Cassazione Penale, Sentenza n. 35210/2022 del 21/09/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di secondo grado che li confermava colpevoli di estorsione e concorso in concussione (artt. 110, 317, 56 c.p. ecc.). Le censure principali: per Sgrò richiesta di diversa qualificazione giuridica (art. 319‑quater o art. 322, c.3), contestazione dell'assenza di prove sulla dazione di denaro, mancata escussione di testi (notaio Benetti, teste Antar) e doglianze sul trattamento sanzionatorio e sulle attenuanti; per Mohamed contestazioni analoghe sulla mancata intimidazione della vittima, uso delle dichiarazioni dell'Hadar divenuto poi deceduto (art. 512 c.p.p.), mancata escussione di testi e criticità probatorie; per Ibrahim dedotta la sua posizione di mero intermediario e chiesta distinzione di responsabilità rispetto al fratello.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Motivi: diverse questioni giuridiche sollevate in cassazione non erano state formulate nell'atto di appello (violazione art. 606, comma 3 c.p.p.), talune doglianze sono state ritenute manifestamente infondate per carenza probatoria o per congrua motivazione della Corte territoriale; la mancata assunzione di determinate prove in appello è stata ritenuta non decisiva e adeguatamente motivata come non necessaria; l'appello di Ibrahim è stato dichiarato tardivo e quindi inammissibile per decorrenza del termine (artt. 585, 591, 544 c.p.p.). Conseguenze: rigetto dei ricorsi; condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende; Sgrò e Mohamed condannati alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili come liquidato in dispositivo.
Norme richiamate
art. 110 c.p.
Richiamato come norma base per il concorso di persone nel reato: i giudici hanno ritenuto provato il concorso tra gli imputati nelle condotte contestate
art. 317 c.p.
Norma sulla concussione; i fatti sono stati inquadrati come abuso di potere del pubblico ufficiale per costringere vittime a cessioni o pagamenti
art. 56 c.p.
Riguarda la punibilità per il reato tentato; applicata ai capi in cui la condotta si è interrotta prima del risultato
art. 319‑quater c.p.
Richiamato dalla difesa per diversa riclassificazione (traffico di influenze illecite), ma la Corte ha ritenuto la questione inammissibile perché non sollevata in appello
art. 322, comma 3 c.p.
Richiamato dalla difesa come possibile riqualificazione, ma non devoluto al giudice di appello: motivo di inammissibilità in cassazione
art. 62‑bis c.p.
Norma sulle attenuanti generiche: la Corte di merito ha valutato di non concedere la riduzione massima in presenza di condotte non occasionali
art. 125, 132, 133 c.p.
Richiamati in relazione alla determinazione della pena: la Corte ha ritenuto congrua la motivazione e l'esercizio di discrezionalità del giudice di merito
art. 512 c.p.p.
Consente l'utilizzo in appello delle dichiarazioni di persona deceduta; la Corte ha ritenuto legittimo l'uso delle dichiarazioni dell'Hadar nell'iter probatorio
art. 606, comma 3 c.p.p.
Prevede l'inammissibilità in cassazione delle questioni non sollevate in appello: principio decisivo per il rigetto di molte censure
art. 585, art. 591, comma 1, lett. c), art. 544 c.p.p.
Richiamati in tema di termini per impugnazione: hanno portato all'inammissibilità del ricorso di Ibrahim per tardività
art. 23, commi 8 e 9, D.L. 28/10/2020 n.137 (conv. L. 176/2020), art. 7 D.L. 23/7/2021 n.105 (conv. L. 126/2021), art.16 D.L. 30/12/2021 n.228
Richiamate per le modalità di celebrazione del procedimento (udienza in camera di consiglio e norme emergenziali), indicate come rispettate nel processo
Massime di principio
- Non è possibile sollevare in cassazione questioni giuridiche nuove che non siano state dedotte nell'atto di appello: tali censure sono inammissibili (art. 606, comma 3 c.p.p.)
- Le doglianze che mirano a una diversa valutazione del materiale probatorio senza dimostrare un travisamento degli atti o manifesta illogicità della motivazione sono normalmente inammissibili in Cassazione
- La mancata acquisizione di prove in appello può essere censurata in Cassazione solo se la motivazione della sentenza distrettuale dimostra lacune decisive o illogicità nella valutazione; in assenza di ciò la scelta del giudice di non rinnovare l'istruttoria è legittima
- Le questioni processuali relative ai termini di impugnazione sono rigorose: il ritardo nella presentazione del ricorso determina inammissibilità (artt. 585, 591 c.p.p.)
- La discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena e nel riconoscimento delle attenuanti è sindacabile in Cassazione solo nei limiti di motivazione insufficiente o manifestamente illogica
- Le dichiarazioni della vittima poi deceduta possono essere utilizzate se acquisite secondo le norme (es. art. 512 c.p.p.); la loro utilizzabilità va valutata in relazione alla completezza del quadro probatorio
- Per ottenere l'assunzione di una specifica prova in appello è necessario formulare richieste chiare e motivate nel grado di appello; l'omessa richiesta o motivazione può giustificare il rifiuto
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