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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43295/2023 del 25/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha dichiarato la nullità della sentenza di patteggiamento per difformità rispetto all'accordo delle parti (applicazione di pena diversa rispetto alla richiesta di detenzione domiciliare) e ha annullato senza rinvio la decisione impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Velletri, Ufficio GIP, per il prosieguo.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per violazione degli artt. 444, 448 e 545-bis, comma 1, cod. proc. pen.: il ricorrente ha denunciato che il GIP, pur non ritenendo applicabile la sanzione sostitutiva della detenzione domiciliare a seguito degli accertamenti ex art. 545-bis, comma 1, ha comunque applicato una pena detentiva (reclusione) diversa dalla pena concordata dalle parti, violando il principio secondo cui, in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti, il giudice non può modificare la specie della sanzione pattuita (sostituire la pena concordata con altra pena detentiva non prevista dall'accordo).

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma sull'accordo tra le parti e la sentenza di applicazione della pena su richiesta; nella sentenza è richiamata come quadro normativo della procedura di patteggiamento.

  • art. 448 cod. proc. pen.

    nella specie e nella misura indicata di una pena sostitutiva o di una pena pecuniaria ovvero di una pena detentiva

    Interpretato nel senso che le parti possono concordare la specie e la misura della pena (compresa la detenzione domiciliare se espressamente richiesta) e che il giudice non può disapplicare o sostituire la sanzione pattuita con una diversa, senza violare l'accordo.

  • art. 545-bis, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che prevede gli accertamenti necessari per verificare la sussistenza dei requisiti per l'applicazione della detenzione domiciliare in luogo della reclusione; nella vicenda il GIP ha effettuato gli accertamenti e li ha ritenuti negativi, ma la Corte ha ritenuto che tale esito non legittimava l'applicazione di una pena differente da quella pattuita.

  • Giurisprudenza (Sez. 2, n. 10133 del 22/10/1993, Pisano, Rv. 196722)

    Richiamato come principio consolidato secondo cui, nella procedura di applicazione della pena su richiesta delle parti, il giudice non può sostituirsi alla volontà delle parti né modificare i termini dell'accordo senza respingere integralmente la richiesta.

Massime di principio

  • Il giudice non può, in sede di patteggiamento, modificare la specie della pena concordata dalle parti: se le parti hanno richiesto una determinata specie di sanzione (es. detenzione domiciliare) il GIP non può applicare una diversa pena detentiva non prevista dall'accordo.
  • Se, dopo gli accertamenti previsti dall'art. 545-bis, comma 1, il giudice ritiene che non sussistano i requisiti per la sanzione sostitutiva, deve respingere la richiesta complessivamente e non può sostituirne solo la parte relativa alla specie della pena con una diversa rispetto all'accordo.
  • La divergenza tra quanto pattuito dalle parti e quanto disposto nella sentenza di patteggiamento determina la nullità della sentenza per difformità dall'accordo e può comportare l'annullamento senza rinvio con restituzione degli atti al giudice competente per il prosieguo.
  • Per evitare il rischio di nullità, l'accordo tra parti deve essere formulato con chiarezza e il GIP deve verificare preliminarmente la legittimità della sostituzione richiesta; in caso di dubbi o esito negativo degli accertamenti il giudice dovrebbe rigettare l'accordo e non modificare la sua sostanza.
  • In situazioni simili il ricorrente ha buone probabilità di successo in cassazione se dimostra che la sentenza è difforme rispetto alla specie o misura della pena espressamente concordata tra le parti.

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