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Sentenza

Sentenza n. 775/2026 - Firenze, Sezione 3

per l'annullamento parziale, dell'ordinanza n°7/GPT emessa dal Comune di Poggibonsi (SI) il 09/04/2021 e notificata il 15/04/2021, nella parte in cui ordina la demolizione e rimessione in pristino delle opere difformi al permesso di costruire (licenza edilizia 5647/1973 del 15/09/1973 e successiva variante 6019/1974), consistenti in una maggiore altezza del fabbricato di circa 70 cm rispetto ai permessi.

Giustizia amministrativa202100865

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Toscana - Firenze, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione e rimessione in pristino per maggiore altezza del fabbricato rispetto al permesso di costruire

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato parzialmente l'ordinanza comunale che gli imponeva la demolizione e la rimessione in pristino delle opere ritenute difformi dai titoli edilizi del 1973 e del 1974, limitatamente alla maggiore altezza dell'edificio, accertata in circa 70 cm. Con il primo motivo ha sostenuto che il Comune avesse erroneamente interpretato l'elaborato progettuale allegato alla licenza edilizia, poiché la misurazione dal marciapiede alla punta della falda del tetto avrebbe evidenziato un'altezza corrispondente a quella rilevata. Con il secondo motivo ha dedotto che le misure del fabbricato erano state positivamente verificate da un tecnico comunale nell'ambito dell'istruttoria per il rilascio del certificato di abitabilità e che tale verifica avrebbe dimostrato la regolarità dell'opera.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Quanto al primo motivo, ha rilevato che nell'elaborato grafico l'altezza dell'edificio era indicata numericamente in 6 metri. Tale indicazione prevale su una diversa rappresentazione grafica eventualmente ricavabile dal disegno, in quanto il dato letterale chiaro prevale sul segno grafico discordante. Quanto al secondo motivo, il Collegio ha affermato che gli accertamenti tecnici svolti per verificare i requisiti igienico-sanitari ai fini dell'utilizzo abitativo dell'immobile appartengono a un procedimento diverso da quello edilizio e non possono modificare né superare la misura numerica contenuta nel progetto approvato. La dichiarazione del tecnico secondo cui le misure erano idonee non ha quindi alcuna efficacia legittimante rispetto alla difformità edilizia. Il ricorrente è stato condannato alla rifusione delle spese di lite, liquidate in 4.000 euro oltre IVA e CPA.

Massime di principio

  • In caso di discordanza tra il dato numerico chiaro contenuto negli elaborati progettuali approvati e una diversa rappresentazione grafica, prevale il dato letterale numerico ai fini dell'accertamento della conformità edilizia.
  • Le verifiche compiute nell'ambito del procedimento di abitabilità o agibilità, dirette ad accertare requisiti igienico-sanitari, non possono sanare o legittimare difformità rispetto al titolo edilizio, perché appartengono a un procedimento distinto e non modificano il contenuto del progetto approvato.
  • Una dichiarazione tecnica favorevole resa nell'ambito di un procedimento diverso da quello edilizio non può prevalere sulle precise indicazioni dimensionali contenute nel titolo edilizio e nei relativi elaborati approvati.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniAgibilità e certificazioni
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaPrincipio di legalità e tipicità

Testo integrale

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