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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13568/2024 del 03/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 14/06/2023 della Corte d'appello di Bologna chiedendo la remissione in termini per proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza della stessa Corte del 19/01/2022. L'istanza per la remissione era stata presentata in via subordinata rispetto a una richiesta di remissione per poter partecipare al giudizio di secondo grado, ritenuta dalla Corte d'appello fuori termine e infondata in quanto la notifica della citazione introduttiva era risultata effettuata presso il difensore di fiducia presso il quale l'imputato aveva eletto domicilio. In cassazione il ricorso è stato proposto personalmente dall'imputato e accompagnato dalla nomina dell'Avv. Mara Greco, la quale non risultava iscritta all'albo degli avvocati abilitati alla difesa innanzi alle magistrature superiori, con conseguente violazione del disposto dell'art. 613 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione dell'art. 613 c.p.p., rilevando che il ricorso era stato proposto personalmente dall'imputato e che la difesa indicata non era abilitata a proporlo innanzi alle magistrature superiori. Ha confermato inoltre che la richiesta di remissione in termine avanti alla Corte d'appello era stata respinta come tardiva e infondata atteso che la notifica era avvenuta presso il difensore di fiducia con domicilio eletto. In conseguenza dell'inammissibilità, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, per profili di colpa nella determinazione dell'inammissibilità, al versamento di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 611 c.p.p.

    Richiamato come norma procedurale sulla trattazione del ricorso; indica la disciplina procedurale applicata al ricorso in Cassazione nel caso concreto.

  • art. 175 comma 4 c.p.p.

    Consente alla Corte di appello di trasmettere per competenza alla Corte di Cassazione la richiesta di remissione in termini per proporre ricorso per cassazione avverso una sentenza di appello, quando ricorrono le condizioni previste.

  • art. 613 c.p.p.

    Stabilisce i requisiti per la proposizione del ricorso per cassazione, in particolare che il ricorso deve essere proposto tramite difensore abilitato; la presentazione personale dell'imputato integra motivo di inammissibilità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze processuali dell'inammissibilità del ricorso, tra cui la condanna al pagamento delle spese processuali e, quando sussistono profili di colpa, l'obbligo di versare una somma alla cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione non può essere proposto personalmente dall'imputato: deve essere presentato da un difensore avente i requisiti per la difesa innanzi alle magistrature superiori.
  • Prima di chiedere la remissione in termini è necessario verificare la tempestività e l'effettiva fondatezza della richiesta; la mancata notifica è causa rilevante solo se provata, mentre la notifica effettuata presso il difensore con domicilio eletto è valida.
  • Se si indica un difensore, occorre accertarsi che sia iscritto all'albo speciale o abilitato a comparire davanti alla Corte di Cassazione; la mancata abilitazione determina l'inammissibilità del ricorso anche se la nomina è stata indicata nell'atto.
  • L'inammissibilità per violazioni formali può comportare non solo il rigetto del ricorso ma anche la condanna alle spese e sanzioni pecuniarie se emergono profili di colpa nella condotta del ricorrente o del suo difensore.
  • In casi analoghi, è prudente ottenere preventiva consulenza di un difensore abilitato alla cassazione e curare le notifiche e i termini procedurali per evitare sanzioni e inutili inutilità processuali.

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