Sentenza n. 749/2026 - Palermo, Sezione 3
per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia dell’Ordinanza di demolizione n. 57 - Prot. 684212, del 24 aprile 2024, adottata dal Dirigente dell’Area urbanistica della rigenerazione urbana, della mobilità e del centro storico - Uff. condono, sanatorie edilizie e abusivismo U.O.3, del Comune di Palermo e notificata dal messo comunale ai sensi dell’art. 138 c.p.c., in data 13 giugno 2024, con la si quale ordina ai ricorrenti, ai sensi dell’art. 31 del d.P.R. 380/2001 (già art. 7 della L. 47/85), di demolire le opere abusive perpetrate nella p.lla 1535, del fg. 67 del catasto terreni, site nella Via Felice Emma n. 9 in Palermo.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza di demolizione di manufatti edilizi abusivi privi di titolo, realizzati in zona territoriale omogenea E1
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza comunale di demolizione relativa a un manufatto in struttura mista, adibito a magazzino, di circa 156 mq, e a un manufatto in legno con tettoia, realizzati sulla particella catastale indicata nel provvedimento e privi delle prescritte autorizzazioni edilizie. Hanno dedotto la violazione dell'art. 3 della legge n. 241/1990 e l'eccesso di potere per lesione del legittimo affidamento, sostenendo che il lungo tempo trascorso tra la realizzazione degli abusi, la comunicazione di avvio del procedimento e l'adozione dell'ordine di demolizione imponesse una motivazione rafforzata sulle ragioni di interesse pubblico giustificative della repressione.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto infondata la censura relativa alla necessità di una motivazione rafforzata, affermando che l'ordine di demolizione di un immobile abusivo privo di titolo è un atto vincolato, rigidamente collegato alla sussistenza dei presupposti di fatto e di diritto, e non richiede una motivazione ulteriore sulle ragioni di pubblico interesse diverse dal ripristino della legalità violata. Il decorso del tempo non modifica tale natura né impone una specifica ponderazione dell'affidamento. Il Collegio ha inoltre rilevato che l'ordinanza richiamava comunque la segnalazione del 3 giugno 2020, quale atto presupposto dell'intervento repressivo. Ha escluso che il mero decorso del tempo possa sanare l'abuso o fondare un affidamento tutelabile alla conservazione dell'immobile. I ricorrenti sono stati condannati, in solido, al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 2.000,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. 380/2001
Costituisce il fondamento dell'ordine di demolizione delle opere edilizie abusive; l'esercizio del potere repressivo è vincolato alla sussistenza dell'abuso e all'assenza del titolo edilizio.
art. 3 l. 241/1990
Non impone, per l'ordine di demolizione di un manufatto abusivo privo di titolo, una motivazione rafforzata sulle ragioni di interesse pubblico ulteriori rispetto al ripristino della legalità edilizia.
Massime di principio
- L'ordine di demolizione di un immobile abusivo privo di titolo edilizio è un provvedimento vincolato, sicché non richiede una motivazione rafforzata sulle ragioni di pubblico interesse ulteriori rispetto all'esigenza di ripristinare la legalità edilizia violata.
- Il mero decorso del tempo dalla realizzazione dell'abuso non sana la situazione abusiva e non fa sorgere in capo al responsabile un affidamento tutelabile alla conservazione dell'immobile.
- La repressione dell'abuso edilizio mediante ordine di demolizione non richiede, in ragione della natura vincolata del potere, una specifica ponderazione dell'affidamento del privato fondata esclusivamente sulla distanza temporale dall'illecito.
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