Sentenza n. 145/2026 - Potenza, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: norme del regolamento comunale per l’insediamento delle attività produttive nel centro storico e nei Sassi, nonché la relativa delibera consiliare e il Documento Tecnico
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato, a seguito della trasposizione in sede giurisdizionale di un ricorso straordinario, le disposizioni regolamentari comunali che ritenevano ostative all’avvio di attività commerciali di vendita di bigiotteria e chincaglieria, oggetto di SCIA presentate nel giugno 2025. Hanno dedotto l’illegittima assimilazione tra i Sassi di Matera e l’intero centro storico, ritenuto più ampio e meno tutelato; la violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza per il divieto generalizzato di determinate attività commerciali; l’irrazionalità del divieto rispetto all’art. 16, comma 2, della l.r. 19/1999, secondo cui i vincoli alle attività di vendita devono corrispondere a vantaggi per i consumatori e per la vivibilità dell’area; il difetto di motivazione; la lesione della concorrenza in favore degli esercizi già operanti e il carattere discriminatorio della disciplina nei confronti degli immigrati dediti a tali attività. Il Comune ha eccepito l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, poiché le SCIA dei ricorrenti erano state positivamente definite.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. L’interesse all’annullamento delle disposizioni regolamentari era stato collegato dai ricorrenti alla loro asserita idoneità a impedire l’avvio delle attività segnalate. Tuttavia, il Comune aveva positivamente definito entrambe le SCIA, rispettivamente il 23 settembre e il 26 settembre 2025. Tale circostanza ha dimostrato in concreto che le norme impugnate non erano state ostative all’avvio delle attività e non avevano prodotto effetti lesivi nella sfera giuridica dei ricorrenti. Il successivo provvedimento comunale del 22 gennaio 2026, relativo a una diversa SCIA per l’ampliamento delle attività merceologiche, non ha fatto rivivere l’interesse: si trattava di un atto sopravvenuto e non impugnato, inidoneo ad ampliare il thema decidendum, e comunque fondato su una causale distinta dalle norme regolamentari impugnate, ossia la preesistenza di una SCIA per attività non alimentare riferita alla medesima unità immobiliare. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
Consente di definire il giudizio dichiarando l’improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato dal giudice tra le disposizioni processuali applicate alla definizione del giudizio.
art. 16, comma 2, l.r. 19/1999
i vincoli alle attività di vendita “devono corrispondere a vantaggi per i consumatori e per la vivibilità dell’area stessa”
Norma invocata dai ricorrenti per sostenere l’irrazionalità e l’illegittimità dei divieti regolamentari; il TAR non ne ha esaminato il merito, avendo dichiarato il ricorso improcedibile.
Massime di principio
- Quando l’interesse all’annullamento di una disciplina regolamentare è fondato sulla sua asserita idoneità a impedire l’avvio di un’attività segnalata tramite SCIA, la positiva definizione della SCIA da parte dell’amministrazione fa venir meno l’interesse concreto e attuale al ricorso, poiché dimostra l’assenza di effetti ostativi o lesivi della disciplina impugnata.
- Un provvedimento sopravvenuto, non impugnato e relativo a una diversa istanza o a un diverso ampliamento dell’attività non può ampliare il thema decidendum del giudizio già instaurato né far rivivere l’interesse a impugnare l’originaria disciplina, soprattutto quando il nuovo provvedimento sia fondato su una causale distinta da quella delle norme regolamentari contestate.
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