Cassazione Penale, Sentenza n. 06197/2026 del 16/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la statuizione di confisca del denaro sequestrato (in particolare una somma di € 1.477,61 tra altre, facente parte del totale di € 26.267,61) sostenendo l'erronea applicazione delle norme sugli illeciti in materia di stupefacenti (art. 240-bis cod. pen. e art. 85-bis T.U. stupefacenti) e, comunque, il difetto di motivazione. La difesa aveva allegato che le somme erano state rinvenute in locali diversi dell'abitazione condivisa con altri componenti del nucleo familiare e aveva fornito spiegazioni sulla lecita provenienza delle singole somme, denunciando violazione dei criteri di proporzionalità e di ragionevolezza temporale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice del rinvio si fosse adeguato al precedente dictum annullativo e avesse motivato la confisca in relazione alla somma complessiva di € 26.267,61, ritenendola sproporzionata rispetto alle fonti di reddito dell'imputato (privo di stabile lavoro), applicando correttamente l'art. 240-bis cod. pen. per il tramite dell'art. 85-bis T.U. stupefacenti. Il ricorrente non ha contrastato adeguatamente la motivazione del giudice del rinvio, limitandosi a deduzioni generiche e asseritive circa la titolarità di parte delle somme da altri conviventi e sul periodo di accumulo delle stesse. La richiesta di valutazione separata della somma di € 1.477,61 è stata respinta per mancata allegazione probante. Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di € 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Riferimento alla partecipazione nel reato; menzionato tra le imputazioni iniziali per i fatti di detenzione e concorso.
art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti)
Norma che punisce la detenzione di sostanze stupefacenti; la confisca non può essere automatica in tutti i casi di mera detenzione ma soggetta ai limiti normativi previsti per l'ablazione dei beni.
art. 240 cod. pen.
Norma generale sulla confisca del profitto del reato; la Corte osserva che per la mera detenzione non è applicabile la confisca prevista dall'art. 240 se non ricorrono le condizioni di cui all'art. 240-bis.
art. 240-bis cod. pen.
Consente la confisca per sproporzione tra beni e redditi leciti dell'imputato; la Corte ha ritenuto applicabile tale disposizione (per il tramite dell'art.85-bis T.U.) per giustificare la confisca del denaro quando la somma appare manifestamente sproporzionata rispetto alle fonti di reddito dichiarate.
art. 85-bis T.U. stupefacenti
Disposizione richiamata dal giudice del rinvio per applicare l'art. 240-bis nei procedimenti per reati di detenzione di stupefacenti; stabilisce i limiti della confisca in questa fattispecie.
art. 73, comma 7-bis T.U. stupefacenti
Norma aplicabile in ipotesi di cessione/ spaccio; la Corte precisa che tale disposizione e l'art. 240 non sono utilizzabili per giustificare la confisca nel caso di mera detenzione, salvo i casi previsti da art. 240-bis.
art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.
Norme di impugnazione in Cassazione invocate dal ricorrente (erronea applicazione della legge penale sostanziale e processuale; difetto di motivazione); la Corte ha ritenuto il motivo aspecifico e dunque il ricorso inammissibile.
Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186
Richiamata con riferimento ai criteri per l'imposizione della sanzione a favore della Cassa delle ammende: la Corte ha ritenuto non sussistere colpa grave e ha fissato una somma equitativa di € 3.000,00.
Massime di principio
- In i reati di mera detenzione di stupefacenti la confisca del denaro è ammissibile solo se sussistono le condizioni dell'art. 240-bis cod. pen. richiamato dall'art. 85-bis T.U.: cioè quando la somma appare manifestamente sproporzionata rispetto a fonti di reddito lecite.
- La confisca di telefoni e dispositivi richiede elementi che dimostrino il loro effettivo uso nell'attività di spaccio; in mancanza di tali elementi il bene va restituito.
- Per contrastare efficacemente una confisca occorre allegare e, se possibile, documentare la provenienza lecita delle singole somme e indicare l'identità e le fonti di reddito di altri conviventi quando si deduce che i beni siano in comune; mere affermazioni generiche non sono sufficienti in Cassazione.
- La deduzione della 'ragionevolezza temporale' (cioè che i beni siano stati acquistati molto anteriormente e quindi estranei al reato) va supportata da circostanze o documenti che rendano credibile il periodo di accumulo; senza ciò la censura è debole.
- In sede di Cassazione i motivi devono confrontarsi puntualmente con la motivazione impugnata: la mancata specificazione degli elementi di doglianza comporta il rischio di inammissibilità per aspecificità e l'addebito delle spese e di somme alla Cassa delle ammende.
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