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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36404/2023 del 31/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza di conferma della condanna per furto in abitazione continuato e aggravato (capo a) e furto aggravato (capo b), deducendo: vizi di motivazione e travisamento della prova con riferimento all'applicazione dell'art. 624-bis c.p. e alla sussistenza dell'aggravante dell'art. 61 n.11 c.p.; errata applicazione e mancata motivazione circa l'art. 625 n.6 c.p.; mancata assunzione di prova decisiva sulla legittimazione della persona che aveva proposto querela rispetto al capo b).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto che il fatto contestato al capo a) non si configurava come "furto in abitazione" (art. 624-bis) perché l'imputata aveva libero accesso alle stanze in quanto dipendente dell'albergo: mancava il nesso finalistico tra ingresso e impossessamento richiesto per la fattispecie più grave. Il fatto è stato riqualificato come furto semplice (art. 624 c.p.) con aggravante per abuso del rapporto di prestazione d'opera ai sensi dell'art. 61 n.11 c.p.; è stata invece esclusa l'aggravante dell'art. 625 n.6 c.p. (riguardante il bagaglio del viaggiatore) perché la persona offesa non era un viaggiatore e non si trattava di bagaglio. Infine la Corte ha dichiarato estinti per prescrizione i reati dei capi a) e b) (termine di sette anni e mezzo, scaduto il 4/3/2021) e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata.

Norme richiamate

  • art. 624-bis c.p. (furto in abitazione)

    Per configurare il furto in abitazione è necessario il nesso finalistico tra l'ingresso nella dimora e l'impossessamento; l'accesso legittimo o abituale esclude la fattispecie più grave.

  • art. 624 c.p. (furto)

    Fattispecie applicata in riqualificazione quando l'imputata aveva libero accesso ai locali; resta possibile l'aggravante per abuso del rapporto di lavoro.

  • art. 61 n. 11 c.p. (aggravante: abuso di relazioni di prestazione d'opera)

    Riconosciuta come aggravante perché l'imputata, in qualità di dipendente/cameriera, ha abusato del rapporto di lavoro per commettere l'appropriazione.

  • art. 625 n. 6 c.p. (aggravante per furto in luoghi di pubblico passaggio/bagaglio del viaggiatore)

    Esclusa perché l'aggravante richiede che la persona offesa sia un viaggiatore e l'oggetto appropriato sia un bagaglio; la norma non si applica se tali condizioni non sussistono anche se il fatto avviene in luoghi indicati dalla disposizione.

  • art. 157 e art. 161 c.p. (prescrizione)

    Applicati per il computo del termine di prescrizione: il termine di sette anni e mezzo (per le condanne irrogate) è decorso in assenza di cause di sospensione, con conseguente estinzione dei reati.

Massime di principio

  • Il reato di furto in abitazione (art. 624-bis) richiede un nesso finalistico tra l'ingresso nella dimora e l'impossessamento; l'accesso legittimo alla stanza (es. personale alberghiero) esclude tale qualificazione.
  • Se l'agente approfitta del rapporto di lavoro o di una posizione di servizio per commettere il furto, può sussistere l'aggravante prevista dall'art. 61 n.11 c.p., anche se manca l'elemento dell'abitazione.
  • L'aggravante di cui all'art. 625 n.6 c.p. va applicata solo quando la vittima è un viaggiatore e l'oggetto è riconducibile al bagaglio; la semplice commissione del fatto in un luogo pubblico o in struttura ricettiva non è sufficiente.
  • La riqualificazione del reato in sede di legittimità è possibile se emerge che mancavano i presupposti della qualificazione più grave; occorre poi verificare i termini di prescrizione sulla nuova qualificazione.
  • Prima di proporre o resistere a una querela per furto commesso in strutture ricettive, va chiarita la legittimazione del querelante e la natura degli oggetti sottratti (bagaglio vs. beni personali in dimora stabile), perché influiscono sulle aggravanti e sulla qualificazione giuridica.

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