Cassazione Penale, Sentenza n. 40888/2022 del 28/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello che li aveva ritenuti colpevoli del reato di tentato furto pluriaggravato (art. 625 nn. 2 e 5 c.p.) ai danni dell'agenzia MPS di Pontorme. I fatti: spostamento dalla Campania in Toscana, ripetuti sopralluoghi ripresi dalla videosorveglianza, trasporto di strumenti atti allo scasso (lancia termica con bombole, piedi di porco, chiavi, torce), dispositivi per travisarsi (cappellini, guanti), navigatore con cartografia, una sedia collocata sotto finestra della banca; gli imputati venivano sorpresi nella notte mentre si trovavano nelle autovetture nel parcheggio e arrestati. I ricorrenti contestavano che le condotte fossero meri atti preparatori non idonei o non univocamente diretti alla consumazione del reato, invocavano il principio del favor rei e, per alcuni, chiedevano il riconoscimento di attenuanti (danno di lieve entità, generiche) e contestavano l'applicabilità dell'aggravante di cui al n.2 dell'art.625.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito secondo cui, alla luce della totale cornice fattuale (spostamento programmatico, ripetuti sopralluoghi, strumenti per lo scasso e travisamento, scelta dell'obiettivo, progressione organizzativa), gli atti compiuti erano idonei e diretti in modo non equivoco alla consumazione del furto, superando la soglia fra mero preparatorio e tentativo punibile. Ha escluso la desistenza volontaria, ritenendo che la permanenza sul posto denotasse l'attesa di una migliore occasione piuttosto che un recedimento volontario. Ha inoltre ritenuto applicabile la circostanza aggravante di cui all'art. 625 n.2 (violenza sulle cose) considerata come qualificazione del tentativo, e ha confermato il diniego delle attenuanti generiche e del riconoscimento del danno lieve. Conseguenza pratica: conferma della condanna per tentato furto pluriaggravato e della pena rideterminata in sede d'appello (anni 1, mesi 5, giorni 23 di reclusione) così come disposta dalla Corte di appello.
Norme richiamate
art. 625 cod. pen. (furto) nn. 2 e 5
La Corte ha ritenuto che, anche nel tentativo non realizzato, possano operare le circostanze previste dalla norma (qui la circostanza n.2, violenza sulle cose) se la volontà criminosa si è manifestata in condotte idonee e dirette in modo non equivoco alla consumazione.
art. 56 cod. pen. (desistenza)
La desistenza volontaria è l'unica prova idonea a dimostrare il recesso dal proposito criminoso; qui la Corte ha escluso la desistenza perché la condotta (permanenza in attesa, strumenti pronti) non indicava una scelta libera e volontaria di abbandono del progetto criminoso.
art. 62 cod. pen. n. 4 (circostanze attenuanti)
La richiesta di riconoscimento della circostanza attenuante (danno di lieve entità) è stata valutata alla luce del concreto pericolo e della presumibile gravità del danno: i giudici hanno ritenuto che il danno avrebbe potuto essere non lieve e pertanto hanno negato l'attenuante.
art. 133 cod. pen. (circostanze attenuanti generiche)
Il giudice del merito esercita ampia discrezionalità nel riconoscimento delle attenuanti generiche; la Cassazione ha ritenuto non censurabile la motivazione dei giudici di merito che hanno escluso le generiche per l'assenza di elementi favorevoli considerati rilevanti.
Massime di principio
- Atti preparatori possono costituire tentativo punibile se, valutati oggettivamente nel contesto, sono idonei e univocamente diretti alla consumazione del reato (valutazione ex ante in rapporto a luogo, tempo, mezzi).
- La presenza di indici combinati (individuazione certa dell'obiettivo, viaggi per raggiungerlo, sopralluoghi ripetuti, strumenti pronti per lo scasso, mezzi per travisarsi, coordinamento tra più persone) aumenta la probabilità che gli atti siano considerati univoci e idonei al tentativo.
- La desistenza è rilevante solo se volontaria e indipendente da cause esterne: la semplice interruzione forzata o l'assenza di azione non bastano a configurarla.
- Nel tentativo di reato è possibile valutare l'esistenza di circostanze aggravanti/attenuanti in sede di giudizio, considerando la condotta come se l'evento si fosse realizzato, purché la volontà criminosa si sia manifestata attraverso atti significativi con apprezzabile probabilità di successo.
- Il diniego delle attenuanti generiche è sindacabile in Cassazione solo con riferimento alla motivazione; la valutazione dei fatti e della personalità è rimessa al giudice di merito se adeguatamente motivata.
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