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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45234/2024 del 10/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza del Tribunale di Cagliari per mancato riconoscimento dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). I fatti: in data 13/10/2021, mentre era sottoposto a detenzione domiciliare ed autorizzato a brevi uscite, venne perquisito e trovato in possesso di una mazza da baseball e di un coltello da cucina (cm. 17). La difesa ha sostenuto che gli strumenti erano detenuti senza intento offensivo e che la condotta era di offensività trascurabile, non ricorrendo la abitualità del comportamento.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse fornito motivazione congrua e non contraddittoria nel negare l'applicazione dell'art. 131-bis, attribuendo rilievo negativo al fatto che il possesso delle armi avvenne durante la detenzione domiciliare. Le censure difensive sono state considerate una mera rielaborazione dei fatti e una richiesta di diversa valutazione probatoria, materia non sindacabile in cassazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • legge 18 aprile 1975, n. 110, art. 4

    Rileva la punibilità per il porto o la detenzione fuori dall'abitazione di strumenti atti all'offesa (armi bianche e improprie); applicata per il possesso non giustificato della mazza e del coltello.

  • codice penale, art. 131-bis

    L'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto è stata ritenuta non applicabile: il Tribunale ha valutato che, dati i contesti (possesso in costanza di detenzione domiciliare) e le circostanze negative, la fattispecie non poteva considerarsi di tenuità apprezzabile.

  • codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. b) ed e)

    Richiamate come base delle censure in cassazione; la Corte ha ritenuto le doglianze infondate o tese a sindacare fatti e valutazioni probatorie, il che non è consentito in sede di legittimità.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 2000

    Citata in relazione al principio per la determinazione della somma da versare alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità, come criterio per non ritenere il ricorrente esente da colpe.

Massime di principio

  • L'art. 131-bis c.p. (esclusione della punibilità per particolare tenuità) richiede una valutazione sia quantitativa che qualitativa della condotta: la presenza di circostanze che aumentano la gravità o il pericolo (es. commissione in costanza di misura detentiva) può escluderne l'applicabilità.
  • La Corte di Cassazione non è competente a riformare sentenze attraverso una rivalutazione del merito probatorio: i motivi che si riducono a una diversa lettura dei fatti o della loro rilevanza giuridica sono, di norma, inammissibili.
  • Quando si impugna in Cassazione la mancata applicazione di istituti estintivi o attenuanti (es. art. 131-bis), è necessario dimostrare un vizio di diritto o una manifesta illogicità/contraddittorietà della motivazione, non limitarsi a prospettare una diversa interpretazione delle prove.
  • Il possesso di armi o strumenti atti all'offesa, se avvenuto in situazioni di particolare vigilanza o in costanza di misure restrittive (es. detenzione domiciliare), è valutato negativamente e può precludere il riconoscimento di attenuanti o cause di non punibilità fondate sulla 'tenuità'.
  • Difendere un ricorso in Cassazione richiede quindi di individuare errori di diritto, interpretazioni giuridiche contraddittorie o lacune logiche nella motivazione del giudice di merito; la sola riproposizione di circostanze fattuali alternative è insufficiente.

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