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Sentenza

Sentenza n. 2539/2026 - Napoli, Sezione 9

per l’annullamento del decreto -OMISSIS- Prot. n.-OMISSIS-, di rigetto dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, adottato dal Questore della Provincia di Caserta e notificato in data 29 Settembre 2022; di ogni altro atto presupposto e\o presupponente quello impugnato, connesso e conseguente, se ed in quanto lesivo degli interessi del ricorrente;

Giustizia amministrativa202205922

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. IXSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, con invito a lasciare volontariamente il territorio nazionale

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente, entrato in Italia da minore e titolare di precedenti permessi di soggiorno, aveva impugnato il diniego fondato su denunce per danneggiamento, violenza privata e violazione dell’art. 75 d.P.R. 309/1990, nonché su una condanna per il reato di cui all’art. 73, comma 1-bis, d.P.R. 309/1990. Ha dedotto, anzitutto, difetto di motivazione, carenza di istruttoria, travisamento dei fatti, sviamento e violazione dell’art. 3 l. 241/1990 e dell’art. 12 d.P.R. 394/1999, rilevando che la condanna richiamata era stata riformata, prima dell’adozione del diniego, dalla Corte d’appello, con riqualificazione del fatto nella fattispecie meno grave di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 e concessione della sospensione condizionale della pena. Ha inoltre dedotto la violazione delle garanzie partecipative previste dagli artt. 7 ss. e 10-bis l. 241/1990. Infine, ha contestato l’automatismo tra condanna penale e diniego del titolo, invocando gli artt. 4, comma 3, e 5, commi 5 e 6, d.lgs. 286/1998, l’art. 8 CEDU e la necessità di una valutazione concreta dell’attuale pericolosità sociale, dell’inserimento lavorativo e familiare e degli altri elementi rilevanti. Ha richiamato anche la sopravvenuta sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023, che ha escluso l’automatica ostatività della condanna ex art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha rilevato che la sentenza della Corte d’appello, intervenuta prima dell’adozione del provvedimento, aveva riqualificato il reato nella fattispecie meno grave di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990; pertanto, l’amministrazione aveva fondato il diniego su un erroneo presupposto fattuale e su un’istruttoria inadeguata. Ha inoltre ritenuto applicabile retroattivamente la sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023 ai rapporti non esauriti, poiché il diniego era stato tempestivamente impugnato. Tale pronuncia ha escluso il carattere automaticamente ostativo della condanna ex art. 73, comma 5, imponendo una valutazione concreta della pericolosità sociale e un bilanciamento con la vita privata e familiare e con l’inserimento lavorativo dello straniero. Nel provvedimento impugnato tale valutazione non era stata svolta: le formule relative all’incompatibilità della condotta con l’integrazione sociale e alla finalizzazione della permanenza alla commissione di reati costituivano un simulacro di motivazione, non supportato da un esame individualizzato e aggiornato. Il TAR ha accolto anche la censura relativa alla partecipazione procedimentale, poiché la Questura aveva provato l’invio della comunicazione di avvio ai Carabinieri del luogo di residenza, ma non la ricezione da parte dell’interessato. Il Ministero dell’Interno è stato condannato alle spese, compensate per metà, liquidate in € 750,00 oltre accessori e restituzione del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    Nella formulazione applicata al caso, la disposizione non può attribuire automatica efficacia ostativa alla condanna per il reato di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023.

  • art. 5, commi 5 e 6, d.lgs. 286/1998

    Il rinnovo del titolo di soggiorno richiede una valutazione concreta e individualizzata degli elementi rilevanti, inclusa la pericolosità sociale e la situazione personale dello straniero.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    La condanna per tale fattispecie non è automaticamente ostativa al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno; deve essere valutata in concreto dall’amministrazione.

  • art. 3 l. 241/1990

    Il diniego deve indicare in modo effettivo e individualizzato i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della decisione; formule stereotipate non sono sufficienti.

  • artt. 7 e 8 l. 241/1990

    L’amministrazione deve assicurare l’effettiva comunicazione di avvio del procedimento; la prova dell’invio a un intermediario o a un organo diverso dall’interessato non dimostra, da sola, la ricezione della comunicazione.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il procedimento di diniego deve rispettare le garanzie partecipative previste per consentire all’interessato di interloquire sugli elementi ostativi.

  • art. 21-octies l. 241/1990

    La disciplina dei vizi formali non consente di superare l’assenza di una concreta istruttoria e di una motivazione sostanziale sul presupposto decisivo del diniego.

  • art. 8 CEDU

    La valutazione sull’allontanamento o sul diniego del soggiorno deve essere coordinata con la tutela della vita privata e familiare, attraverso un bilanciamento concreto degli interessi.

  • art. 136 Cost.

    La declaratoria di illegittimità costituzionale opera retroattivamente nei rapporti non esauriti e impedisce l’applicazione della norma dichiarata incostituzionale.

  • art. 30 l. 11 marzo 1953, n. 87

    La pronuncia di illegittimità costituzionale produce effetti sui rapporti ancora pendenti, restando esclusi i rapporti già esauriti, tra cui quelli definiti da provvedimenti amministrativi non più impugnabili.

Massime di principio

  • La condanna per il reato di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 non può costituire, di per sé, causa automatica di diniego o mancato rinnovo del permesso di soggiorno; l’amministrazione deve accertare in concreto l’attuale pericolosità sociale dello straniero.
  • Nel valutare il rinnovo del permesso di soggiorno, l’amministrazione deve considerare e motivare il bilanciamento tra la pericolosità desumibile dalla condotta penale e gli elementi di integrazione sociale, lavorativa e familiare, alla luce anche della tutela della vita privata e familiare prevista dall’art. 8 CEDU.
  • La declaratoria di illegittimità costituzionale si applica retroattivamente ai rapporti ancora pendenti; un provvedimento amministrativo fondato sulla norma dichiarata incostituzionale non è automaticamente caducato, ma deve essere annullato dal giudice, se tempestivamente impugnato, o rimosso in autotutela.
  • Il provvedimento di diniego è illegittimo per difetto di istruttoria e motivazione quando richiama una condanna nella sua formulazione originaria senza considerare una precedente sentenza d’appello che abbia riqualificato il reato e rideterminato la pena.
  • La comunicazione di avvio del procedimento non è dimostrata dal solo invio a un organo intermedio o a un soggetto incaricato della notificazione: l’amministrazione deve provare che la comunicazione sia stata effettivamente portata a conoscenza dell’interessato, salvo quanto previsto dalla legge.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoPartecipazione al procedimentoMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penali
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaPartecipazione procedimentaleProporzionalità e ragionevolezza

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