Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39629/2024 del 29/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione a seguito di assoluzione irrevocabile (sentenza Corte d'appello Napoli 18/03/2019, irrevocabile 20/05/2020) per i fatti relativi al ferimento e alla successiva morte della persona offesa Lo Sasso Domenico. I fatti: la vittima dichiarò di essere stata aggredita da due uomini; furono fermati Lovisi Francesco e suo figlio; riconoscimento fotografico e dichiarazioni della vittima portarono a indagini e misure cautelari e a procedimenti con condanne poi annullate perché fondate sulle sole dichiarazioni del defunto. Il ricorrente ha dedotto violazione dell'art. 314 c.p.p. e vizio di motivazione, sostenendo che la Corte territoriale avrebbe travisato il verbale di non convalida: secondo il ricorrente egli avrebbe rettificato le sue prime dichiarazioni mendaci già in sede di convalida, e pertanto non sarebbe corretto affermare che la sua menzogna abbia determinato la misura cautelare.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di legittimità ha ritenuto infondati i motivi e ha confermato che la Corte territoriale ha valutato correttamente, in sede di giudizio di riparazione, la sussistenza di una condotta volontaria e gravemente colposa del Lovisi. In particolare, è stato ritenuto rilevante che il ricorrente avesse fornito, in sede di convalida del fermo, una dichiarazione falsa che negava il movente di vendetta (affermando che la donna si era ferita cadendo), destinata a nascondere un elemento favorevole all'accusa; tale mendacio ha creato una falsa apparenza di responsabilità e ha contribuito sinergicamente a determinare l'applicazione della custodia cautelare. Per tali ragioni è stato escluso il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al rimborso delle spese sostenute dal Ministero resistente, liquidate in euro 1.000.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte ha applicato i criteri previsti per verificare l'eventuale causa ostativa (dolo o colpa grave) derivante dalla condotta dell'interessato, valutata in modo autonomo ed ex ante rispetto al giudizio di merito.

  • art. 526, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla giurisprudenza in tema di utilizzabilità delle dichiarazioni del defunto: la Corte di cassazione ha ritenuto che, alla luce della CEDU, la condanna non possa fondarsi esclusivamente su dichiarazioni rese da una persona deceduta e trattate come atti irripetibili.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Richiamato rispetto all'applicazione della custodia cautelare da parte del Tribunale di Salerno, che ritenne raggiunta l'esigenza cautelare sulla base degli elementi (ricognizione fotografica e movente) individuati dall'accusa.

  • art. 64, comma 3, lett. b) cod. proc. pen.

    Distinzione operata dalla Corte tra il silenzio esercitato nell'ambito della facoltà difensiva e la menzogna attiva: la falsa prospettazione di fatti non è assimilabile al diritto al silenzio e può integrare una condotta ostativa al riconoscimento della riparazione.

  • d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188 (modifica art. 314 c.p.p.)

    Richiamata come quadro legislativo recente che ha inciso sull'art. 314 c.p.p.; la Corte ha applicato il principio secondo cui il mendacio dell'indagato, se causalmente rilevante rispetto alla misura cautelare, può integrare dolo o colpa grave ostativi all'indennizzo.

  • artt. 110, 56 e 575 cod. pen.

    Norme penali relative al reato contestato (concorso, tentativo e omicidio/lesioni gravi): citate per descrivere la fattispecie penalmente rilevante che aveva portato al procedimento e, in ultima analisi, all'assoluzione.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione valuta autonomamente ed ex ante la condotta dell'indagato per verificare l'esistenza di dolo o colpa grave che escludano il diritto all'indennizzo; non si limita a riaprire il giudizio di merito.
  • La menzogna attiva dell'indagato (es. falsa dichiarazione in fase di convalida/interrogatorio) è rilevante e non è equiparabile al diritto al silenzio: se causalmente rilevante rispetto alla misura cautelare, può impedire la riparazione per ingiusta detenzione.
  • La prevedibilità della conseguenza (ossia che la condotta potesse ragionevolmente provocare un intervento coercitivo dell'Autorità) si valuta con il parametro oggettivo dell'id quod plerumque accidit; non è richiesto il dolo penale, ma la componente oggettiva della colpa grave.
  • La condanna non può fondarsi esclusivamente sulle dichiarazioni di una persona deceduta acquisite come atti irripetibili: occorre attenzione alla compatibilità con i principi CEDU e alla necessità di ulteriori elementi probatori.
  • In situazioni analoghe, chi ha reso dichiarazioni false dovrebbe correggerle tempestivamente nei termini procedurali utili; la tardiva rettifica potrebbe non essere sufficiente a escludere la rilevanza causale della menzogna rispetto alla misura cautelare.
  • Nel giudizio di riparazione è essenziale dimostrare il nesso causale tra la condotta dell'indagato e la scelta dell'Autorità di applicare la misura cautelare: non basta la mera esistenza di dichiarazioni false, occorre valutare il loro effetto concreto sulla decisone cautelare.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.