Cassazione Penale, Sentenza n. 5918/2023 del 13/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale ha impugnato la decisione della Corte d'appello che aveva assolto l'imputato dai capi 1), 2) e 3) e rideterminato la pena per il capo 4), sostenendo la mancanza di una motivazione rafforzata e l'omessa considerazione di prove decisive. In particolare ha contestato che la Corte distrettuale non ha confutato le argomentazioni del primo giudice circa l'esclusione di ogni contaminazione delle tracce biologiche rinvenute sul cane di una pistola custodita in una cassaforte artigianale all'interno dell'abitazione dell'imputato, né ha adeguatamente confrontato tale ricostruzione con le relazioni tecniche e le note investigative che avevano motivato la condanna di primo grado.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il motivo del Procuratore generale: ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello per nuovo giudizio. La Cassazione ha rilevato che la Corte distrettuale, riformando in senso assolutorio la sentenza di primo grado, non ha dato una motivazione puntuale e adeguata, non ha confutato specificamente le argomentazioni e le prove (consulenza tecnica, relazioni di servizio, collocazione e consistenza del materiale biologico) poste a fondamento della condanna; ha richiamato il principio secondo cui l'appello che assolve dopo una condanna deve offrire una nuova e compiuta struttura motivazionale e, se necessario, rinnovare le prove dichiarative ai sensi dell'art. 603 c.p.p.
Norme richiamate
art. 530 cod. proc. pen., comma 2
formula di assoluzione per non avere commesso il fatto
La sentenza di appello ha utilizzato la formula di assoluzione ex art. 530, comma 2; la Cassazione richiama tale formula ma pretende che la pronuncia assolutoria sia corredata da motivazione puntuale quando sostituisce una precedente condanna
art. 603 cod. proc. pen.
Richiama la possibilità per il giudice di appello di rinnovare, ove occorra, la prova dichiarativa ritenuta decisiva; la Corte afferma che l'appello può avvalersi di tale strumento ma deve comunque fornire motivazioni specifiche
Sentenza Cass. Sez. U n. 14800 del 21/12/2017 (Troise)
Principio giurisprudenziale richiamato: quando l'appello riforma in senso assolutorio una condanna deve offrire motivazione puntuale e confutare in modo specifico e completo le argomentazioni del primo giudice
art. 73 d.P.R. 309/1990, comma 1-bis e comma 5
Normativa sostanziale in tema di stupefacenti richiamata nella qualificazione dei reati; nel caso di specie uno dei capi è stato riqualificato ai sensi del comma 5
art. 648 cod. pen. e altre norme penali richiamate (artt. 81, 697 cod. pen., legge n. 110/1975, legge n. 898/1967, art. 61 n.6 cod. pen.)
Norme sostanziali riferite ai reati originariamente contestati in primo grado e richiamate nel quadro fattuale: la Cassazione non ha riqualificato i reati nel merito, ma ha valutato la correttezza motivazionale della decisione di appello rispetto alle prove acquisite
Massime di principio
- Se la Corte d'appello riforma in senso assolutorio una condanna, deve offrire una motivazione puntuale e confutare specificamente le argomentazioni del primo giudice; non sono sufficienti affermazioni generiche di dissenso
- Quando la decisione di appello poggia su una diversa valutazione tecnica (es. presunta contaminazione di tracce biologiche), il giudice deve confrontare espressamente tale ricostruzione con le conclusioni delle consulenze e delle relazioni investigative già valutate dal primo grado
- L'appello non è sempre tenuto a rinnovare l'intero dibattimento, ma può e deve rinnovare la prova dichiarativa decisiva ai sensi dell'art. 603 c.p.p. se ciò è necessario per un convincente confronto probatorio
- La mera asserzione della possibile contaminazione ambientale o familiare di tracce genetiche, senza adeguata analisi tecnica e confronto con le risultanze precedenti, è insufficiente a ribaltare una valutazione di responsabilità fondata su consulenze e rilievi investigativi
- La violazione degli obblighi motivazionali dell'appello può determinare l'annullamento con rinvio da parte della Cassazione e l'imposizione di un nuovo giudizio ad altra Sezione
- La presenza di reperti illeciti in una pertinenza immediata dell'abitazione (es. cassaforte incassata nel muro) rafforza la presunzione di disponibilità dell'abitante; per superare tale presunzione occorre una motivazione tecnica e fattuale rigorosa
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