Cassazione Penale, Sentenza n. 35240/2025 del 29/10/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva respinto la richiesta di autorizzazione al colloquio con la compagna convivente Vivian Koshman Josefowicz. Il difensore deduceva violazione degli artt. 1, 15 e 18 della legge n. 354/1975 e carenza o manifesta illogicità della motivazione, rilevando che la donna aveva già ottenuto colloqui in precedenza, non si era mai recata in Canada e non poteva inquinare le prove, mentre i fatti contestati erano ormai consumati. La Corte di appello aveva motivato il diniego richiamando informazioni rese dalle autorità giudiziarie canadesi secondo cui gli incontri avrebbero potuto favorire la prosecuzione dell'attività illecita.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Pur riconoscendo la giurisdizionalità dei provvedimenti che disciplinano i colloqui (e quindi la possibilità di ricorso in Cassazione quando incidono sulla libertà personale), il Collegio ha ritenuto che il ricorso impugnasse la motivazione del provvedimento di diniego, motivazione che la Corte di appello aveva reso in modo completo richiamando le valutazioni dei pubblici ministeri canadesi. Pertanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché proposto per motivi non consentiti. Non è stata disposta condanna alla Cassa delle ammende per errore tecnico non dovuto a colpa.
Norme richiamate
Legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario), artt. 1, 15 e 18
artt. 1, 15 e 18 I. n. 354 del 1975
Gli artt. 15 e 18 tutelano il diritto del detenuto ai rapporti con l'esterno e con i familiari; tuttavia tali diritti possono essere compressi se ricorrono specifiche e motivate esigenze di sicurezza pubblica o d'ordine processuale. La Corte ha considerato legittimo il diniego quando fondato su concrete valutazioni di rischio rese dalle autorità procedenti.
Legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 14-ter
art. 14-ter della legge 26 luglio 1975 n. 354
L'art. 14-ter era richiamato nella giurisprudenza per il reclamo al magistrato di sorveglianza contro provvedimenti amministrativi; la sentenza ricostruisce l'evoluzione giurisprudenziale (Sezioni Unite) sulla sindacabilità in sede giurisdizionale dei provvedimenti sui colloqui.
Costituzione della Repubblica Italiana, art. 111
L'art. 111 Cost. (principio del giusto processo) giustifica la ricorribilità in Cassazione dei provvedimenti che incidono sulla libertà personale; la Corte conferma che i provvedimenti sul diniego dei colloqui, essendo idonei ad aumentare l'afflittività della misura, rientrano in tale nozione.
Massime di principio
- I provvedimenti che autorizzano o negano colloqui al detenuto sono sindacabili in sede giurisdizionale e, se incidono sulla libertà personale, sono ricorribili in Cassazione sulla base dell'art. 111 Cost.
- In Cassazione non è sufficiente impugnare la motivazione di merito quando essa risulti completa e coerente: il ricorso deve essere fondato su motivi di diritto consentiti; la mera censura della valutazione fattuale o dell'apprezzamento del giudice del merito è inammissibile.
- Il diritto del detenuto ai rapporti familiari (artt. 15 e 18 O.P.) è tutelato ma può essere limitato per specifiche e motivate esigenze di sicurezza pubblica o d'indagine; comunicazioni o valutazioni delle autorità straniere che documentino un rischio possono legittimare il diniego dei colloqui.
- Per opporsi efficacemente a un diniego di colloquio occorre dimostrare l'assenza di concrete esigenze di sicurezza o indicare profili di illegittimità giuridica (es. mancata motivazione, contrasto normativo, violazione di garanzie procedurali), non limitarsi ad affermazioni generiche sulla natura consumata del reato o sull'impossibilità di inquinare le prove.
- Quando si agisce in casi con coinvolgimento di autorità straniere, è utile controbattere con elementi probatori che neutralizzino le affermazioni estere sul pericolo di reiterazione (es. documenti che provino l'assenza di contatti, impossibilità di influire sulle indagini, divieto di viaggio comprovato).
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