Cassazione Civile, Ordinanza n. 34603/2023 del 11/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
Una società proprietaria di un'autovettura agiva per il risarcimento dei danni subiti dal veicolo, colpito da un albero caduto sulla carreggiata comunale durante forti raffiche di vento. Il Tribunale aveva condannato in solido il Comune e la società proprietaria del fondo su cui l'albero vegetava, ripartendo la responsabilità tra loro. In appello, il Comune contestava la propria responsabilità ex art. 2051 c.c. e la prova del nesso causale; la società proprietaria del fondo invocava il caso fortuito e contestava la propria legittimazione passiva, oltre al quantum. In Cassazione, la società danneggiata deduceva, in sintesi, la violazione degli artt. 2051, 2697 c.c., 115 e 116 c.p.c., dell'art. 22 l. n. 2248/1865 e dell'art. 14 Codice della Strada, sostenendo che il Comune dovesse rispondere quale custode della strada e che l'ordinanza comunale del 2013 imponesse obblighi di vigilanza e prevenzione più incisivi; inoltre, censurava l'esclusione della responsabilità ex art. 2043 c.c. del Comune. La società proprietaria del fondo, con ricorso successivo, lamentava la violazione dell'art. 2051 c.c. e delle regole sulla prova, sostenendo che l'evento atmosferico fosse imprevedibile ed eccezionale e che non fosse stato provato adeguatamente che l'albero fosse su un terreno di sua proprietà o che gravasse su di essa la custodia, contestando anche il riparto dell'onere della prova.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso principale della società danneggiata e il ricorso della società proprietaria del fondo; ha dichiarato assorbito il ricorso incidentale della società danneggiata. Ha confermato la decisione della Corte d'appello che aveva escluso la responsabilità del Comune di Campobasso, ritenendo che il sinistro fosse stato causato dalla caduta repentina di un albero posto su un terreno estraneo alla sfera di controllo del Comune, e che l'ente non avesse né potere di controllo né capacità giuridica e materiale di intervenire su quel bene. Quanto alla società proprietaria del terreno, la Corte ha ritenuto infondati o inammissibili i motivi che miravano a rivalutare il materiale probatorio e la ricostruzione fattuale, osservando che l'eccezionalità dell'evento atmosferico non era stata provata con dati oggettivi e che la dedotta violazione dell'art. 2697 c.c. non sussiste quando si contesti solo la valutazione delle prove e non un errato criterio legale di riparto dell'onere probatorio. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate tra le due società e poste in solido a carico di entrambe in favore del Comune.
Norme richiamate
art. 2051 c.c.
La responsabilità da cose in custodia presuppone un potere di controllo sulla cosa; il custode va esente se l'evento deriva da un'anomalia repentina non prevenibile e la cosa che ha causato il danno era fuori dalla sua sfera di custodia.
art. 2697 c.c.
La violazione della norma ricorre solo se il giudice attribuisce l'onere della prova alla parte sbagliata; non quando la censura riguarda soltanto la valutazione delle prove svolta dal giudice di merito.
art. 115 c.p.c.
Le doglianze che mirano a ottenere una diversa lettura del materiale istruttorio non integrano, di per sé, un vizio di legittimità.
art. 116 c.p.c.
La censura sulla valutazione delle prove è inammissibile se si traduce nella richiesta di un nuovo apprezzamento del compendio probatorio.
art. 22 l. n. 2248/1865
Il richiamo agli obblighi di custodia e vigilanza sulla strada non consente di imputare al Comune la responsabilità per un albero ricadente su un fondo di terzi, se manca il potere di controllo sul bene causativo del danno.
art. 14 Codice della Strada
Gli obblighi dell'ente proprietario della strada non sono sufficienti, nel caso concreto, a fondare la responsabilità del Comune per un bene esterno alla sua sfera di controllo.
art. 2043 c.c.
La responsabilità aquiliana del Comune è stata ritenuta non adeguatamente proposta e, comunque, non provata nei suoi elementi costitutivi.
art. 360 n. 3 c.p.c.
Non è utilizzabile per ottenere una rivalutazione del fatto o delle prove; richiede una effettiva violazione o falsa applicazione di legge.
art. 360 n. 5 c.p.c.
È inammissibile se il vizio denunciato non attiene a un fatto storico fenomenico decisivo, ma a una mera contestazione della ricostruzione probatoria.
art. 366 n. 6 c.p.c.
La censura è inammissibile se non indica specificamente dove e quando sia stata proposta la domanda o l'eccezione su cui si fonda.
art. 13, co. 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato nei confronti della parte soccombente.
Massime di principio
- La responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c. richiede che il convenuto abbia un effettivo potere di controllo sulla cosa che ha generato il danno; se il bene causativo è estraneo alla sua sfera di custodia, la responsabilità non può essergli automaticamente imputata.
- L'evento atmosferico può integrare caso fortuito solo se la sua eccezionalità e imprevedibilità risultino provate con elementi oggettivi; non bastano allegazioni generiche o una mera lettura soggettiva delle testimonianze.
- La deduzione di violazione dell'art. 2697 c.c. è ammissibile solo quando il giudice abbia posto l'onere della prova a carico della parte sbagliata; se la censura attacca soltanto l'apprezzamento del materiale probatorio, essa non denuncia un errore di diritto ma una richiesta di nuova valutazione del merito.
- In sede di legittimità non è consentito trasformare i motivi di ricorso in una diversa ricostruzione dei fatti o in una rivalutazione delle prove, salvo l'emersione di un vizio motivazionale realmente rilevante nei limiti dell'art. 360 n. 5 c.p.c.
- La responsabilità dell'ente proprietario della strada non può essere estesa a beni di terzi che abbiano causato il danno, se l'ente non aveva né potere giuridico né possibilità materiale di intervenire su quel bene.
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