivati e il solo rilievo relativo al parere dell'Autorità di bacino e alla mancata realizzazione delle opere di mitigazione era sufficiente a sorreggerli. È stata ritenuta manifestamente infondata la tesi secondo cui il Piano consentisse la conservazione degli edifici: esso prevedeva la demolizione dei manufatti abusivi e la ricostruzione di una nuova lottizzazione secondo condizioni di sicurezza. Quanto al parere specifico ex art. 32 l. 47/1985, il Collegio ha riconosciuto che il Comune avrebbe dovuto acquisirlo per ciascuna unità, ma ha considerato la relativa omissione un vizio meramente formale, poiché la situazione dei fabbricati era identica a quella già esaminata dall'Autorità di bacino e il contenuto del parere sarebbe stato necessariamente identico. I motivi assorbiti non sono stati esaminati. La società appellante è stata condannata alle spese del grado, liquidate in 4.000 euro oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 32 l. 47/1985

    Il parere dell'Autorità di bacino è richiesto nell'ambito dei procedimenti di condono relativi a opere ricadenti in aree sottoposte a tutela idraulica. La sua omissione può integrare un vizio meramente formale quando sia dimostrato che, per l'identità della situazione di fatto, il contenuto del parere sarebbe stato necessariamente identico a quello già reso per altri immobili.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    La demolizione dei manufatti abusivi costituisce misura diretta al ripristino della legalità edilizia e, nel caso concreto, rispondeva anche all'esigenza di tutelare la sicurezza in un'area ad alto rischio idraulico.

  • art. 8 CEDU

    La tutela del domicilio e della vita privata e familiare può imporre una verifica di proporzionalità nell'esecuzione della demolizione quando l'immobile costituisca abitazione abituale; non opera, invece, per la mera tutela della proprietà o, secondo la decisione, per una residenza secondaria non dimostrata come abitazione unica.

  • art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990

    La mancanza del parere specifico è stata trattata come vizio formale non invalidante, poiché il giudice ha ritenuto evidente che l'amministrazione avrebbe comunque adottato un provvedimento identico.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    La causa è stata decisa all'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato in collegamento da remoto.

Massime di principio

  • Quando un'istanza di condono riguarda manufatti situati in un'area ad elevato rischio idraulico, il diniego può essere legittimamente fondato sulla mancata realizzazione delle opere di mitigazione prescritte dall'Autorità di bacino e previste dallo strumento di recupero, soprattutto se tale strumento ha perso efficacia e non esiste una concreta prospettiva della realizzazione degli interventi.
  • La protratta sospensione di un procedimento di condono non impedisce all'amministrazione di definirlo successivamente in senso negativo, quando siano sopravvenute o siano state accertate circostanze che rendano irrealistica l'attuazione delle condizioni cui era subordinata la compatibilità idraulica degli abusi; il ritardo non determina di per sé incoerenza o illogicità dell'azione amministrativa.
  • Il parere favorevole dell'Autorità di bacino subordinato al rispetto delle prescrizioni di un piano di recupero ha efficacia condizionata: in assenza della realizzazione delle opere di mitigazione e delle altre prescrizioni, non può sostenere il rilascio del condono.
  • In presenza di dinieghi di condono plurimotivati, il motivo diretto a contestare una sola delle ragioni poste a fondamento dell'atto è inammissibile per difetto di interesse quando le altre motivazioni, autonomamente sufficienti, non siano validamente superate.
  • La mancanza di un parere obbligatorio specifico può essere considerata vizio formale non invalidante quando dagli atti risulti, con sufficiente certezza, che l'autorità competente avrebbe espresso il medesimo parere in ragione dell'identità della situazione fattuale e territoriale rispetto ad altri immobili già esaminati.
  • Il principio di proporzionalità collegato all'art. 8 CEDU, nell'esecuzione della demolizione di un abuso edilizio, tutela il domicilio e la vita privata e familiare riferiti all'abitazione abituale, non la mera conservazione del bene abusivo quale espressione del diritto di proprietà; la valutazione deve inoltre considerare la consapevole realizzazione dell'abuso e l'eventuale presenza di un rilevante rischio per la sicurezza degli occupanti.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioBonifiche e siti contaminatiMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaAmbienteProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoriaVizi formali non invalidantiDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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