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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4429/2022 del 08/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Verlicchi impugnava la conferma della condanna per estorsione consumata contestata dal Tribunale di Ravenna: sosteneva l'assenza del requisito delle minacce, deducendo che una telefonata registrata non conteneva minacce e dunque non sussisteva estorsione. In subordine contestava l'errata qualificazione giuridica (proponendo la più lieve violenza privata), chiedeva la qualificazione come reato tentato (perché la consegna del denaro sarebbe avvenuta sotto il controllo degli investigatori) e censurava la sproporzione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché reiterativo e manifestamente infondato. Ha ritenuto che la registrazione telefonica non fosse l'unico elemento valutato e ha confermato la sussistenza di numerosi episodi minatori indicati dalla Corte d'appello. Ha escluso la derubricazione in violenza privata per mancanza di prova della diversa causale, ha affermato che la consegna del denaro sotto controllo della polizia non esclude l'estorsione consumata (richiamando giurisprudenza consolidata) e ha dichiarato inammissibile il motivo relativo al trattamento sanzionatorio per essere nuovo rispetto all'appello. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro tremila alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    La Corte ha confermato la configurabilità del delitto di estorsione quando la vittima, anche per timore derivante da ripetute minacce o prospettazioni di danni a lei e ai suoi congiunti, consegna somme; non è esclusa la consumazione se la consegna avviene sotto il controllo della polizia giudiziaria.

  • art. 616 c.p.p.

    Applicato come base per irrogare una sanzione pecuniaria (euro tremila) in favore della cassa delle ammende in relazione alla responsabilità per l'inammissibilità del ricorso.

  • Giurisprudenza di legittimità citata (Sez. 2, n. 12675/2018 e Sez. 2, n. 1619/2012)

    Sez. 2, n. 12675 del 20/12/2018 (Sirbu); Sez. 2, n. 1619 del 12/12/2012 (Russo)

    Costante orientamento secondo cui la consegna della somma sotto il diretto controllo della polizia, seguita all'arresto dell'autore, non trasforma il fatto in tentativo ma configura l'estorsione consumata; l'intervento della vittima per ottenere l'arresto non elimina lo stato di costrizione.

Massime di principio

  • La valutazione della sussistenza di minacce può fondarsi su molteplici elementi (episodi ripetuti, prospettazioni di danno a persone vicine), non solo su una singola registrazione telefonica; una conversazione apparente 'pacata' non esclude il quadro intimidatorio complessivo.
  • La richiesta di denaro per ottenere un profitto ingiusto, unita a condotte minacciose, integra l'estorsione (art. 629 c.p.); l'assenza di una causa lecita invocata dall'imputato deve essere provata dall'imputato stesso se invocata come giustificazione alternativa.
  • La consegna della somma sotto il controllo della polizia giudiziaria non esclude la consumazione dell'estorsione: l'intervento degli investigatori e l'immediato arresto non mutano la natura del reato se la vittima ha agito ancora in stato di costrizione.
  • Motivi nuovi o non proposti nel grado di appello possono essere dichiarati inammissibili in Cassazione; i motivi devono essere coerenti con i cennati profili d'impugnazione.
  • Un ricorso reiterativo o manifestamente infondato può essere dichiarato inammissibile e comportare condanne alle spese e sanzioni (art. 616 c.p.p.), con valutazione di responsabilità per l'inammissibilità.

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