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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2310/2023 del 20/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

De Santis ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Bologna (22/03/2022) che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Ravenna per i reati di cui agli artt. 624 e 625 nn. 2, 3 e 7 cod. pen. e all'art. 4 legge 110/1975, commessi il 26/05/2021. Ha proposto due motivi: (1) contestazione della sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 625 n. 7 cod. pen., sostenendo che il borsone contenente indumenti non poteva essere considerato esposto alla pubblica fede; (2) mancato riconoscimento della circostanza attenuante di cui all'art. 62 n. 4 cod. pen., con doglianza di contraddittorietà e illogicità della motivazione della Corte d'appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. La sentenza di appello era stata depositata il 20/05/2022; il ricorso è stato depositato presso la cancelleria del giudice a quo il 13/07/2022, oltre il termine di 45 giorni previsto dall'art. 585, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. Di conseguenza la sentenza di condanna è divenuta definitiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen.

    Norma che disciplina il delitto di furto, posto a fondamento della contestazione penale nei confronti dell'imputato.

  • art. 625 cod. pen. nn. 2, 3 e 7

    Aggravanti del reato di furto. La Corte d'appello aveva ritenuto applicabile l'aggravante di cui al n. 7 (relativa al bene esposto o normalmente destinato alla pubblica fede), ma la Corte di Cassazione non ha esaminato il merito a causa dell'inammissibilità processuale del ricorso.

  • art. 4 legge 110/1975

    Norma del testo unico sulle armi, richiamata in relazione al reato contestato; anch'essa parte della calibratura del capo d'imputazione confermato in sede di appello.

  • art. 62 cod. pen. n. 4

    Circostanza attenuante prevista dal codice penale. La Corte d'appello non ne ha riconosciuto l'applicazione e la Cassazione non ha valutato il merito della censura per inammissibilità del ricorso.

  • art. 544, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al termine di deposito della sentenza: la sentenza è stata depositata entro il termine di 60 giorni indicato dal dispositivo, elemento utile per il computo dei termini di impugnazione.

  • art. 585, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Norma procedurale che fissa il termine di 45 giorni per l'impugnazione in Cassazione della sentenza della Corte d'Appello. Il mancato rispetto di tale termine ha determinato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e l'impossibilità di esaminare i motivi di merito.

Massime di principio

  • I termini processuali per proporre ricorso in Cassazione sono perentori: il ricorso depositato oltre il termine previsto dall'art. 585 cod. proc. pen. è dichiarato inammissibile e impedisce l'esame del merito.
  • Il termine per proporre ricorso si computa a partire dal deposito della sentenza; è fondamentale verificare con precisione la data di deposito per calcolare correttamente la scadenza dei 45 giorni.
  • Anche motivi sostanzialmente fondati (es. contestazione di aggravanti o richiesta di attenuanti) non vengono esaminati se il ricorso è inammissibile per vizi procedurali: la tempestività è condizione di ammissibilità imprescindibile.
  • Per contestare l'applicazione di aggravanti (es. beni esposti alla pubblica fede) è necessario dedurre e documentare fatti specifici che dimostrino l'erroneità della qualificazione; analogamente, per ottenere attenuanti occorre fornire elementi istruttori concreti.
  • In caso di dubbi sui termini o sul computo, è consigliabile rivolgersi tempestivamente al difensore o alla cancelleria per evitare la perdita del diritto di impugnare.

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