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Sentenza

Sentenza del 23/11/2018 n. 30352 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguardava avvisi di accertamento relativi agli anni d'imposta 2003, 2004 e 2005, con recuperi a tassazione nei confronti della società e dei soci per maggiori redditi, redditi di partecipazione, rimborsi spese ritenuti privi di documentazione, accantonamenti per trattamento di fine mandato, minusvalenze su piccola utensileria e sopravvenienze attive. La società contestava, tra l'altro, la motivazione degli avvisi, la presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili, la doppia imposizione, l'indeducibilità del TFM e il recupero delle minusvalenze. L'Agenzia contestava invece l'annullamento della ripresa relativa alle sopravvenienze attive del 2005 e denunciava l'omessa pronuncia della CTR su un proprio motivo d'appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale della società, ritenendo infondate o inammissibili le relative censure. Ha confermato, tra l'altro, la legittimità della motivazione per relationem degli avvisi, della ripresa dei rimborsi spese non documentati, della presunzione di attribuzione ai soci degli utili extracontabili al netto dell'imposta societaria, dell'indeducibilità del trattamento di fine mandato privo di un atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto e del recupero della minusvalenza non documentata. Ha accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate perché la CTR aveva motivato insufficientemente l'esclusione delle sopravvenienze attive di Euro 789.462,00 e aveva omesso di pronunciarsi sull'appello incidentale relativo ai rapporti commerciali con M.P. S.p.A. La sentenza è stata cassata con rinvio alla CTR della Lombardia, in diversa composizione, per il nuovo esame dei motivi accolti e per la liquidazione delle spese. Il giudizio relativo ai soci è stato separato e rinviato a nuovo ruolo per consentire la verifica della definizione agevolata dei carichi fiscali.

Norme richiamate

  • Art. 335 c.p.c.

    I ricorsi proposti contro la stessa sentenza devono essere riuniti; quello successivo al primo assume natura incidentale, anche se presentato con atto autonomo, purché siano rispettati i termini processuali.

  • Art. 7, comma 1, della legge n. 212/2000

    motivazione per relationem

    L'atto impositivo può motivare per relationem mediante il richiamo ad altri atti, come il processo verbale di constatazione, purché il contribuente possa comprendere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa.

  • Artt. 39 e 40 del D.P.R. n. 600/1973

    Disciplinano i poteri di accertamento e la ricostruzione del reddito d'impresa; le doglianze che cumulano indistintamente violazioni normative e vizi motivazionali possono essere dichiarate inammissibili.

  • Art. 70, comma 3, del TUIR, in combinato disposto con art. 16, comma 1, lett. c), TUIR, nel testo ratione temporis

    il diritto all'indennità risulta da atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto

    La deducibilità degli accantonamenti per il trattamento di fine mandato degli amministratori richiede che il diritto all'indennità risulti da un atto avente data certa anteriore all'inizio del rapporto.

  • Art. 88 del TUIR

    La sopravvenuta insussistenza di costi, perdite, oneri o passività precedentemente dedotti o iscritti in bilancio può costituire sopravvenienza attiva imponibile.

  • Art. 109, comma 5, del TUIR

    La deducibilità dei componenti negativi di reddito presuppone la loro effettività e inerenza; la mera iscrizione contabile o la denominazione del conto non è sufficiente.

  • Art. 112 c.p.c.

    Il giudice deve pronunciarsi su tutte le domande e censure ritualmente proposte; l'omessa decisione su un motivo d'appello determina un vizio della sentenza.

  • Art. 6 del D.L. n. 193/2016, convertito dalla legge n. 225/2016

    L'adesione alla definizione agevolata dei carichi può incidere sul processo pendente, ma il contribuente deve dimostrare il perfezionamento della procedura, il collegamento con gli atti impugnati, l'adempimento degli obblighi previsti e l'impegno a rinunciare al giudizio.

Massime di principio

  • La motivazione per relationem di un avviso di accertamento è generalmente valida se il documento richiamato è conoscibile dal contribuente e consente di comprendere concretamente la pretesa fiscale.
  • I costi e i rimborsi spese portati in deduzione devono essere adeguatamente documentati; in mancanza, l'Amministrazione può disconoscerli e ricostruire il reddito, con possibile attribuzione pro quota degli utili extracontabili ai soci di una società a ristretta base partecipativa.
  • La tassazione dei soci deve essere coordinata con quella della società, evitando duplicazioni: l'utile attribuito ai soci va considerato al netto dell'imposizione già gravante sulla società.
  • Per dedurre fiscalmente un accantonamento per trattamento di fine mandato non basta la sua registrazione contabile: occorre un atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto amministrativo.
  • La mera iscrizione di una voce in bilancio, come "debiti diversi" o rimborsi spese, non dimostra da sola l'esistenza, l'inerenza o la deducibilità del costo.
  • Il giudice tributario deve esaminare ogni specifico motivo d'appello; l'omessa pronuncia su una censura comporta la cassazione della sentenza con rinvio.
  • La Corte di cassazione non è normalmente chiamata a rivalutare la prova documentale o l'apprezzamento dei fatti compiuto dal giudice di merito, salvo vizi motivazionali o violazioni di legge adeguatamente dedotti.
  • In presenza di adesione a una definizione agevolata, il processo non si estingue automaticamente: il contribuente deve fornire la prova completa del perfezionamento della procedura e degli adempimenti richiesti.

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