Sentenza n. 836/2026 - Ancona, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: foglio di via obbligatorio recante l’ordine di lasciare entro 48 ore il territorio comunale e il divieto di farvi ritorno per quattro anni senza previa autorizzazione
Esito
Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il provvedimento deducendo, con il primo motivo, la violazione dell’art. 2 del d.lgs. 159/2011, sostenendo che il foglio di via non indicasse il luogo presso il quale avrebbe dovuto fare ritorno. Con il secondo motivo ha dedotto travisamento dei fatti e carenza istruttoria quanto all’asserita assenza di legami con il territorio comunale, affermando di dimorare stabilmente presso l’abitazione della zia, regolarmente residente nel Comune, e di non disporre di altri luoghi ove recarsi anche in ragione delle proprie condizioni economiche. Il provvedimento era motivato dagli arresti del ricorrente in flagranza per alcune rapine commesse con analogo modus operandi, anche ai danni di minorenni, dai precedenti denunce, dalle misure cautelari personali già applicate e da pregresse misure di prevenzione, nonché dall’assenza di residenza anagrafica, rapporti familiari o altri interessi qualificati nel Comune oggetto del divieto.
La decisione
Il TAR ha respinto integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, osservando che il provvedimento indicava chiaramente, nel proprio primo paragrafo, l’indirizzo del ricorrente nel Comune di residenza, sicché tale indicazione identificava il luogo presso il quale fare ritorno anche senza un espresso invito. Ha respinto anche il secondo motivo: dagli atti risultava che il ricorrente avesse la residenza formale presso la famiglia originaria, dove il padre disponeva di un regolare rapporto di lavoro e di uno stipendio, mentre l’ospitalità presso la zia poteva configurarsi come occasionale. Il giudice ha inoltre rilevato che il provvedimento non precludeva la possibilità di presentare motivate istanze di autorizzazione al ritorno per ragioni meritevoli. La valutazione dell’amministrazione è stata quindi ritenuta non affetta dai dedotti travisamento dei fatti o carenza istruttoria. Le spese di giudizio sono state compensate per ragioni equitative.
Norme richiamate
art. 2 d.lgs. 159/2011
Il giudice ha ritenuto sufficiente, ai fini dell’individuazione del luogo di ritorno imposto dal foglio di via, l’indicazione dell’indirizzo di residenza del destinatario nel provvedimento, anche in assenza di un espresso invito a rientrarvi.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale presupposto per l’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi del ricorrente.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, insieme alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell’oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- Nel foglio di via obbligatorio, l’indicazione del luogo di residenza del destinatario può valere come individuazione del luogo presso il quale egli deve fare ritorno, anche se il provvedimento non contiene un espresso invito a rientrarvi.
- La contestazione dell’assenza di legami con il territorio, posta a fondamento di un foglio di via, non è sufficiente a dimostrare il travisamento dei fatti quando dagli atti emerga una residenza formale in altro Comune e il rapporto con il territorio vietato appaia riconducibile a un’ospitalità meramente occasionale.
- La valutazione di pericolosità sottesa al foglio di via può essere sostenuta dalla considerazione complessiva di arresti per fatti criminosi reiterati e omogenei, precedenti denunce, misure cautelari personali e pregresse misure di prevenzione.
- La presenza di esigenze personali di ritorno nel Comune colpito dal divieto non determina di per sé l’illegittimità del foglio di via quando il provvedimento consenta la presentazione di motivate istanze di autorizzazione al ritorno per ragioni meritevoli.
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