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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14272/2023 del 04/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva rigettato il ricorso avverso l'ordinanza del GIP che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione continuata aggravata (con contestazioni relative agli artt. 110, 81, 629 cpv. in relazione all'art. 628, comma 3, n. 1, e 416-bis c.p.). L'unico motivo dedotto denunciava vizio di motivazione con riferimento alla valutazione della gravità indiziaria, lamentando che il Tribunale non avrebbe adeguatamente valutato le contrastanti versioni della persona offesa (Gennaro Esposito) circa l'individuazione del ricorrente come concorrente nell'estorsione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la censura attiene in larga parte al merito della valutazione degli elementi probatori e che la Corte di legittimità non può sostituirsi al giudice di merito o del riesame nella verifica della consistenza e dell'apprezzamento degli indizi. Il Collegio ha richiamato i limiti del controllo di legittimità sulle ordinanze cautelari, confermando la legittimità della motivazione del Tribunale che aveva ritenuto sussistente la gravità indiziaria. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Codice penale

    artt. 110, 81, 629 comma finale in relazione all'art. 628 comma 3 n. 1; art. 416-bis

    Norme sostanziali relative ai reati per i quali è stata disposta la misura cautelare; la decisione della Corte non entra nel merito della colpevolezza ma prende atto che il Tribunale ha ritenuto sussistenti indizi sufficienti per la misura.

  • Codice di procedura penale

    art. 273; art. 533; art. 616

    Art. 273 c.p.p. (definizione di gravità indiziaria) è richiamato per spiegare il criterio della misura cautelare; art. 533 (criteri del giudizio di merito) è escluso dalla fase cautelare; art. 616 è richiamato per la condanna alle spese per ricorso inammissibile.

  • Disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

    art. 173 disp. att.; art. 94, comma 1-ter disp. att.

    Art. 173 disp. att. è richiamato quanto ai limiti di esposizione del motivo nei ricorsi per cassazione; art. 94 comma 1-ter riguarda gli adempimenti di cancelleria conseguenti alla sentenza.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non può sindacare nel merito la valutazione degli elementi probatori compiuta dal giudice del riesame: il controllo è limitato alla verifica della presenza di una motivazione adeguata, coerente e priva di illogicità evidenti.
  • Per impugnare con successo un provvedimento cautelare in Cassazione occorre evidenziare carenze formali o errori logico-giuridici nella motivazione dell'ordinanza; non basta manifestare disaccordo sulla valutazione della credibilità delle fonti o sulla valutazione degli indizi.
  • Se si contestano incongruenze nelle dichiarazioni della persona offesa, tali elementi devono essere stati previamente e specificamente rappresentati al tribunale del riesame e deve essere dimostrato come l'omessa o inadeguata valutazione avrebbe potuto determinare un esito diverso.
  • Non è applicabile in sede cautelare il criterio del 'di là di ogni ragionevole dubbio' proprio del giudizio di merito: la gravità indiziaria richiede una qualificata probabilità di colpevolezza, non la certezza richiesta per la condanna.
  • Nelle memorie e nel ricorso è fondamentale indicare con precisione quali passaggi motivazionali sono viziati e perché la presunta accettazione acritica delle censure avrebbe condotto a conclusioni diverse; le censure generiche o non specificate sono destinate a essere dichiarate infondate o inammissibili.

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