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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39755/2023 del 02/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato misure cautelari per il reato di induzione indebita e, in sede precedente, questioni relative alla concorrenza nel reato e all'aggravante di agevolazione mafiosa. Il ricorrente contestava violazione di norme (art. 627 c.p.p., art. 110 e 319-quater c.p.), la mancata prova di un accordo preventivo o di dazioni, l'erronea qualificazione dell'abuso di qualita' dell'assessore Orlando e l'erronea valutazione delle intercettazioni e dei fatti (travisamento), nonche' l'assenza dei presupposti per le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio). Sosteneva che i contatti erano riconducibili a normali rapporti commerciali e che le conversazioni non dimostravano pressioni corruttive né la consegna di denaro.

La decisione

Il ricorso e' stato rigettato. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata avesse colmato le lacune indicate nella precedente sentenza rescindente e abbia motivato in modo preciso e dettagliato, specialmente sulla base delle conversazioni intercettate. La Corte ha confermato la possibilita' di ritenere il concorso dell'extraneus anche in assenza di un accordo scritto quando emergano pressioni o sollecitazioni dal contesto fattuale e dai rapporti personali, e ha ritenuto applicabile l'ipotesi di abuso della qualita' (abuso soggettivo) ai sensi dell'art. 319-quater c.p. rilevando anche la rilevanza della consegna di denaro percepita via intercettazione. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto che la dimissione da amministratore non escluda il pericolo di reiterazione e che la valutazione prognostica della probabilita' di reiterazione sia corretta. Di fatto l'ordinanza del 02/02/2023 e' stata confermata e il ricorso e' respinto; la situazione cautelare del ricorrente risulta poi aggiornata con il divieto di dimora comunicato dall'autorita' procedente.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p. (concorso di persone nel reato)

    Principio di concorso applicato per valutare la responsabilita' di D'Amico quale extraneus che, attraverso pressioni o sollecitazioni, avrebbe concorso nell'induzione indebita posta in essere dal pubblico ufficiale

  • art. 319-quater c.p. (induzione indebita a dare o promettere utilita')

    Considerato applicabile anche nella forma dell'abuso della qualita' soggettiva del pubblico ufficiale: l'abuso puo' consistere nell'uso della posizione per indurre il privato a dare o promettere indebitamente anche per acquisire la benevolenza del pubblico agente, potenzialmente foriera di futuri favori (richiamo alla sentenza Sez. U. Maldera)

  • art. 321 c.p. (corruzione)

    Richiamato nella fase istruttoria originaria ma poi ritenuto assorbito o non autonomamente necessario in alcune decisioni di merito; la questione e' stata valutata nel contesto della ricostruzione complessiva dei fatti

  • art. 416-bis.1 c.p. (circostanza di agevolazione mafiosa)

    Il Tribunale aveva inizialmente considerato la circostanza ma successivamente l'ha esclusa per quanto riguarda D'Amico, ritenendolo estraneo ai rapporti mafiosi dell'assessore; la Corte ha preso atto dell'esclusione dell'aggravante

  • art. 627 c.p.p. (prescrizioni sulla pronuncia in sede di riesame o impugnazioni?)

    Richiamato dalla difesa nella censura di legittimita' proceduralmente incentrata; la Corte ha ritenuto infondate le doglianze di violazione, confermando i criteri di ammissibilita' del ricorso per cassazione in materia di misure cautelari

  • art. 192, comma 2 c.p.p. (indiziaria: gravita', precisione e concordanza degli indizi)

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui le intercettazioni aventi valore indiziario devono fornire elementi gravi, precisi e concordanti, criterio ritenuto rispettato nella valutazione delle conversazioni intercettate

  • art. 274, comma 1, lett. c) c.p.p. (esigenza di cautela per pericolo di reiterazione)

    La Corte ha ricordato che la valutazione del pericolo di reiterazione e' prognostica e che le dimissioni da cariche sociali non escludono automaticamente il rischio di reiterazione di reati della stessa specie

  • art. 616 c.p.p. (spese di impugnazione in Cassazione)

    Citata in chiusura per le conseguenze sul mancato accoglimento del ricorso (assegnazione delle spese), come conseguenza procedurale del rigetto

Massime di principio

  • La valutazione delle intercettazioni e' questione di fatto rimessa al giudice di merito; la Cassazione sindaca solo in presenza di manifesta illogicita' o travisamento incontestabile.
  • Per configurare il concorso dell'extraneus non e' necessaria una prova formale di un accordo scritto: possono bastare pressioni, sollecitazioni e il contesto fattuale che dimostrino l'intesa con il pubblico ufficiale.
  • L'abuso della qualita' (abuso soggettivo) si configura quando il pubblico ufficiale usa la propria posizione personale per indurre il privato a dare o promettere indebito, anche al fine di acquisire benevolenza per futuri vantaggi.
  • Le misure cautelari richiedono una valutazione prognostica del pericolo di reiterazione e del pericolo di inquinamento probatorio; dimissioni da cariche non escludono automaticamente tali rischi.
  • Gli elementi indiziari desunti da conversazioni terze devono essere gravi, precisi e concordanti: se il giudice di merito motivi adeguatamente tale valutazione, la Cassazione non procede a rinnovata valutazione probatoria.
  • In ricorso per cassazione avverso misure cautelari e' limitato il controllo di merito: sono ammissibili censure di diritto e di manifesta illogicita' della motivazione, non una rivalutazione fattuale libera.

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