Cassazione Civile, Sentenza n. 27144/2024 del 21/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Comune di Catanzaro chiedeva la rivendica e il rilascio di un fabbricato su due piani, di un locale deposito e della corte di pertinenza, sostenendo che tali immobili erano stati costruiti dalla concessionaria STAC per un servizio pubblico e trasferiti al patrimonio indisponibile comunale (scadenza concessione 16.6.1974; atto di trasferimento 25.6.1992). Aleni Norma contestava rivendicando la proprietà degli immobili a favore del padre (Aleni Vincenzo) per usucapione ordinaria e decennale e per la successiva donazione del 21.9.1989; chiedeva il rigetto della domanda comunale e l'accertamento della propria proprietà sugli immobili.
La decisione
Il Tribunale di Catanzaro (sentenza 2011) aveva riconosciuto al Comune il rilascio del locale deposito ma aveva accolto la riconvenzionale di usucapione a favore di Aleni per il fabbricato su due piani e l'area di pertinenza. La Corte d'Appello di Catanzaro (sentenza n.2279/2019) ha respinto l'appello del Comune confermando l'usucapione a favore di Aleni, ritenendo che il padre avesse effettuato una interversio possessionis ricostruendo il fabbricato dopo i bombardamenti del 1943 e che la usucapione ventennale fosse maturata alla fine degli anni '60, quando i beni erano ancora nella disponibilità della concessionaria privata STAC e non del Comune. Ha inoltre ritenuto irrilevanti ai fini dell'interruzione della usucapione le diffide stragiudiziali e la domanda riconvenzionale della STAC poi respinta per difetto di legittimazione. Quanto al risarcimento danni richiesto dal Comune per l'occupazione del deposito, la Corte d'Appello lo ha respinto per mancata prova del danno e delle occasioni di sfruttamento locativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la decisione della Corte d'Appello e condannando il Comune al pagamento delle spese di giudizio in favore di Aleni Norma.
Norme richiamate
Codice civile, art. 826 comma 3
La decisione richiama che l'appartenenza al patrimonio indisponibile richiede la manifestazione di volontà dell'ente e l'effettiva destinazione al servizio pubblico; la sola previsione contrattuale non basta fino al trasferimento effettivo della proprietà.
Codice civile, art. 828 comma 2
I beni del patrimonio indisponibile non sono usucapibili; tuttavia la Corte ha ritenuto che, nel periodo in cui il bene era nella disponibilità della concessionaria privata STAC, non fosse ancora bene indisponibile del Comune e quindi potesse essere oggetto di usucapione.
Codice civile, art. 1158
Richiama i presupposti dell'usucapione (possesso continuato, non interrotto); la Corte ha ritenuto pienamente maturata la usucapione ventennale a favore del padre di Aleni per il possesso iniziato dopo la ricostruzione.
Codice civile, art. 1141
L'interversio della detenzione in possesso può avvenire anche per atti materiali: la ricostruzione del fabbricato da parte di Aleni Vincenzo è stata ritenuta atto idoneo a manifestare la volontà di possedere come proprietario (interversio).
Codice civile, art. 1159
Richiamata in ordine alle domande di usucapione abbreviata; la Corte sottolinea che i diritti di proprietà si individuano in base al contenuto materiale (i beni), senza bisogno dell'identificazione del titolo che ne sia fonte, e quindi non vi è ultrapetizione rispetto alla domanda proposta.
Codice civile, art. 1226
Principio sul risarcimento equitativo: la valutazione equitativa del danno interviene solo se l'esistenza del danno è provata anche in via presuntiva; nel caso non essendo provate le occasioni di sfruttamento locativo, la Corte ha ritenuto inadeguata la richiesta di CTU contabile e ha rigettato la domanda di danni.
Codice di procedura civile, art. 83 e modifiche (L. n.69/2009 art.45 e art.58 transitoria)
La Suprema Corte ha ritenuto invalida la procura autenticata dall'avvocato per la controricorrente perché la possibilità di autenticare la firma del cliente da parte del difensore è limitata ai giudizi di primo grado iniziati dopo il 4.7.2009; nel giudizio iniziato nel 2005 non si applicava la norma agevolativa.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 art. 13 comma 1-quater
Richiama l'obbligo di eventuale ulteriore versamento del contributo unificato da parte del ricorrente e la comunicazione nel dispositivo.
Massime di principio
- Per affermare che un bene è parte del patrimonio indisponibile comunale occorrono due requisiti: (i) un atto amministrativo che manifesti la volontà dell'ente di destinarlo a servizio pubblico e (ii) l'effettiva e attuale destinazione del bene al servizio pubblico; la sola previsione contrattuale non basta fino al trasferimento effettivo della proprietà.
- L'usucapione può maturare anche su beni originariamente costruiti per un servizio pubblico se, nel periodo pertinente per il decorso dell'usucapione, la proprietà non era ancora nel patrimonio indisponibile dell'ente e la detenzione si è trasformata in possesso (interversio) con atti che manifestano l'esercizio della signoria sul bene (es. ricostruzione a proprie spese).
- Atti stragiudiziali di diffida o azioni giudiziali poi dichiarate inammissibili o inidonee per difetto di legittimazione non interrompono necessariamente il decorso dell'usucapione.
- Per ottenere risarcimenti per occupazione senza titolo basati su canoni locativi medi, il ricorrente deve provare l'esistenza del danno e le concrete occasioni di sfruttamento; in mancanza di tali elementi la corte può rifiutare anche l'espletamento di una CTU e rigettare la domanda.
- L'accertamento dell'interversio possessionis è una valutazione di fatto rimessa al giudice di merito; la Cassazione interviene solo se vi è omessa o insufficiente motivazione.
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