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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45270/2024 del 10/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore impugna l'esclusione, da parte del Tribunale, dei gravi indizi di partecipazione di Marconese a una cosca di 'ndrangheta, sostenendo che le dichiarazioni di collaboratori e altre risultanze (accompagnamento di Molinetti, riconoscimenti di armi, riferimenti testuali di soggetti collegati) dimostrano un quadro indiziario unitario. L'indagato impugna la conferma della custodia cautelare per due estorsioni e contesta la gravità indiziaria, la qualificazione dell'aggravante di finalità agevolativa mafiosa e la sussistenza delle esigenze cautelari, chiedendo l'annullamento o la mitigazione della misura.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Quanto al ricorso del Pubblico Ministero, è stato ritenuto che esso chiedeva una rivalutazione di merito delle risultanze probatorie non consentita in sede di legittimità; la valutazione del Tribunale circa l'insufficienza del quadro indiziario a carico di Marconese per il delitto associativo non è stata considerata travisamento probatorio. Quanto al ricorso dell'indagato, la Cassazione lo giudica generico e per lo più teorico, privo di adeguata contestazione motivata dei singoli rilievi del Tribunale; il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La partecipazione ad associazione di tipo mafioso richiede uno stabile inserimento nella struttura organizzativa e una condotta funzionale agli scopi associativi; mera contiguità o favori personali non sono di per sé sufficienti a integrare la fattispecie.

  • art. 416-bis.1 cod. pen. (circostanze aggravanti: finalità agevolativa)

    L'aggravante per finalità di agevolazione della consorteria può essere valutata anche quando il singolo reato sia commesso in concorso con soggetti aderenti alla cosca; non è necessario che l'aggravante derivi automaticamente dalla mera vicinanza, ma deve emergere in concreto l'incidenza della condotta sul vantaggio per il sodalizio.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamata come presunzione rilevante ai fini della misura cautelare, ma non idonea da sola a sorreggere la custodia in carcere se non integrata da elementi concreti e attuali che giustifichino le esigenze cautelari.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    In caso di inammissibilità del ricorso per colpa del ricorrente si ordina la condanna al pagamento delle spese e di una somma alla cassa delle ammende; la Corte ha applicato tale previsione al ricorso dell'indagato fissando la somma in 3.000 euro.

  • Giurisprudenza Corte di Cassazione (Sez. U. e altre pronunce richiamate)

    Richiamati principi consolidati della Cassazione: la definizione di partecipazione mafiosa come stabile inserimento e contributo consapevole (Sez. U.), e l'interpretazione dell'estorsione 'contrattuale' e delle aggravanti mafiose in giurisprudenza costante.

Massime di principio

  • In tema di associazione mafiosa, la valutazione della partecipazione richiede elementi che dimostrino uno stabile inserimento e una funzione organica nella struttura; contiguità o favori personali possono non essere sufficienti.
  • La Corte di Cassazione non rivede liberamente il merito probatorio: il ricorso del PM volto a una diversa valutazione delle prove è inammissibile salvo vizi logico-giuridici evidenti nel travisamento probatorio.
  • L'aggravante per finalità di agevolazione della consorteria può essere ritenuta anche quando l'autore non sia formalmente membro, se il fatto concretamente agevola l'organizzazione e sussiste concorso con affiliati.
  • Nell'estorsione cd. "contrattuale" il danno o il profitto ingiusto possono essere implicitamente desunti dalla costrizione della vittima a vincoli negoziali; l'assenza di una misurazione economica specifica non esclude automaticamente la fattispecie se tale costrizione è dimostrata.
  • I ricorsi dell'imputato devono essere specifici e collegare i vizi denunciati alle singole risultanze istruttorie o alla motivazione del provvedimento impugnato; argomentazioni generiche o teoriche sono destinate all'inammissibilità.
  • La proporzione della misura cautelare va valutata sul quadro complessivo delle esigenze cautelari e sulla consistenza degli indizi: tuttavia, contestare la scelta della misura in Cassazione richiede dimostrare un evidente travisamento dei fatti o un errore di diritto.

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